In 50 anni la popolazione di squali e razze è diminuita del 71%

Uno studio pubblicato dalla rivista Nature dimostra come questa diminuzione sia talmente significativa da minacciare di estinzione i tre quarti della popolazione di squali e razze

9 Marzo 2021 | di Paolo Ponga

Secondo uno studio pubblicato dalla famosa rivista inglese Nature, dal 1970 la popolazione mondiale di squali oceanici e razze è diminuita del 71% a causa della pesca intensiva, che ha registrato un vero e proprio boom negli ultimi 50 anni, provocando uno spaventoso depauperamento degli oceani.

Il team di studiosi ha dimostrato come questa diminuzione sia talmente significativa da minacciare di estinzione i tre quarti di queste specie così funzionalmente importanti per l’habitat marino. Gli autori della ricerca chiedono quindi l’attuazione immediata, a livello globale, di severi divieti e limiti di cattura basati su dati scientifici” per aiutare le popolazioni di squali e razze a riprendersi dalla pesca senza restrizioni ed evitare così un collasso senza rimedio.

Che la salute dei mari di tutto il mondo sia in pericolo non è un segreto ormai per nessuno e spesso ne abbiamo parlato dalle pagine di Liguria Nautica. Le cause principali sembrano essere l’inquinamento, le plastiche e la pesca intensiva senza controllo. Per la natura stessa del loro habitat, è però assai difficile misurare il rischio di estinzione delle singole specie marine. Gli scienziati sono giunti a constatare questa terribile percentuale di diminuzione degli animali attraverso l’analisi di due fattori.

Il primo si chiama “Living Planet Index” (l’Indice del Pianeta Vivente), una misura dello stato di diversità biologica globale basata sulle tendenze della popolazione delle specie di vertebrati nel mondo, così come un indice del mercato azionario traccia il valore di un insieme di azioni, qui costituite da 57 serie di dati riferiti a 18 specie. Il secondo fattore, invece, è la “Red List Index” (la Lista Rossa), che misura il rischio di estinzione delle 31 specie oceaniche di squali e razze prese in considerazione.

La composizione del gruppo di ricerca è però la dimostrazione che in tutto il mondo si moltiplicano gli sforzi per salvaguardare il nostro pianeta e l’ambiente marino, a discapito degli interessi economici e politici.

Allo studio, partito dal Dipartimento di Scienze Biologiche dell’Università di Barnaby, nella canadese British Columbia, hanno partecipato infatti esperti di due università australiane e di quella di Exeter (Gran Bretagna), il Joint Research Centre di Ispra, la statunitense NOAA, il Dipartimento dell’Ambiente sudafricano, i centri di ricerca e protezione dell’ambiente del Brasile, dello Sri Lanka, di Taiwan, degli Emirati Arabi Uniti, degli Stati Uniti, della Nuova Zelanda e della Francia.

Tutti insieme per la protezione degli oceani in una collaborazione mondiale. Per chi volesse saperne di più, il complesso studio del team del dottor Nathan Pacoureau è disponibile in lingua inglese sul sito ufficiale della rivista Nature.

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