Scoperto un gigantesco corallo sulla Grande Barriera Corallina australiana

Largo 10,4 metri e alto 5,3, è stato chiamato "Muga Dhambi", ovvero proprio "Grande Corallo" nella lingua del popolo Manbarra

25 Ottobre 2021 | di Paolo Ponga

Nel Mar dei Coralli, al largo della costa australiana del Queensland, si trova un piccolo arcipelago di isole meravigliose: le Palm Islands. Fra queste vi è Orpheus Island o, per meglio dire in lingua aborigena, Goolboddi, un vero paradiso dichiarato parco nazionale e circondato da altri 1300 ettari di parco.

Malgrado questo vi è presenza umana sul posto, anche se discreta e attenta alla salvaguardia dell’ambiente. Vi è addirittura un resort, l’Orpheus Island Lodge, raggiungibile in elicottero o tramite avventurosi voli effettuati con gli idrovolanti.

Qui è possibile fare snorkeling ed effettuare immersioni per osservare una barriera corallina senza confronti, che contiene 1100 specie diverse di pesci e 340 varietà di corallo. È possibile, inoltre, raggiungere la vicina Hinchinbrook Island, un’isola deserta dove passeggiare in mezzo alla foresta pluviale alla ricerca delle cascate di Zoe e Mulligan oppure dei coccodrilli marini che risalgono i corsi d’acqua. Da lontano, s’intende.

In questo mare meraviglioso è stato rinvenuto il corallo più grande della Great Barrier Reef: largo 10,4 metri e alto 5,3 metri, è stato chiamato “Muga Dhambi“, ovvero proprio “Grande Corallo”, dal popolo Manbarra, gli ancestrali custodi delle Isole delle Palme. Si tratta di una madrepora del genere Porites e l’esame scientifico, effettuato dai biologi marini di Reef Ecology e dell’Università John Cook, in collaborazione con i colleghi di Reef Check Australia, Coral Reef Research e Manbarra Aboriginal Corporation, ha evidenziato come si trovi, in effetti, in buone condizioni di salute, con circa il 70% dei coralli vivi.

Considerando il tasso di crescita delle strutture coralline, è stato stimato che possa avere un’età variabile tra i 421 e i 438 anni. Il Muga Dhambi sarebbe quindi più vecchio dell’arrivo dei primi colonizzatori europei e la sua possente impalcatura di carbonato di calcio sarebbe sopravvissuta a 80 cicloni, vari episodi di sbiancamento, spugne e stelle ghiotte di coralli e, fino ad ora, al riscaldamento globale. Per fare una battuta, una vera roccia. Viva, ovviamente.

 

Fonte immagine copertina: Richard Woodgett – Grumpy Turtle Creative

Fonte immagini gallery: Scientific Reports e Wikipedia

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