Addio ad Aldo Baffo, ex capo pilota del porto. La Genova marinara perde un pezzo di storia

Il comandante Aldo Baffo è salpato per la traversata più lunga negli scorsi giorni. Il saluto del nipote Giorgio, giornalista di Liguria Nautica

3 Giugno 2021 | di Giorgio Baffo
Aldo-Baffo-London-Valour
Il Com.te Aldo Baffo racconta la tragedia della London Valour

La Genova marinara ha perso un pezzo importante della sua storia. All’età di 87 anni, il comandante Aldo Baffo è salpato per la traversata più lunga dalla casa che si affaccia sull’imboccatura del porto di Genova che lo ha visto protagonista per l’intera vita. Una vita dedicata al mare e alla famiglia. Lascia sulla banchina della sua amata Repubblica marinara la moglie Maria Adelaide, i figli Umberto e Stefano e i nipoti Giorgio, Benedetta e Carolina, oltre ad amici fraterni e compagni di indimenticabili avventure.

Baffo ha preso il largo dopo una lunga malattia, che purtroppo ha avuto la meglio dopo anni di costanti battaglie. Le stesse battaglie che ha affrontato in decenni passati per mare, da giovanotto davanti agli scogli di Sturla e da più grande a bordo delle navi da carico che lo hanno visto percorrere tutta la gavetta fino a diventarne comandante.

Nei racconti di Aldo il profondo blu è sempre stato l’assoluto protagonista. Lui si è sempre definito un narratore di quelle onde che ha cavalcato non senza fatica – da Capo Horn all’Oceano Indiano, passando per il Pacifico – che ammirava seppur lo avessero preoccupato in più occasioni. Ma questo a lui interessava fino a un certo punto, perché le onde sono le voci delle maree e per Aldo le maree erano vita, anzi “la vita“, visto che senza non sarebbe mai tornato a casa dai suoi familiari e non avrebbe mai condotto in porto le navi che comandava.

Dopo oltre undici anni di navigazione intorno al mondo, Baffo nel settembre del 1965 è entrato nel Corpo piloti del porto di Genova, “raggiungendo il massimo delle aspirazioni” come ha spiegato in “Navigando su mari lontani”, l’ultimo dei suoi due libri pubblicati. Stabilirsi nello scalo ligure gli ha permesso, infatti, di coniugare l’adorazione per il suo lavoro all’amore per quei figli che nei primi anni di vita scrutavano l’orizzonte ligure dal terrazzo di via Amendola in cerca di papà, sotto gli occhi attenti e speranzosi di mamma Dina (come ama farsi chiamare Maria Adelaide).

Negli anni trascorsi in porto sono state diverse le sfide che ha affrontato, così come le navi pilotate, oltre 30.000 per la precisione, in ognuna delle quali ha lasciato il cuore sul timone. Quel cuore e quella passione per il proprio lavoro che lo ha portato a rischiare la vita più di 51 anni fa quando fu tra i primi a prestare soccorso all’equipaggio della London Valour, il mercantile battente bandiere inglese che urtò la scogliera spezzandosi due giorni più tardi.

Visto il gesto, il comandante Baffo venne poi insignito della medaglia d’argento di Benemerenza Marinara per aver partecipato “per oltre sei ore, in condizioni atmosferiche avverse, al salvataggio dei naufraghi. Dimostrava nell’occasione – si lege nelle motivazioni – alto senso di altruismo e molta capacità marinaresca”. Anche quel giorno moglie e figli erano sul terrazzo, intenti a scovare la pilotina “Teti” sulla quale Aldo era salito.

Era il 9 aprile del 1970. Umberto aveva sette anni, Stefano solamente tre. Ma da quel terrazzo sul mare, seppur ancora bambini, entrambi avevano capito inconsciamente che l’adorato papà stava lottando tra le onde. All’epoca io non ero ancora nato, sarebbe successo molti anni dopo, precisamente nel luglio del 1996. E da allora il terrazzo che affaccia su corso Italia è diventata la mia casa, il mio sguardo sul mondo. Una vista privilegiata, arricchita dalla voce di un narratore, di un uomo e di un nonno esemplare.

Un giornalista deve fare cronaca ed essere il più oggettivo possibile, ma solo per qualche istante permettetemi di prendere in mano la penna del nipote, anzi il binocolo del nonno. Ora, infatti, mi trovo sul terrazzo a osservare il traffico del porto con quel binocolo tra le mani, lo avvicino agli occhi per guardare l’ennesima pilotina che sfreccia per portare il pilota a ridosso della biscaglina. 

Le mani tentennano, il cuore batte forte, l’udito viene rapito da diversi suoni: quello più forte arriva dal mare, forse dall’infrangersi delle onde sugli scogli di Punta Vagno. Fino a qualche ora fa il suono che sentivo era una voce: quella di nonno Aldo che, al calar del sole, si affacciava da queste parti per osservare il suo amato profondo blu.

Oggi, invece, sono io a guardarlo, e ogni volta che lo farò sarà come se lo facesse lui attraverso gli occhi di suo nipote. Di Giorgio, che non smetterà mai di guardare il mare perché ogni volta che lo farà sarà come vedere suo nonno e sentirne la voce impersonificata dall’infrangersi delle onde. Ho sempre nutrito un profondo amore per il mare, da qualche giorno diventato incommensurabile. Un amore che, sempre più, incanterà, ammalierà e stravolgerà la mia esistenza così come ha fatto il nonno per 25 indimenticabili anni.

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4 commenti

  1. elio ha detto:

    Amici da 70 anni, compagni di corso, di mare e di vita.
    Mi farò vivo con Dina non appena questo dolore ancora lancinante, sarà per entrambi addolcito dai ricordi e dal tempo.
    Elio

  2. Francesco Pittaluga ha detto:

    Aldo Baffo, grande Comandante e grande uomo, dedito alla propria attività e alla famiglia, entrambe le componenti più importanti della sua vita come si leggeva nei suoi scritti e nel suo sguardo buono, onesto, sincero, libero e disponibile. Grande maestro, non solo professionalmente parlando ma anche di vita…Un ricordo grato e commosso

  3. Giampaolo Marino ha detto:

    un caro saluto al Comandante Baffo, che io ho purtroppo consciuto soltanto quando già era a riposo, ma di cui porto un ricordo di stima e rispetto per il suo carisma e serenità nel raccontare fatti e vicende vissute.

  4. Andrea Bergamini ha detto:

    Bravo Giorgio, un bellissimo ricordo, sentito e scritto con il cuore. Complimenti!

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