Dal mare arriva la nuova plastica biodegradabile vincitrice del James Dyson Award 2019

Scarti di pesce e alghe per la plastica bio e compostabile MarinaTex, che non deve neanche andare in discarica

15 novembre 2019 | di Marcella Ottolenghi

Quasi la metà della plastica utilizzata nel mondo per gli imballaggi viene usata una sola volta e poi buttata via. E la maggior parte delle nuove materie plastiche bio e compostabili non sono generalmente trattabili dagli impianti già esistenti per lo smaltimento dei rifiuti. Da questa consapevolezza è partita la ricerca di Lucy Hughes, giovane studentessa inglese di Product Design all’Università del Sussex, che si è aggiudicata con una nuova plastica biodegradabile il primo premio assoluto delJames Dyson Award 2019, concorso internazionale per progetti che possano migliorare la vita quotidiana grazie alla tecnologia.

Lucy cercava qualcosa di alternativo ai materiali sintetici, che fosse altrettanto performante dal punto di vista delle proprietà meccaniche e funzionali, ma semplice da trovare in natura e da lavorare: “La plastica – spiega la studentessa inglese – è un materiale eccezionale, per questa ragione ne siamo diventati dipendenti. Ma per me non ha alcun senso utilizzarla, con la sua incredibile longevità, per prodotti che abbiano un ciclo di vita anche di un solo giorno. Un buon progetto deve riuscire a colmare il gap tra comportamenti sociali, business e rispetto per il pianeta.

Provando e riprovando sul fornello della cucina del suo alloggio per studenti, è nata così MarinaTex, plastica bio derivata da resti dell’industria di trasformazione del pesce e alghe rosse. I primi (pelli e squame) hanno strutture molecolari proteiche solide e flessibili, le seconde (agar) funzionano da legante: il mix giusto si ottiene a bassa temperatura (al di sotto dei cento gradi), quindi con un dispendio energetico contenuto. Il risultato è paragonabile alla plastica tradizionale, traslucida e resistente, ma biodegradabile in 4/6 settimane nel compostaggio domestico, senza emissioni di sostanze tossiche.

Un merluzzo bianco atlantico potrebbe generare rifiuti organici sufficienti per la produzione di 1.400 sacchi di MarinaTex, chiudendo il cerchio di vita di uno scarto ad oggi inutile, per immetterlo in un ciclo che al suo termine non necessiterebbe neanche più di impianti di smaltimento e mezzi di trasporto, dato che la bio-plastica si degraderebbe in casa.

Mai come quest’anno – sottolinea sir James Dyson, fondatore dell’omonima azienda e mecenate del concorso – hanno partecipato al premio tante donne. Alla fine la scelta è ricaduta sull’idea di cui il mondo di oggi non può fare a meno. MarinaTex risolve brillantemente due problemi: l’onnipresenza della plastica monouso e lo smaltimento degli scarti del pesce. Nuovi sforzi in ricerca e sviluppo – conclude Dyson – garantiranno che MarinaTex si evolva ulteriormente e spero che diventi parte di una risposta globale all’eccesso di plastica monouso”.

Ricerca e sviluppo che potranno proseguire anche grazie alle 30 mila sterline del primo premio consegnato a Lucy Hughes, con l’obbiettivo di riuscire a commercializzare in modo sostenibile questo nuovo materiale.

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4 commenti

  1. franco mereghetti ha detto:

    speriamo che venga propagandato come si deve.

  2. Stefano Ghini ha detto:

    Sarebbe bellissimo. Mi sembra strano che la grande industria non ci abbia pensato prima. Mi auguro che il brevetto funzioni e che venga presto commercializzato. Occorre anche una buona educazione dell utente che dovrebbe esigere confezioni che non deturpino l’ambiente

  3. giulio calza ha detto:

    interessantissimo! come si può mettersi in contatto con l’inventore?

  4. MAURO GANDOLFO ha detto:

    Sono interessato all’acquisto di questi sacchetti di plastica biodegradabili monouso.

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