Gli yacht affondati nella mareggiata di Rapallo smaltiti dalla mafia. In manette i vertici del porto “Carlo Riva” – Il video con le intercettazioni choc

L’operazione “Caronte” dei carabinieri ha portato alla luce un traffico di rifiuti “di lusso”, con 8 arresti anche tra professionisti della nautica e sequestri per oltre 3,5 milioni di euro

16 Giugno 2020 | di Giuseppe Orrù

Le mani della mafia sullo smaltimento dei relitti delle centinaia di yacht affondati nel porto “Carlo Riva” di Rapallo, il primo porto turistico d’Italia, durante la mareggiata del 29 ottobre 2018. E’ sconvolgente quanto emerso dall’operazione “Caronte”, culminata questa mattina con i carabinieri della compagnia di Santa Margherita Ligure che hanno eseguito, insieme ai comandi dell’Arma delle province di Genova, Napoli, Caserta, Avellino e Massa Carrara, un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal GIP di Genova, su richiesta della Direzione distrettuale Antimafia locale, nei confronti di nove persone.

Nei guai sono finiti sette uomini e due donne, alcuni gravati da precedenti di polizia, tra cui imprenditori, avvocati e professionisti della nautica, ritenuti a vario titolo coinvolti nel trasporto, stoccaggio, gestione e smaltimento illecito di rifiuti relativi alle imbarcazioni distrutte dalla mareggiata epocale che aveva colpito Rapallo, causando l’affondamento di ben 435 barche e yacht. Coinvolti anche i vertici del porto “Carlo Riva” di Rapallo. In particolare sono stati disposti gli arresti domiciliari per la direttrice del porto, Marina Scarpino, il presidente del consiglio d’amministrazione, Andrea Dall’Asta ed il responsabile della sicurezza del porto, Massimo Burzi.

Un ruolo determinante nell’attività illecita era rivestito da un pregiudicato napoletano, Pasquale Capuano, che con il metodo mafioso e millantando contatti con soggetti appartenenti alla camorra e alla ‘ndrangheta, aveva promosso e gestito l’intera filiera con l’intento di penetrare il tessuto imprenditoriale ligure nel settore della nautica.

Gli indagati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti aggravato in concorso, violenza privata aggravata dal metodo mafioso, omicidio colposo, calunnia, illecita concorrenza con violenza e minaccia e intermediazione illecita di manodopera. A uno degli indagati è stata applicata la custodia in carcere, mentre ad altri sette gli arresti domiciliari e all’ultimo il divieto di dimora nel Comune di Rapallo. Notificati anche avvisi di garanzia a sette persone ritenute, a vario titolo, concorrenti nei reati contestati, tra cui anche tentato omicidio e detenzione illegale di armi da fuoco.

Oltre alle misure cautelari personali, l’autorità giudiziaria ha emesso anche un decreto di sequestro preventivo ai fini della confisca per un totale di oltre 3,6 milioni di euro a carico dei soggetti e delle società coinvolte nell’inchiesta. Secondo gli inquirenti, gli indagati avevano messo a punto un elaborato sistema di gestione illecita di rifiuti non curanti del pericolo ambientale connesso all’inquinamento dello specchio acqueo di Rapallo e di due siti di interesse regionale in provincia di Massa Carrara, con un ricavo di oltre 3 milioni di euro, movimentando e gestendo circa 670 tonnellate di rifiuti non tracciati.

LA MORTE DEL “SUB” CARDIOPATICO

Era l’11 aprile del 2019 quando un uomo di 72 anni originario di Napoli, Biagio Carannante, morì durante un’immersione nelle acque del porto di Rapallo a causa di un infarto. All’arrivo delle forze dell’ordine, “i dirigenti del porto Carlo Riva – spiega a Liguria Nautica il capitano Simone Clemente, comandante della compagnia dei carabinieri di Santa Margherita Ligure – hanno redatto un documento di valutazione dei rischi di interferenza completamente falso, addirittura riportando una data antecedente”.

“Nel documento – sottolinea il comandante – fecero passare come un’immersione lecita quella che era una raccolta illecita di rifiuti dai fondali del porto Carlo Riva, che Carannante svolgeva per Capuano. Inoltre si è scoperto che Carannante non aveva alcuna abilitazione per potersi immergere, ma fu fatto immergere ugualmente, nonostante fosse risaputo che soffrisse di problemi cardiaci“.

Le accuse per i vertici del porto “Carlo Riva” sono pesantissime. “Si va dalla truffa aggravata agli armatori racconta Clemente – al pericolo di inquinamento ambientale, danneggiamento, occupazione abusiva, trasporto illecito di rifiuti, omicidio colposo, impedimento di controllo e falsificazione di documenti relativi alla sicurezza sul lavoro“. Burzi dovrà rispondere anche di favoreggiamento e, insieme alla Scarpino, di calunnia.

RELITTI SPACCIATI PER YACHT IN MANUTENZIONE

Ad “avvicinare” il porto di Rapallo è stato Roberto Lembo, ingegnere della Bristish Shipways, azienda napoletana, che propose al “Carlo Riva” di avvalersi delle società legate a Capuano (tra cui la British Shipways) per smaltire i relitti affondati. Per risparmiare soldi e tempo (quindi senza precauzioni per l’ambiente e senza autorizzazioni), il trasporto avveniva spacciando i relitti per imbarcazioni dirette in cantieri per la manutenzione, anziché da smaltire. I relitti, in realtà, sono stati interrati in tre discariche abusive: a Massa, a Carrara e a Giuliano (Napoli). Era un caporale bosniaco di Massa Carrara a fornire a Capuano manodopera nordafricana da impiegare abusivamente nelle discariche.

MINACCE DI MORTE E UN AGGUATO AL CONCORRENTE

Nelle intercettazioni, la direttrice del porto di Rapallo Scarpino dice di avere “un grosso problema con Capuano“. Il pregiudicato napoletano avrebbe inoltre sparato dei colpi di pistola ad un uomo entrato in una società dell’ex moglie, che cercava di accaparrarsi il business dei relitti, oltre ad aver minacciato di “bagnare“, ovvero uccidere, il figlio del giudice che gli vietava di spostare l’obbligo di dimora da Rapallo alla Toscana.

L’attività dei carabinieri, con il contributo nelle fasi iniziali della Capitaneria di Porto di Genova, supportata da attività tecniche di investigazione, è stata coordinata dalla Dda della Procura della Repubblica di Genova, con il procuratore aggiunto Paolo D’Ovidio e il sostituto procuratore Andrea Ranalli. L’ordinanza è stata emessa dal Gip Claudio Siclari del Tribunale di Genova.

 

Giuseppe Orrù

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1 commento

  1. Donatella Zucca ha detto:

    incredibile, se penso a che meravigliosa persona era l’ingegner Carlo Riva e in che modo ineccepibile ha sempre gestito il Marina, mi viene da piangere

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