Un mare di plastica? Purtroppo sì.. il punto della situazione in un workshop a Santa Margherita Ligure

Nel borgo ligure si è tenuto un convegno per discutere e riflettere con grandi personalità del mondo scientifico e accademico (e non solo) sull’inquinamento della plastica in mare

21 marzo 2018 | di Manuela D'Agostino
In a changing sea dell'artista Giuseppe La Spada presente al convegno Mare di Plastica?
In a changing sea dell'artista Giuseppe La Spada presente al convegno

Dell’impatto della plastica sul mare e sull’ambiente (con tutti i suoi risvolti negativi) se ne è discusso ampiamente domenica 18 marzo a Santa Margherita Ligure, nel workshop dal titolo “Mare di Plastica? A Plastic Sea?”, organizzato dal Lions Club Santa Margherita Ligure – Portofino.

All’evento, tenutosi nella splendida Sala degli Stucchi di Villa Durazzo, hanno partecipato grandi personalità del mondo scientifico e accademico, tra cui biologi, ricercatori, professori ma anche insigni esponenti del mondo giornalistico, culturale e divulgatori rappresentanti le maggiori istituzioni a tutela del territorio ligure.

Anche Liguria Nautica era presente e ha cercato di raccogliere i punti salienti di alcuni di questi interessanti interventi che, oltre ad avere fornito diversi dati sull’inquinamento del mare a causa della plastica, hanno anche tracciato possibili soluzioni al problema.

Il direttore dell’Area Marina Protetta di PortofinoGiorgio Fanciulli, nel corso del suo intervento, ha incentrato l’attenzione su un problema molto spesso sottovalutato, ossia la grande quantità di reti e lenze da pesca di nylon finite sui fondali, non solo nel Mediterraneo ma anche in altri mari. Un grave danno sia per la flora che per la fauna marina, ferite entrambe da reti e attrezzature simili.

I danni sono provocati soprattutto dall’efficienza di cattura delle reti, esercitata anche sui fondali. Si è infatti calcolato che una rete persa è efficiente ancora per 35 settimane, prima che raggiunga la sua massima capacità di pescare pesci definiti “fantasma” e che pesca 93 pesci ogni 100 mq. Per quanto riguarda gli interventi di pulizia del mare, invece, Fanciulli ha annunciato che l’Area Marina Protetta di Portofino e Santa Margherita Ligure adotteranno, già a partire da quest’estate, i seabin (i cestini galleggianti australiani).

Tuttavia non è solo un mare di plastica ma anche di microplastica e nanoplastica, come illustrato dalla Prof.ssa Laura Canesi, dottore di ricerca in Scienze Ambientali Marine dell’Università di Genova. La Canesi ha spiegato quali sono le principali fonti di queste microplastiche e nanoplastiche: esse vengono rilasciate nell’ambiente attraverso le nostre azioni quotidiane come fare la lavatrice o lavarsi, perché contenute nelle fibre tessili sintetiche dei nostri vestiti, nei dentifrici, nei cosmetici e nei prodotti per l’igiene personale.

Inoltre ha sottolineato come le microplastiche, date le minuscole dimensioni, non vengano eliminate dagli impianti di depurazione delle acque ma finiscano nelle acque dolci, nei nostri rubinetti e, ovviamente, anche in mare. “Non si conosce -ha affermato Canesi- l’impatto delle microplastiche sull’uomo. Non sono stati raccolti dati in proposito ma non è più da sottovalutare l’incuria con cui viene maneggiata la plastica nell’industria durante la fase di produzione”.

All’incontro era presente anche il giornalista Franco Borgogno che nel suo libro “Un mare di plastica” racconta della sua spedizione scientifica in Artico nel 2016, sfatando il mito che vuole queste acque incontaminate perché belle e limpide. Grazie a questa spedizione si è infatti scoperto che anche l’Artico, all’apparenza incontaminato, è inquinato da plastica, microplastica e altri rifiuti. Secondo dati attendibili, a livello mondiale nel 2050 in mare avremo più plastica che pesci.

Ma se la plastica nel mare e, in generale, in tutto l’ambiente, è una “silenziosa invasione”, per citare una serie di articoli del professore e ricercatore responsabile dell’Istituto di Scienze Marine ISMAR CNR di Genova Marco Faimali, presente al workshop con Giuseppe La Spada, artista digitale di fama internazionale con cui collabora (e che lavora anche lui con la sua arte sulla marine litter), quali sono le soluzioni? È veramente la plastica il male di tutto o piuttosto l’uso improprio e la cattiva gestione che se ne fa? E il trovare un modo per affrontare questo problema riguarda soltanto la ricerca, la scienza o anche soggetti come i comunicatori, i divulgatori e gli artisti fino al singolo individuo, partendo dalle nuove generazioni?

L’evento è poi proseguito nel pomeriggio con tante iniziative dedicate ai giovani e agli studenti, tra cui la premiazione di un concorso per le medie e si è concluso con la firma, da parte del Lions Club Santa Margherita Ligure – Portofino e del Museo del Mare di Santa Margherita Ligure, della Charta Smeralda. Un altro passo avanti contro l’inquinamento dei mari.

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