La storia di “Primavera”: la tartaruga marina finita nelle reti a Santa Margherita – ESCLUSIVA DI LN

Lo scorso 20 marzo alcuni pescatori di Santa Margherita Ligure hanno trovato tra le reti una tartaruga Caretta caretta di 39 kg. Ecco come si è conclusa la vicenda e alcuni consigli su come comportarsi in caso di cattura accidentale di questi esemplari

31 marzo 2018 | di Marco Partelli
"Primavera", la Caretta caretta al momento dello sbarco dal peschereccio

“Bellissimi animali. A vederli nuotare stando immersi nell’acqua sembrano volare. Battono pacati le grandi natatoie, determinati, automatici nel liquido elemento così come lo sono nel cielo i grandi uccelli migratori”. Così aveva scritto in uno dei suoi saggi il notissimo etologo Danilo Mainardi, riferendosi all’eleganza del movimento delle tartarughe marine, specie che rischia di scomparire se non si adotteranno adeguate misure di protezione.

Sono le 16 e 30 dello scorso 20 marzo quando i pescatori della cooperativa di Santa Margherita Ligure, facendo ritorno al porticciolo col pesce destinato a rifornire gran parte della Riviera del Tigullio, trovano ad accoglierli, oltre ad una nutrita folla di curiosi, i militari della Guardia Costiera, perché nella rete a strascico, tra i gamberi rossi e le triglie, era rimasta intrappolata una tartaruga della specie Caretta caretta.

L’esemplare, il cui carapace misura circa 66 cm, benché notevolmente disorientato, è stato prontamente caricato su una vettura e trasferito all’Acquario di Genova, al pronto soccorso specializzato nella cura di tartarughe ferite.

Alcuni dei pescherecci della cooperativa di pescatori di Santa Margherita Ligure

Alcuni dei pescherecci della cooperativa di pescatori di Santa Margherita Ligure

“Non presentava lesioni, ferite -hanno spiegato i biologi dell’Acquario di Genova- né ami o lenze incastrate. Stiamo comunque facendo degli ulteriori accertamenti sul suo stato di salute. Al momento -hanno aggiunto- si trova in una vasca curatoriale non visibile al pubblico dove viene curata quotidianamente dallo staff veterinario e acquariologico”.

Primavera, questo il nome che le è stato attribuito, pesa 39 kg ed è con ogni probabilità una femmina. Nelle tartarughe non è infatti definibile con certezza il sesso fino a una certa età e dimensione. Il Pronto Soccorso Tartarughe dispone di diverse vasche curatoriali all’interno dell’Acquario di Genova e al momento ospita altre tre tartarughe marine.

Come avvenuto nel luglio 2017 per Mirella, una Caretta caretta che è stata ospite del centro, anche per questi esemplari è previsto il ritorno in libertà con un’escursione aperta al pubblico ma ancora in fase di definizione.

La specie

La Caretta caretta, meglio nota come tartaruga marina comune, è molto diffusa: nel solo Mar Adriatico lo scorso anno ne sono state censite circa 75.000. Nel corso della vita può raggiungere i 110-120 cm di lunghezza e i 200 kg di peso. La lista rossa IUCN classifica questa specie come vulnerabile, risultando potenzialmente minacciata tra l’altro dalla riduzione del proprio habitat di nidificazione e proprio dalla pesca accidentale con le reti a strascico.

Secondo un sondaggio di Legambiente del 2017, ogni anno 50.000 tartarughe vengono catturate accidentalmente e di queste 10.000 non sopravvivono. La situazione appare comunque in via di miglioramento e anche le nidificazioni nel nostro territorio nell’ultimo anno sono risultate particolarmente numerose.

E se una tartaruga finisce accidentalmente nella rete da pesca?

Come ricorda il Ministero dell’Ambiente, qualora si volesse segnalare il ritrovamento di uno o più esemplari di tartaruga feriti, è necessario rivolgersi alle autorità marittime competenti. È consigliabile contattare il Corpo Forestale dello Stato (numero verde 1515) o la Capitaneria di Porto (numero verde 1530) che provvederà a smistare la chiamata all’Ufficio Marittimo.

Ecco alcune misure da adottare in attesa che la Capitaneria di Porto si prenda cura personalmente dell’animale:

  • Se si scorge una tartaruga accidentalmente finita in una rete a strascico, bisogna lasciare che la rete tocchi il ponte prima di aprirla perché una caduta potrebbe causarle importanti traumi respiratori.
  • Durante il trasporto è consigliabile tenere la tartaruga all’ombra e possibilmente coprirla con dei panni umidi. La tartaruga va eventualmente movimentata afferrandola solo dal carapace e può essere eventualmente deposta all’interno di un recipiente di adeguate dimensioni senza acqua.
  • Qualora la tartaruga risultasse attiva e priva di lesioni, è consigliabile rilasciarla in mare. Anche in questo caso vanno comunque comunicate alla Capitaneria la modalità di rilascio e la posizione.
  • Una volta a bordo è possibile accertarsi dello stato di salute della tartaruga, osservandola: se, deposta su una superficie solida come il ponte dell’imbarcazione, sfiorandole una pinna o il collo si nota una reazione anche debole, è viva ma potrebbe avere subito dei traumi durante la cattura.

Fonte: Ministero dell’Ambiente e della Tutela e del Mare – ISPRA

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