A Varazze il primo Seabin V5, il “cestino dei mari” per ripulire il Mediterraneo dalla plastica

Il progetto è nato in Australia per bonificare gli oceani dall'inquinamento da detriti plastici

21 settembre 2018 | di Riccardo Bottazzo
Il Seabin a Varazze
La posa del Seabin V5 nelle acque del porto turistico di Varazze

Si chiama Seabin V5, viene dall’Australia e serve a ripulire il mare dalla plastica. In Italia, il primo porto ad installalo sarà quello turistico di Marina di Varazze che ha preceduto sul filo di lana Cattolica e Venezia, pronte a seguire l’esempio della cittadina ligure nei prossimi giorni. Detto in  parole semplici, Seabin V5, che potremmo tradurre come “cestino porta-rifiuti del mare“, è una specie di bidone semi sommerso, fissato ad un pontile, che filtra 24 ore su 24 l’acqua marina trattenendone anche i più piccoli detriti plastici. Il Seabin riesce a trattare 25 mila litri d’acqua all’ora, senza causar problemi alla fauna marina, raccogliendo sino a un chilo e mezzo di inquinanti al giorno. Più di mezza tonnellata all’anno. 

Il progetto è stato sviluppato nel 2015 grazie ad un crowfounding da due giovani ricercatori australiani, Andrew Turton e Pete Ceglinski. Oggi, il Seabin è presente nei porti di una ventina di Paesi del mondo, grazie al sostegno di Volvo Car e LifeGate che hanno sponsorizzato questa iniziativa chiamata Plasticless, traducibile con “meno plastica”. Un limite attuale del Seabin è che funziona ad energia elettrica, ed ha quindi bisogno di un collegamento alle rete, ma i suoi progettisti stanno già lavorando ad una nuove versione che tragga energia da sole o dalle maree. 

Pete Ceglinski a Helsinki

Pete Ceglinski, l’inventore del Seabin posa l’apparecchio nel porto di Helsinki

“Siamo molto contenti -ha dichiarato il ceo di LifeGate, Enea Roveda in una intervista al Touring Club- di essere nella prima fase operativa di Plasticless. Il posizionamento dei Seabin nei porti italiani è il primo passo concreto per aggredire il problema devastante dei rifiuti galleggianti. Siamo sicuri -ha affermato- che le azioni concrete porteranno maggiore consapevolezza del problema nei media e nella opinione pubblica”.

Secondo una preoccupante stima dell’United Nations Environment Programme (Unep), sui fondali del nostro Mediterraneo si trovano più di 62 milioni di detriti di plastica, senza contare le micro plastiche che sono le più pericolose perché vengono ingerite dai pesci, mettendo rischio la sopravvivenza di ben 134 specie marine. Se va avanti così, ha scritto il Wwf in un appello lanciato a difesa dell’ecosistema marino, “entro il 2050 ci sarà, in peso, più plastica che pesce nel Mediterraneo”.  

Lo Seabin V5, da solo, non risolverà il problema dell’inquinamento da plastica che ha cause molto più profonde come un inefficace sistema di raccolta dei rifiuti o la produzione di troppe bottiglie o imballaggi di uso quotidiano, ma certamente è un importante passo avanti verso una nuova consapevolezza di chi lavora o vive a contatto col mare. 

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