Strage di delfini in Liguria e Toscana, Sabina Airoldi (Tethys): “Forse il morbillo e un sistema immunitario abbattuto dagli inquinanti”

Gli esperti sono ancora in attesa dei risultati delle analisi effettuate sui cinque tursiopi morti nell’ultimo mese nel Mar Ligure. Gli inquinanti potrebbero aver diminuito l’efficacia del sistema immunitario dei cetacei

2 agosto 2019 | di Giuseppe Orrù
Il recupero del delfino spiaggiato a Priaruggia
Il recupero del delfino spiaggiato a Priaruggia

Un picco di virulenza di morbillivirus, unito ad un generale indebolimento del sistema immunitario degli animali, causato dalle sostanze inquinanti  presenti nel mare. Il condizionale è d’obbligo, perché bisogna ancora attendere i referti delle analisi, ma è questa l’ipotesi più accreditata tra veterinari e biologi sulla strage di delfini che sta avvenendo in queste settimane nel Santuario dei Cetacei, in particolare tra Liguria e Toscana.

Cinque tursiopi morti nell’ultimo mese solo nel Mar Ligure, dodici se sommiamo anche quelli morti in Toscana. Su tre di questi l’Istituto zooprofilattico ha eseguito la necroscopia e ora si devono attendere i risultati delle analisi. Su altri due esemplari, invece, non è stato possibile, dato l’avanzato stato di decomposizione.

Il principale sospettato si chiama morbillivirus. “Ma non possiamo ancora dirlo con certezza -spiega Sabina Airoldi, biologa marina e ricercatrice dell’Istituto Tethys di Sanremo- fino a che non avremo i referti delle analisi di laboratorio. Il morbillivirus, è come se fosse una sorta di cimurro, quindi non pensiamo al morbillo umano. È lo stesso che ha colpito la popolazione mediterranea di stenella striata nei primi anni Novanta, causando un’epidemia che ha ucciso diverse centinaia di esemplari“.

Il sospetto è che questa moria, soprattutto di tursiopi, sia quindi legata ad un’infezione da morbillivirus, così come avvenuto per i capodogli morti nel basso Tirreno. In questo caso, però, erano prevalentemente dei cuccioli, quindi esemplari molto giovani, con un sistema immunitario ancora in via di formazione. I cinque delfini morti nel Mar Ligure, invece, sono tutti individui di tursiopi maschi adulti, quindi già sviluppati e, si presume, con un forte sistema immunitario.

Sabina Airoldi dell'Istituto Tethys

Sabina Airoldi dell’Istituto Tethys

L’individuazione del morbillivirus richiede tempo. “Dalla necroscopia l’esemplare risulta a prima vista sano. Per stanare il morbillivirus -sottolinea Airoldi- si fa un esame che, se positivo, richiede un’altra serie di indagini per capire come il virus potrebbe avere compromesso la salute dell’individuo“.

Il morbillivirus è un virus presente nell’acqua, come qualsiasi virus. In questo periodo potrebbe aver avuto un picco di virulenza, le cui cause sono sconosciute. Secondo la biologa dell’Istituto Thetys, la variabile, invece, potrebbe essere “un’inefficienza del sistema immunitario dei cetacei, causata da tutte le sostanze xenobiotiche, ovvero tutti quegli inquinanti chimici, come i policlorobifenili (PCB, DDT, DDE), i composti policiclici aromatici (derivati dal petrolio) che diminuiscono l’efficienza del sistema immunitario dei cetacei. Quando gli animali accumulano nel loro grasso queste sostanze, che sono liposolubili, uno degli effetti più importanti -racconta Airoldi- è l’abbassamento della capacità del sistema immunitario. Quando poi, con il sistema immunitario deficitario, si entra in contatto con un batterio, la capacità di contrastare l’effetto della malattia è minima e quindi i mammiferi si ammalano e muoiono“.

Le epidemie -aggiunge la biologa marina- sono spesso legate sia ad un particolare picco di virulenza, che non è possibile spiegare perché avvenga, e all’abbassamento del sistema immunitario in un gruppo di animali. L’unico aiuto che si può dare, quindi, è non inquinare e non rilasciare inquinanti in mare che riducono il sistema immunitario degli animali“.

La moria di delfini di queste settimane è “l’ennesima evidenza -conclude Airoldi- di come i mammiferi marini siano fragili e vivano in un ambiente in cui gli impatti di origine antropica minaccino gli animali perché, oltre a togliere il cibo, ucciderli con le collisioni con le barche o con la plastica, che impedisce la corretta digestione, ci sono sostanze che abbassano il sistema immunitario. Quando c’è un’epidemia, gli animali sani, invece, solitamente sono in grado di contrastarla.

 

Giuseppe Orrù

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