Coronavirus, in Liguria riaprono i cantieri nautici e gli stabilimenti balneari. E i diportisti?

Il governatore Giovanni Toti ha firmato un decreto che consente a cantieri nautici, alle darsene e agli stabilimenti balneari di riprendere le attività per terminare i lavori da consegnare e prepararsi alla prossima stagione balneare

14 Aprile 2020 | di Giuseppe Orrù
I Cantieri Navali di Sestri
I Cantieri Navali di Sestri

La bella stagione sta arrivando e in Liguria gli stabilimenti balneari e i chioschi sulla spiaggia possono tornare a lavorare per accogliere i clienti. Anche i cantieri nautici e le darsene possono rimettersi all’opera, per riprendere i lavori sospesi a causa dell’emergenza Coronavirus e della quarantena forzata. Lo ha deciso il governatore della Liguria, Giovanni Toti, che nella serata di Pasquetta ha firmato un decreto che allenta la morsa dei divieti per alcune attività.

Oltre al giardinaggio, alla coltivazione di terreni e a piccoli lavori di edilizia, dal 14 aprile in Liguria via libera alla manutenzione straordinaria e all’allestimento delle attività balneari e di piccoli chioschi, alle attività dei cantieri nautici propedeutiche alla consegna delle imbarcazioni già allestite e ai controlli alle imbarcazioni da parte delle darsene.

Per quanto riguarda i cantieri e specificamente il comparto della nautica, “autorizziamo la consegna di natanti che siano già allestiti – sottolinea Toti – con le correlate attività di collaudo propedeutiche alla consegna. Questo – aggiunge il governatore – consente di sbloccare decine di migliaia di euro di introiti per un comparto che è vitale e strategico per la Liguria e per tutto il Paese. Allo stesso modo, consentiamo alle darsene di poter intervenire con le manutenzioni ordinarie di pontili o banchine“.

In relazione al comparto balneare – spiega Toti – sono autorizzate, da parte dei proprietari o titolari delle concessioni demaniali, le attività, isolate e non a contatto con il pubblico, di manutenzione ordinaria e allestimento degli stabilimenti o chioschi: si tratta di un punto fondamentale in una regione come la Liguria che ha nel settore balneare un’asse strategico per il turismo e quindi per l’economia“.

CHI PUO’ RAGGIUNGERE SPIAGGE E BANCHINE?

Tra le attività a cui si fa riferimento nel decreto, vengono ricompresi gli interventi solitamente eseguiti all’aperto, in presenza di poche unità di personale, precisamente artigiani o piccole aziende o addirittura direttamente dai concessionari e che, soprattutto, non richiedono particolari allestimenti per spazi comuni di cantiere (spogliatoi, servizi igienici, magazzini e mense) e pertanto di per sé escluse dalle attività “industriali”.

Sono quindi autorizzate le installazioni e gli allestimenti stagionali necessari per l’apertura degli stabilimenti balneari, oltre che di piccoli chioschi già autorizzati e pertanto senza esecuzione di modifiche o nuove opere, purchè le stesse siano svolte all’interno della concessione demaniale marittima senza interferire con spazi pubblici e con l’area di cantiere segnalata e recintata per impedire l’accesso ad estranei.

Via libera anche ai ripascimenti stagionali, alla sistemazione delle spiagge con mezzi meccanici e alle prestazioni di servizi di carattere artigianale rese da terzi per interventi di manutenzione a bordo di imbarcazioni da diporto all’ormeggio.

Per quanto riguarda la cantieristica, il decreto della Regione Liguria spiega che “le attività di manutenzione e propedeutiche alla consegna dei mezzi navali già allestiti da parte dei cantieri navali ed il loro spostamento dal cantiere all’ormeggio, sono autorizzate previa comunicazione al prefetto ed alla autorità marittima competente ed ottenuto l’assenso delle parti sociali“.

Il fatto che autorizziamo queste specifiche attività – sottolinea Toti – comporta un’attenzione ancora maggiore nell’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale, nel rispetto delle regole sulle distanze di sicurezza e sulla profilassi, come il lavaggio delle mani, con una maggiore responsabilità da parte di tutti. La riapertura di queste attività, ben individuate, interessa un numero molto limitato di cittadini: per tutti gli altri – conclude il governatore – è indispensabile continuare a rispettare rigorosamente le regole, rimanendo in casa”.

DIPORTISTI A CASA

Si parla infatti di aziende e professionisti. Per i diportisti continua, invece, a restare in vigore il divieto di raggiungere la propria imbarcazione e uscire in barca. I piccoli lavori di manutenzione alle barche, come recita il decreto, devono essere “resi da terzi“, ovvero da artigiani o aziende. Quindi non è consentito a chi è a casa in quarantena, magari per ingannare il tempo, andare in banchina per fare qualche lavoretto a bordo.

Alcuni diportisti hanno lamentato la discriminazione tra chi possiede un orto o un frutteto, anche a titolo di hobby, che è autorizzato a raggiungerlo e a lavorarci, e tra chi invece ha una barca o è dedito alla pesca ma, come specificato dal Ministero dei Trasporti, non è autorizzato a raggiungere il porto e a uscire in mare, a meno che non dimostri di essere residente a bordo della propria barca o di lavorare a bordo.

Attenzione, quindi, a non confondere le aperture concesse dal decreto firmato da Toti con la possibilità di tornare in banchina. Per chi non è un professionista della nautica, valgono ancora le indicazioni che abbiamo spiegato in questo articolo.

 

Giuseppe Orrù

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5 commenti

  1. Marco bettelli ha detto:

    Non credo che la passione ed il rispetto per il mare e l ‘ amore per la propria imbarcazione possano essere motivo di trasmissione del Covid 19
    Su di una banchina c’è meno folla che in un supermercato ed in mezzo al mare chi si potrebbe contagiare per giunta dando la possibilità alla nautica da diporto e tutto il suo indotto di sopravvivere .

  2. Alberoni A. ha detto:

    I proprietari delle imbarcazioni da diporto, sono responsabili in SOLIDO di ciò che avviene alle loro unità! i marina, le darsene ecc solitamente non coprono il guardianaggio !
    E’ assurdo il fatto che non venga contemplato il fatto che gli armatori non possano andare a verificare lo stato della imbarcazione. Non dico lavori di manutenzione ma lo stato di efficenza della barca (sentina, batterie, parabordi, ormeggi)!

  3. dario marangoni ha detto:

    la capitaneria di Lavagna si ostina a non lasciare salire a bordo delle imbarcazioni i comandanti e gli equipaggi che sono pagati dai loro armatori per fare manutenzione e cosi non possono lavorare e preparare la barca per la prossima stagione!

  4. francesco ha detto:

    Si,Ma é inutile aprire,quando poi nessuno “teoricamente”ci può andare!Mi pare una grossa contradizione!!!

  5. Corrado ha detto:

    Il solito populismo, l’orto (magari abusivo?!) si, lavori di manutenzione a bordo della propria imbarcazione , di valore inferiore ad un camper, spesso acquistata a suon di sacrifici per pura passione no: i nostri governanti non sanno assolutamente nulla di cosa vuol dire mantenersi una piccola barca, altro che popolo di navigatori. È fatica inderogabile, come per l’orto, e solo chi ha molti soldi può farlo fare DA TERZI come da Decreto della Regione. Solo che chi coltiva orti porta probabilmente più voti…adesso aspettiamo la solita tassa sulle barche,,tipo “ Anche i ricchi piangano”….

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