Acque più limpide in Italia dopo il lockdown: adesso lo provano anche i dati

La speciale campagna di monitoraggio condotta da Snpa e Corpo delle Capitanerie di Porto-Guardia Costiera ha confermato quello che i nostri occhi potevano già constatare

26 Luglio 2020 | di Manuela Sciandra

Acque più limpide e una situazione nel complesso stabile per quanto riguarda le sostanze legate alle attività produttive. E’ quanto emerso dal monitoraggio straordinario in mare richiesto dal Ministero dell’Ambiente, allo scopo di conoscere gli effetti del lockdown sulle acque italiane.

Effettuata dal Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente, in collaborazione con il Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto-Guardia Costiera, questa speciale campagna di analisi è stata condotta dalla metà di aprile fino ai primi giorni di giugno e ha interessato ben 457 stazioni di prelievo lungo tutto l’arco costiero nazionale (selezionate tra quelle che mostravano dati storici confrontabili con quelli del 2020).

Elemento comune a diverse regioni è la particolare trasparenza del mare, con valori superiori alle medie stagionali. In alcuni tratti del ponente ligure, ad esempio, la visibilità della colonna d’acqua arriva fino a 15 metri di profondità, quando di norma raggiungeva i 10 metri.

“Lo scopo di questa indagine straordinaria – spiega Sergio Costa, ministro dell’Ambiente – era proprio quello di conoscere lo stato di salute dei nostri mari a ridosso del lockdown e avere evidenza scientifica di quello che già i nostri occhi potevano verificare, ovvero mari più limpidi e un ambiente più pulito. Oggi questi dati ci danno conferma di tutto questo e il nostro impegno è fare sì che questi standard di qualità siano mantenuti nella costruzione di una nuova normalità green”.

Oltre all’assenza delle attività umane, ad influire su questo fenomeno sono stati la scarsità delle piogge e particolari fattori meteo-climatici, che hanno portato in mare una quantità minore di solidi sospesi.

Proprio l’osservazione di questi materiali dall’alto, effettuata dall’Arpa Emilia Romagna con il satellite Sentinel-3 del sistema di osservazione Copernicus, ha permesso di accertare la diminuzione delle particelle presenti in acqua rispetto agli anni precedenti, specialmente alla foce del Po. A questo si aggiungono ulteriori indagini specifiche alle foci del Po e dell’Adige, condotte da Arpa Veneto, Ispra e Capitaneria di Porto di Venezia.

Il monitoraggio straordinario ha evidenziato la presenza in mare di metalli, fitofarmaci, solventi e altre sostanze legate alle attività produttive, oltre ai principali parametri chimici, correlabili con gli apporti organici riversati in mare (fosforo, azoto, ecc). Un elemento che accomuna alcune regioni è la presenza di una minor quantità di nutrienti rispetto agli anni passati, causata proprio dai composti del fosforo e dell’azoto, che alterano in modo significativo le condizioni trofiche delle acque marine costiere (eutrofizzazione).

L’Arpa Campania ha inoltre riscontrato come nelle acque della regione sia diminuito notevolmente anche l’inquinamento acustico, per l’assenza di imbarcazioni e ancor più di idrogetti, e come questo abbia influito sul comportamento di molti animali marini.

Sono dunque questi i primi risultati emersi dalle analisi effettuate anche grazie alla Guardia Costiera e alle agenzie ambientali, che hanno messo a disposizione i mezzi navali necessari. Non solo ma essendo la tutela dell’ambiente marino uno dei suoi compiti istituzionali prioritari, la Guardia Costiera ha svolto le attività di monitoraggio attraverso il proprio personale, che viene formato in tecniche di campionamento durante specifici corsi.

Nel complesso hanno partecipato alla campagna circa 300 militari, che hanno effettuato 127 missioni, e i 5 nuclei subacquei del Corpo, che hanno eseguito 24 missioni per verificare lo stato della flora e della fauna, soprattutto nelle zone di maggior pregio naturalistico, come le aree marine protette.

In altri casi sono state le Arpa a fornire squadre di tecnici per le attività di campionamento, mentre i militari e i mezzi della Guardia Costiera hanno fatto da supporto. Inoltre, le Direzioni Marittime hanno coordinato le diverse Capitanerie di Porto in modo da far uscire in mare più mezzi nautici e consentire così lo svolgimento delle operazioni contemporaneamente in diverse aree costiere.

A bordo delle motovedette le misurazioni e i campionamenti sono stati effettuati utilizzando l’idonea strumentazione oceanografica, che comprende sonde multiparametriche, CTD, disco di Secchi e bottiglie Niskin. Uno studio – sottolinea Stefano Laporta, presidente Ispra e Snpa – che ci ha visti impegnati anche nel monitoraggio dell’aria, del suolo, dei rifiuti e su molti altri fronti legati alla salute dell’ambiente e dell’uomo. Impegno profuso da una rete di oltre 10 mila esperti su tutto il territorio nazionale”.

“La campagna straordinaria di monitoraggio ambientale, svolta su indicazione del Ministero dell’Ambiente – spiega l’ammiraglio Giovanni Pettorino, comandante generale delle Capitanerie di Porto – ha permesso non solo di fotografare lo stato dei nostri mari ma anche di consolidare la collaborazione tra il Corpo delle Capitanerie di Porto e il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente. Una sinergia operativa su tutto il territorio nazionale, che permetterà di operare in futuro in maniera ancor più efficace per proteggere e tutelare l’ambiente marino e costiero”.

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