Ameglia, Mauro Pelaschier ormeggia a Marina del Ponte. Intervista esclusiva di LN

Giunto quasi al termine del “Periplo d’Italia” per la Fondazione One Ocean, Pelaschier ha fatto visita agli amici della Marina sul fiume Magra prima di arrivare a Genova. “Nei mari di tutta Italia ho visto cose vergognose ma anche buone pratiche. La soluzione? Abolire subito la plastica”

19 settembre 2018 | di Giuseppe Orrù
Mauro Pelaschier a bordo di Crivizza mostra un rifiuto trovato in mare
Mauro Pelaschier a bordo di Crivizza mostra un rifiuto trovato in mare

Ormai alle sue improvvisate ci sono abituati. E quando suona il telefono per lui un ormeggio lo si trova sempre. Così è avvenuto martedì, quando al cellulare di Stefania Grandi, titolare della Marina del Ponte di Ameglia, arriva la chiamata di Mauro Pelaschier. Il navigatore triestino è impegnato nel “Periplo d’Italia”, per la Fondazione One Ocean, come ha raccontato Liguria Nautica in questo articolo.

Pelaschier e le sue incursioni ad Ameglia

È partito da Trieste e concluderà la sua navigazione a Genova, dove sabato 22 e domenica 23 settembre è atteso al Salone Nautico e allo Yacht Club Italiano. Dopo essere salpato da Punta Ala, ha chiamato gli amici del Marina del Ponte per trascorrere qualche ora insieme. “La nostra amicizia -ha ricordato Stefania Grandi- è nata grazie ad un cliente. Una sera a cena ci aveva detto: ‘una volta vi presento Mauro Pelaschier’. E così è stato. Ce l’ha fatto conoscere ed è nato subito un feeling. Sono passati solo cinque o sei anni, ma è talmente entrato a far parte della nostra vita che è come se conoscessimo Mauro da sempre”.

“Così ci innamorammo di Crivizza”

A febbraio, durante una cena Saverio Mecca (marito di Stefania) e Gianfranco Bonomi parlano a Pelaschier di Crivizza, una barca a vela in legno del 1966. È uno sloop costruito per lunghe crociere e per poter regatare nella terza classe Rorc, secondo i regolamenti del tempo. I tre decidono di andare a Monfalcone per vederla e se ne innamorano. E Crivizza a luglio è diventata la portabandiera di One Ocean nelle regate per barche d’epoca e classiche della prossima stagione.

Ricordo ancora quella cena, in cui hanno deciso di acquistarla insieme -ha raccontato Stefania Grandi- Mauro conosceva già questa barca che ora, durante la stagione invernale, molto probabilmente verrà rimessata qui al Marina del Ponte, sul Magra”.

Marina del Ponte opera nel settore dal 1979 come ormeggio e rimessaggio sulla sponda sinistra del Fiume Magra in località Fiumaretta, nel Comune di Ameglia, a circa un miglio dalla foce. Lungo i moderni pontili galleggianti serviti da acqua, luce, TV e Wi-Fi, trovano posto circa 35 imbarcazioni da 10 a 22 metri sia a vela che a motore. A terra una tensostruttura situata in mezzo ad aiuole fiorite in un ampio giardino è attrezzata con cucina, barbecue e zona relax per un piacevole ritrovo dei clienti. Marina del Ponte è in grado di assistere il diportista per qualsiasi necessità relativa all’imbarcazione, fino ad uno spazio a terra per il rimessaggio.

Intervista a Mauro Pelaschier

In attesa di concedersi alle folle del Salone Nautico di Genova, abbiamo intervistato Mauro Pelaschier, che dalla banchina del Marina del Ponte di Ameglia ha tracciato un primo bilancio di queste settimane di navigazione solitaria.

LN – Mauro Pelaschier qual è lo stato di salute del nostro mare?

MP – Io posso limitarmi a parlare della parte visiva del nostro mare. Lungo tutta la costa, in prossimità di fiumi importanti e città popolose, l’inquinamento si moltiplica all’infinito. Ma il vero problema, quello di cui ci occupiamo con One Ocean, sono le microplastiche, che pian piano affondano. Quindi il problema è sotto l’acqua. Abbiamo raccolto dei campioni con i tecnici del Cnr in modo da avere dei dati più scientifici. Il mare è pieno di roba per incuria dell’uomo. Ma la parte più grave della situazione sono gli scarichi continui, iniziati dall’avvento della plastica a oggi. Poi ci sono gli scarichi dell’industria, le colpe di chi gestisce la spazzatura e produce per nulla plastica monouso, che vuol dire non interrompere mai la catena costruttiva della plastica.

LN – Quali potrebbero essere le soluzioni?

MP – Non utilizzare plastica monouso e raccogliere adeguatamente la plastica e suddividerla. Ogni tipo di plastica è frutto di un processo chimico diverso. Quindi le plastiche non possono essere riciclate tutte insieme. La raccolta va fatta diversamente: solo allora si può riciclare. Sarà compito della Fondazione One Ocean spiegare queste cose, grazie anche ai suoi studiosi.

LN – Cosa ha incontrato durante le sue soste in tutta Italia?

MP – Abbiamo insegnati ai ragazzi, alle scuole vela, ai circoli e alle marine un comportamento e stile di vita diverso. A non utilizzare certi materiali. Sono piccoli gesti che, se fatti da molti, fanno tanto rumore. Ho trovato tante persone giovani e in età molto attente all’argomento. Giovani appena laureati che si stanno occupando del problema con un’intensità ammirevole. Ho avuto grandi maestri che mi hanno insegnato prima a rispettare il mare e poi a vivere il mare e a navigare. Ora noi cerchiamo di insegnare a questi ragazzi a rispettarlo anche dal punto di vista ambientale.

LN – Cosa si riportava a bordo dopo ogni incontro?

MP – Il fatto che tutti i ragazzi che ho incontrato fossero stati ben istruiti e di aver trovato giovani molto preparati. Mi porterò sempre dietro con gioia questo ricordo. Questo mi consola, i giovani sono così attenti, precisi e rispettosi, pronti a lavorare. Tutto questo mi entusiasma. Non ho avuto difficoltà a coinvolgerli nelle attività da svolgere, perché erano già pronti da svolgere o le avevano già fatti con i circoli. Ho visto però anche le schifezze che produciamo.

Mauro Pelaschier al Marina del Ponte di Ameglia

Mauro Pelaschier al Marina del Ponte di Ameglia

LN – Ad esempio?

MP – Chi produce porcheria è la terra, non chi va in mare. Chi è a terra fa delle cose incredibili. Come il fumatore che nasconde il filtro sotto la sabbia, in spiaggia. O si fanno sigarette senza filtri o i filtri si portano a casa. Ho scoperto che chi vive a terra crea danni molto più grandi di chi va per mare. Si trova di tutto in spiaggia. E’ vergognoso. Buttiamo un sacco di rifiuti e poi, vento e piogge, li portano in mare.

LN – Come si è rivolto alle istituzioni?

MP – Nella mia conferenza, prima dei giovani, ho incontrato sindaci, assessori all’ambiente e autorità. Tutti erano molto impegnati ad ascoltare e sviluppare nuove iniziative. Molti mi hanno raccontato cose egregie. Non è tutto un disastro. Bisogna educare il cittadino a raccogliere anziché buttare. Tutti sono coinvolti in questo meccanismo, dal consumatore al produttore. Se non smettiamo di produrre plastica non veniamo a capo.

LN – Dal palco del Salone Nautico di Genova potrà far sentire la sua voce ancora più forte. Cosa chiederà a chi governa e scrive le leggi?

MP – Chiederei di togliere la legge sui rifiuti speciali, che è ridicola. Pensi che un pescatore che raccoglie della plastica in mare, considerata appunto rifiuto speciale, deve pagare per riciclarla. Secondo lei il pescatore la riporta a terra? Loro vanno per mare per pescare e devono pagare per buttare la plastica che si ritrovano nelle reti? Ho incontrato parecchi assessori che hanno allestito delle isole ecologiche che raccolgono la plastica portata a riva dai pescatori e che non fanno pagare. Ma sono solo iniziative a livello locale. Non a livello nazionale e neanche a livello europeo, come dovrebbe essere. Ma io a Genova porterò solo la mia testimonianza. Poi, chi vuole comprendere, comprenda.

 

Giuseppe Orrù

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