La genesi e le conseguenze delle burrasche marine in Liguria

Durante un convegno organizzato da AIPAM sulle burrasche marine è emerso che il 29 ottobre scorso è andato distrutto il 50% di Posidonia oceanica

11 ottobre 2019 | di Giorgio Baffo
Rapallo, il porto devastato dalla burrasca marina abbattutasi sulla Liguria
Rapallo, il porto devastato dalla burrasca marina abbattutasi sulla Liguria

La distruzione del lungomare di Rapallo, con decine di imbarcazioni scaraventate in spiaggia e in strada, il crollo di una parte della diga foranea del porto di Santa Margherita Ligure e di un tratto della strada provinciale 227 che collega Portofino con le altre località del Levante ligure, i gravi danni all’antico borgo marinaro di Boccadasse e l’erosione delle spiagge della Riviera di Ponente, in particolare di Alassio. Sono solo alcune delle conseguenze della devastante mareggiata del 29 ottobre 2018, che ha messo letteralmente in ginocchio la Liguria.

A distanza di quasi anno da quel terribile giorno, l’Associazione Ingegneri e Periti Avarie Marittime (AIPAM) ha organizzato, presso l’Istituto Nautico “San Giorgio” di Genova, una giornata di studio dal titolo: “Burrasche marine in Liguria: genesi e conseguenze”.

Nel corso della mattinata sono emersi temi molto interessanti, ispirati dagli interventi dotti, talvolta tecnici, dei relatori: ingegneri e docenti accademici hanno preso parola e hanno fatto leva su diversi argomenti, cercando appunto di illustrare genesi e conseguenze di questi fenomeni marini.

Gli interventi degli esperti nel corso del giornata di studio dal titolo: “Burrasche marine in Liguria: genesi e conseguenze”

Gli interventi degli esperti nel corso del giornata di studio dal titolo: “Burrasche marine in Liguria: genesi e conseguenze”

In particolare, l’ingegnere Giovanni Besio dell’Università degli Studi di Genova ha presentato l’evoluzione dell’evento del 29 ottobre, illustrando la sua genesi e il cambiamento nel corso di solamente 12 ore. “Al giorno d’oggi – ha spiegato Besio – l’avanzamento dello stato dell’arte nella comprensione dei processi fisici di base responsabili della generazione e della trasformazione del moto ondoso nella propagazione dal largo verso riva, ha permesso di sviluppare sistemi predittivi in grado di fornire informazioni accurate e molto dettagliate sullo sviluppo delle mareggiate lungo la costa”.

Se da un lato è complicato capire con precisione le cause che provocano questi fenomeni, dall’altro è sicuramente più semplice osservarne le conseguenze. In questo senso ha preso parola il professor Carlo Nike Bianchi dell’ateneo genovese, che si è soffermato sui danni che questi eventi meteorologici estremi provocano all’ambiente naturale, in particolare a quello marino. “Tali eventi – ha sottolineato – sono facilmente percepiti in ambiente terreste, dove i danni sono sotto gli occhi di tutti, ma passano tipicamente inosservati in ambiente marino”.

Infatti le mareggiate non danneggiano solamente edifici e infrastrutture ma anche la flora e la fauna marina. Ad avvalorare questa tesi è stata la dottoressa Alice Oprandi, che con i suoi occhi nel novembre scorso ha potuto osservare lo stato delle praterie di Posidonia oceanica, uno degli ecosistemi marini più importanti del Mediterraneo, presenti nel tratto costiero tra Portofino e Rapallo. Il risultato è stato scioccante: circa il 50% di tali praterie è stato infatti distrutto. E se è vero che le burrasche marine ci sono sempre state, è altrettanto vero che negli ultimi anni si sono accentuate, soprattutto a causa dai cambiamenti climatici. E la Liguria, purtroppo, lo ha sperimentato “sulla propria pelle” il 29 ottobre dello scorso anno.

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