Col progetto “MedFever” i subacquei misurano la febbre del Mediterraneo

L’associazione MedSharks ha sistemato una rete di termometri nei fondali marini per misurare e combattere i cambiamenti climatici

11 Novembre 2021 | di Riccardo Bottazzo
La rete di termometri marini del progetto MedFever

Il Mediterraneo ha la “febbre” e saranno i subacquei a misurargliela. Secondo le più recenti statistiche, infatti, negli ultimi vent’anni la temperatura del nostro mare, continuamente monitorata in superficie dai satelliti, è costantemente aumentata rispetto al trentennio precedente.

Nel luglio del 2019, per esempio, è stata registrata una temperatura di 1,9 gradi Celsius superiore alla media dello mese misurata nel triennio 1961-1990. Nell’agosto dello stesso anno, invece, la temperatura era superiore di 1,4 gradi. Dati preoccupanti e dalle imprevedibili conseguenze che ci dicono come stiamo perdendo la battaglia contro i cambianti climatici.

I nostri mari, con la loro capacità di fare da “camera di compensazione“, assorbendo all’incirca il 90% del calore in eccesso che si sviluppa sul pianeta, rappresentano infatti l’ultimo baluardo per contenere quell’aumento delle temperature mondiali che è già in atto. 

Augurandoci che, più prima che poi, la politica e l’economia comincino a prendere sul serio la crisi climatica, è importante che la scienza abbia più dati possibili per valutare l’andamento di questi mutamenti in atto nei nostri oceani. Il sistema satellitare, però, è in grado solo di misurare la temperatura in superficie del mare, mentre quello che preoccupa di più è quanto avviene nelle profondità, che ha avuto come conseguenza dei radicali cambiamenti delle correnti marine. 

Proprio per misurare la temperatura delle acque profonde, MedSharks, associazione ambientalista che si occupa della conservazione dell’ambiente mediterraneo e in particolare degli squali mediterranei, ha lanciato, col supporto scientifico di Enea, l’operazione MedFever posizionando una rete di termometri di precisione in siti strategicamente rilevanti della costa del Tirreno. Per far questo si è avvalsa di un contributo economico messo a disposizione dall’azienda di cosmetici Lush e del lavoro dei subacquei di una dozzina di diving disseminati in tutta la costa del Tirreno. 

MedSharks non è nuova a progetti simili. Per contribuire alla conservazione di una specie a rischio come lo squalo gattopardo, infatti, da oltre 5 anni sta monitorando le temperature del fondale di un’oasi sottomarina nel golfo di Napoli. I subacquei diventano così da semplici testimoni dei cambiamenti a protagonisti nella difesa di quelle profondità marine che tanto amano.

 

 

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