Nel Santuario Pelagos dopo 4 anni torna a farsi vedere il grampo: avvistati 9 esemplari

Ottimo successo per la prima campagna “Cetacei, Fai attenzione!” dell’Istituto Tethys, che in tre mesi ha raccolto 556 segnalazioni di avvistamenti che ora saranno analizzate da biologi e studiosi

9 ottobre 2018 | di Giuseppe Orrù
Sabina Airoldi dell'Istituto Tethys
Sabina Airoldi dell'Istituto Tethys

Da quattro anni non si vedeva nei nostri mari. O forse mai nessuno ci aveva fatto caso. In un’estate ne sono stati avvistati addirittura nove. E’ il grampo, una sorta di grosso delfino, che con i suoi avvistamenti nelle acque antistanti Genova è stata la sorpresa più grande per gli studiosi dell’Istituto Tethys di Sanremo che, in collaborazione con il Fai (Fondo per l’ambiente italiano) e la Guardia Costiera, hanno lanciato la prima campagna “Cetacei, Fai attenzione!”, chiedendo ai diportisti di inviare su un sito web le foto o i video, con alcune informazioni, dei cetacei avvistati in tutto il Mediterraneo.

Un progetto ambizioso, come ha raccontato Liguria Nautica in questo articolo, che in tre mesi circa ha permesso di raccogliere ben 556 segnalazioni. Dati utilissimi per l’Istituto Tethys che ora potrà conoscere ancora meglio le abitudini e lo stato di salute dei cetacei.

“Dopo quattro anni -ha spiegato Sabina Airoldi, biologa marina dell’Istituto Tethys- abbiamo avuto notizie del grampo, che sembrava scomparso dai nostri mari”. Dalla forma “classica” del delfino, il grampo, che si nutre di cefalopodi in profondità, è facilissimo da riconoscere grazie alle tipiche graffiature sul corpo: con ogni probabilità si tratta dell’effetto di interazioni con i suoi simili. Poiché i graffi si accumulano nel corso della vita, gli individui più vecchi possono apparire quasi completamente bianchi.

Ma le sorprese non sono finite, come racconta Sabina Airoldi nell’intervista realizzata a Sanremo, dove si trova la base nautica dell’Istituto Tethys, ospite di Portosole. E la campagna di segnalazione degli avvistamenti è ancora aperta.

 

Servizio di Giuseppe Orrù

Video di Riccardo Molinari

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