Al via il dibattito pubblico sulla nuova diga del porto di Genova. De Micheli: “E’ strategica per l’Italia e l’Europa”

Avviato il dibattito pubblico per la realizzazione della diga foranea del porto di Genova: sarà pronta tra 8 anni. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha già stanziato 500 milioni di euro ma il ministro rassicura: “Se il progetto sarà più oneroso, troveremo altre risorse”

8 Gennaio 2021 | di Giuseppe Orrù
Una delle ipotesi del progetto della nuova diga

Una nuova diga foranea per ampliare il bacino di evoluzione e il canale di transito delle navi nel bacino storico del porto di Genova, in cui vengono movimentati ogni anno 1 milione di container per 13,5 tonnellate di merci e 3,5 milioni di passeggeri.

E’ stato presentato venerdì 8 gennaio il piano di realizzazione della nuova infrastruttura, che, sostituendo la precedente diga, garantirà una nuova imboccatura portuale e un nuovo spazio di evoluzione per le navi in manovra, permettendo così al porto e ai terminalisti di ospitare anche le grandi navi portacontenitori e da crociera per adeguarsi alle esigenze delle maggiori compagnie di navigazione.

Collegata da Roma in video conferenza, ha partecipato alla presentazione avvenuta a Palazzo San Giorgio anche il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Paola De Micheli, che ha garantito il massimo impegno da parte del governo. “La nuova diga – ha detto il ministro – è un’opera fondamentale per rendere Genova il porto di riferimento del Paese e uno dei più grandi porti europei e mondiali. Per noi è talmente importante che 500 milioni sono già finanziati. Ma se alla fine di questo percorso dovessero esserci costi superiori, con un atto amministrativo completeremo il finanziamento dell’opera“.

I costi sono stimati complessivamente tra i 1.000 e i 1.300 milioni di euro, mentre per la prima fase funzionale è previsto un importo che oscilla tra i 750 e i 950 milioni di euro. Per realizzare la nuova diga ci vorranno 8 anni, di cui uno per la progettazione e 7 per la costruzione. Lo studio di fattibilità tecnico economica dell’opera contiene tre alternative di progetto con diverse soluzioni e piani di sviluppo della diga.

Dopo la presentazione alle istituzioni, il dossier sarà al centro di un dibattito pubblico, un percorso aperto alla città e a tutti gli stakeholders coinvolti, in cui tutti gli interessati possano ricevere un’informazione completa sul progetto, chiedere e ottenere chiarimenti da parte dei progettisti, indicare criticità o temi da approfondire e proporre soluzioni migliorative.

Il calendario di incontri del dibattito pubblico prenderà il via con l’incontro informativo del 9 gennaio, dove saranno illustrate al pubblico le finalità, gli obiettivi, le modalità organizzative e partecipative del dibattito, insieme ad una presentazione sintetica del progetto. Per partecipare a questo primo incontro sarà sufficiente collegarsi alla videoconferenza cliccando qui. Quello del 9 gennaio sarà il primo di una agenda di 4 appuntamenti pubblici online, che proseguirà per tutto il mese di gennaio e per la prima settimana di febbraio.

Credo sia molto intelligente – ha sottolineato De Micheli – aver scelto di avviare un dibattito pubblico. Più le opere sono condivise, più si realizzano velocemente. Il ruolo di Genova per il Paese e per l’Europa è strategico. Il prossimo decennio la portualità italiana può fare un salto di qualità anche grazie al Recovery Fund. Il rafforzamento della portualità italiana e del porto di Genova in particolare, ci consentirà di diventare più competitivi rispetto ai porti del Nord Europa“. Inoltre il presidente del Consiglio ha inserito la diga di Genova tra le opere previste dal “decreto semplificazione”, che comporteranno la nomina di un commissario.

PERCHE’ UNA NUOVA DIGA?

Il porto di Genova allo stato attuale

Attualmente esiste un limite alle dimensioni delle navi in grado di accedere in sicurezza al bacino di Sampierdarena dall’imboccatura principale di levante, che corrisponde a una lunghezza massima delle navi di 300 metri. L’accesso di ponente presenta invece dimensioni che consentono il transito di navi di lunghezza inferiore ai 200 metri.

Queste dimensioni sono decisamente vincolanti se si considera che su scala mondiale è ormai consolidata la tendenza all’impiego di navi portacontenitori di una lunghezza superiore ai 300 metri. Queste navi, appartenenti alle classi New Panamax e ULCV (Ultra Large Container Vessel), possono infatti già raggiungere i 400 metri di lunghezza e in futuro arriveranno a 450 metri. Inoltre, l’analisi del mercato dei trasporti marittimi condotta nell’ambito del progetto di fattibilità tecnica ed economica dell’opera, ha evidenziato come la quota del traffico marittimo mondiale trasportata su navi che oggi non possono essere accolte nel porto di Genova, sia destinata ad aumentare nei prossimi anni e decenni.

In questo contesto evolutivo e con le problematiche di accessibilità marittima legate ai vincoli dell’attuale diga foranea, l’area di Sampierdarena del porto di Genova rischia di perdere competitività rispetto ai principali porti concorrenti, come Valencia, Barcellona, Marsiglia, che sono o saranno presto attrezzati per accogliere le classi dimensionali delle New Panamax e ULCV.

La criticità della posizione della diga, in relazione al transito nei bacini della Lanterna e di Sampierdarena, impedito alle grandi navi, sarà ulteriormente accentuata dalla prossima entrata in esercizio del terminal di Calata Bettolo, il cui sviluppo è connesso al bisogno di operare con le grandi navi portacontenitori.

Invitalia, su iniziativa e per conto dell’Autorità di Sistema del Mar Ligure Occidentale, ha pubblicato nel novembre 2018 un bando di gara per il progetto di fattibilità della nuova diga di Genova, per individuare un progettista con competenze specifiche nell’ambito delle opere portuali e marittime. A Invitalia sono pervenute 7 offerte presentate da gruppi di progettazione di primaria importanza in ambito nazionale ed internazionale. Il raggruppamento vincitore della gara è costituito da 8 società, guidate da Technital.

“Il progetto – ha spiegato Paolo Emilio Signorini, presidente dell’Autorità di Sistema del Mar Ligure Occidentale – è un punto centrale della politica dei trasporti europei dedicato all’accessibilità marittima e terrestre. Negli ultimi documenti di programmazione del corridoio Reno-Alpi, questo tema è considerato una priorità europea. Non è un’idea passeggera, una posizione della città o dell’Autorità di Sistema, ma è una posizione che più volte l’Europa ha ribadito, finanziando i primi studi nel 2013“.

ENERGIA PULITA DALLA DIGA FORANEA?

Il sindaco di Genova, Marco Bucci, guarda agli esempi del Nord Europa e apre anche ad altri utilizzi della nuova infrastruttura. “La diga – ha sottolineato il sindaco – non è solo un muro. C’è chi sta pensando che sia l’occasione per produrre energia rinnovabile con le pale eoliche, utilizzando le onde o addirittura creando strade per i veicoli, come avviene nel Nord Europa. Ne ho parlato anche con Renzo Piano. Non serve soltanto a garantire l’acqua calma per il porto. Teniamo le menti aperte e ragioniamo come leader del mondo“. L’idea di produrre energia elettrica dal moto ondoso ha già visto un primo studio, come vi ha raccontato Liguria Nautica in questo articolo.

UN SISTEMA DI INFRASTRUTTURE A TERRA E IN MARE

Costruire la nuova diga, secondo il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, significa completare il mosaico, anche terrestre, delle opere infrastrutturali. “Questa diga – ha spiegato il governatore – è un’opera indispensabile per il nostro percorso di crescita e vocazione logistica che la nostra regione ha nel Dna. Non farla renderebbe meno efficaci e produttive le grandi somme di denaro spese per la logistica a terra che nei prossimi anni sarà assolutamente competitiva, come il Terzo Valico, i binari in porto a Sampierdarena e il potenziamento della stazione marittima“.

La diga è un pre-requisito – ha aggiunto Toti – perché tutto quello che stiamo costruendo a monte vada a buon fine. E’ un’opera che impatta nel quadrante più significativo del nostro Paese e dell’Europa. La diga in cui lavora oggi il nostro porto è stata costruita quando eravamo ancora Regno di Sardegna“.

Una delle ipotesi della nuova diga del porto di Genova

IL PROGETTO

Per consentire l’accesso in sicurezza delle grandi navi nel bacino di Sampierdarena, la nuova diga foranea sarà realizzata per ampliare l’attuale canale di Sampierdarena, incrementando le aree portuali interne e le aree di manovra, con la creazione di un nuovo avamporto del diametro di 800 metri (attualmente è di 550 metri) e di un nuovo canale di accesso largo circa 300 metri, contro i 210 metri attuali.

Con queste modifiche il porto potrà essere di nuovo adeguato alle attuali e future esigenze del mercato e potrà rendere pienamente operativo il nuovo terminal di Calata Bettolo, in corso di realizzazione, destinato ad accogliere navi portacontenitori di grande capacità e della lunghezza di 400 metri (che altrimenti non potrebbero transitare in sicurezza).

L’Autorità di Sistema ha previsto che l’iter realizzativo della nuova diga foranea sia organizzato in due fasi funzionali, in relazione ad una prevedibile gradualità dei finanziamenti. La Fase A deve assicurare l’operatività del terminal di Calata Bettolo in condizioni di sicurezza, garantendo l’accesso alle navi più grandi nel breve termine, oltre a mantenere e migliorare l’operatività degli altri terminali che si affacciano sul canale di Sampierdarena. La Fase B prevede il completamento della costruzione e deve assicurare l’operatività di tutti i terminal di Sampierdarena, anche quelli più a ponente, in condizioni di sicurezza.

Per un comandante del porto – ha affermato l’ammiraglio Nicola Carlone – vedersi ampliare il proprio porto è un’esperienza unica. Quando sono arrivato ho detto da subito che qui abbiamo tanto spazio, tante banchine ma poca acqua. Siamo arrivati al limite delle dimensioni. Avere transiti contemporanei è sicuramente positivo: grazie alla nuova diga, in futuro ogni richiesta di accosto sarà molto più veloce“.

Per la realizzazione dell’opera saranno coinvolte società italiane e straniere che rappresentano il meglio per questo tipo di interventi. Marco Rettighieri, responsabile di attuazione del “programma straordinario di investimenti urgenti” del porto di Genova, l’ha definita “un’opera estremamente complessa che interesserà fondali che arrivano anche a 50 metri di profondità. E’ un’opera fondamentale – ha concluso – per la movimentazione di navi da 20-22 mila Teu, diventate ormai lo standard come portacontainer, ma anche per le navi da crociera, che ormai hanno le stesse dimensioni“.

 

Giuseppe Orrù

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