#CleanSeas, più rifiuti che pesci in mare entro il 2050: ecco il piano anti-plastica del governo neozelandese

Il governo della Nuova Zelanda si unisce alla campagna di CleanSeas per ridurre l'inquinamento da plastica nei mari

14 marzo 2018 | di Gregorio Ferrari
Turn the Tide On Plastic in navigazione durante la sesta tappa della Volvo Ocean Race 2018. #CleanSeas
Turn the Tide On Plastic in navigazione durante la sesta tappa della Volvo Ocean Race 2018. #CleanSeas

Turn the Tide On Plastic tradotto in italiano suona come “Invertire la rotta sulla Plastica” ed è il nome di uno dei 7 equipaggi della Volvo Ocean Race. Proprio in questi giorni, durante la tappa di Auckland della famosa regata, il governo neozelandese ha ufficializzato la sua discesa in campo a sostegno del progetto CleanSeas – Ripuliamo i mari – portato avanti dal Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente.

CleanSeas, la Nuova Zelanda inverte la rotta: i 5 punti del programma anti-plastica

Secondo il rapporto delle Nazioni Unite, gli scienziati hanno stimato che al momento ci siano circa 150 milioni di tonnellate di plastica in mare e che di questo passo, entro il 2050 il peso dei rifiuti supererà quello dei pesci. Il governo neozelandese, aderendo al progetto, si è posto subito un obiettivo ambizioso a breve termine: ridurre in modo significativo i materiali da smaltire entro il 2020.

Il piano neozelandese è articolato in 5 punti semplici ed efficaci:

  • Bandire i prodotti contenenti microsfere di plastica (entro giugno diventerà realtà)
  • Sviluppare alternative ai sacchetti di plastica monouso 
  • Supportare la raccolta dati dei rottami raccolti sulle coste
  • Finanziare iniziativeper l’ecosostenibilità attraverso il Fondo di riduzione rifiuti
  • Riesaminare l’attuazione della legge sulla minimizzazione dei rifiuti per sfruttarla maggiormente e potenziarla

“Siamo entusiasti dell’adesione della Nuova Zelanda -ha commentato Erik Solhemien, presidente del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente- nella lotta contro l’inquinamento dei mari. Speriamo che anche altre nazioni seguano l’esempio e si uniscano a noi”.

L’enorme ritorno mediatico garantito dalla Volvo Ocean Race è un’ottima vetrina per mettere in  evidenza un problema così urgente ed attuale. Durante la regata i membri dell’equipaggio di Turn the Tide stanno raccogliendo informazioni sugli oceani dove navigano, testando i livelli di salinità, di CO2 disciolto, di alghe e di microplastiche.

Un mare di plastica. L'ultima immagine pubblicata sul profilo Instagram ufficiale del Programma delle Nazioni Unite sull'ambiente @unenviroment

L’ultima immagine pubblicata sul profilo Instagram ufficiale del Programma delle Nazioni Unite sull’ambiente
@unenviroment

Turn the Tide On Plastic: campagna di CleanSeas per coinvolgere e sensibilizzare tutti

Il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente ha creato la campagna CleanSeas a febbraio 2017, per informare, coinvolgere e rendere partecipi tutti, dai governi alle ONG, passando per i singoli individui e le aziende. Partecipi di cosa? Dei 15 trilioni di frammenti di plastica che infestano il mare attualmente, dell’eccessiva quantità di plastica prodotta ogni anno (solo nel 2015 è stata prodotta in quantità pari a 900 Empire State Building) e di tutte le iniziative che vengono portate avanti per invertire questa tendenza.

Ad aprile 2017 anche l’Italia ha sottoscritto il proprio impegno in questa missione: collegare individui e gruppi di persone per trasformare le abitudini, le leggi e gli stili di vita sostenibili che già esistono nel mondo in modelli condivisi, con l’obiettivo di ridurre i rifiuti marini e i danni che provocano. Un progetto simile a quello dei ragazzi olandesi di Sailors For Sustainability che avevamo intervistato l’anno scorso.

Fonte immagini: www.volvooceanrace.com/Ainhoa Sanchez

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