Il comandante del megayacht Baraka: “Così abbiamo soccorso lo yacht in fiamme a Porto Cervo”

Esclusiva LN | Parlano il comandante e il primo ufficiale dello yacht che ha prestato soccorso ai naufraghi di un’imbarcazione in fiamme in Costa Smeralda. Ecco come sono avvenute le operazioni

9 settembre 2019 | di Giuseppe Orrù

Tra i vari incidenti in mare che hanno caratterizzato l’estato 2019, una buona parte della casistica è riservata agli incendi. Nell’estate che sta finendo, i casi di imbarcazioni in fiamme sono stati davvero numerosi. Uno tra i più clamorosi, per vicinanza ad altre imbarcazioni e per la perdita dell’imbarcazione, è stato quello avvenuto lo scorso 12 agosto, quando ha preso fuoco un Riva Dolcevita da 21 metri nella rada di Porto Cervo, a mezzo miglio dall’isola delle Rocche.

Le otto persone a bordo vennero tratte in salvo da uno yacht che si trovava in zona che, oltre a recuperare i naufraghi, tentò (purtroppo invano) di spegnere l’incendio. Si tratta del megayacht Baraka, un 58 metri costruito da Turquoise e disegnato da Francesco Paszkowski, destinato al charter. Ora si trova a Genova, dove resterà per tutto l’inverno.

I PRIMI SOCCORSI

Liguria Nautica ha contattato il comandante Fernando Silvano, dall’Uruguay, al comando del Baraka da sette anni, e il primo ufficiale, Paolo Perazzelli.

Ci stavamo spostando da Porto Rotondo, da Cala di Volpe, a Porto Cervo –racconta il primo ufficiale- e sul ponte c’eravamo io e il comandante. Erano le 18,15 circa e abbiamo visto del fumo levarsi da questa imbarcazione. Intorno c’erano altre barche che stavano dando assistenza“.

A poppa del Baraka, seguita il tender, un gommone da 10 metri, con a bordo il secondo ufficiale. “Ci siamo messi in contatto con la Guardia Costiera –spiega il comandante- informando che ci stavano fermando per prestare assistenza, mentre a prua l’equipaggio stava predisponendo le manichette. Nel frattempo abbiamo visto che l’equipaggio e gli ospiti stavano scendendo dalla barca in fiamme, utilizzando un piccolo tenderino con cui si sono allontanati. Il nostro tender li ha affiancati e li ha recuperati, invitandoli a salire a bordo; anche perché forse non avevano più benzina. Erano in otto“.

GLI IDRANTI A PRUA

Nel frattempo il Baraka, i suoi 58 metri di lunghezza e le sue 840 tonnellate ha manovrato nell’affollata rada a nord di Romazzino per cercare di avvicinarsi il più possibile con la prua alla barca in fiamme, ovviamente sempre tenendo conto del vento e in sicurezza.

Siamo rimasti lì per circa un’ora –racconta Perazzelli- e il comandante si è avvicinato più possibile, mentre noi eravamo a prua a lanciare acqua con gli idranti. Insieme a noi c’era anche un’altra imbarcazione“.

Il tender del Baraka ha accompagnato gli ospiti recuperati a Porto Cervo, ma l’armatore e il comandante sono voluti tornare con lo stesso tender sul posto del rogo. “Inizialmente era solo del fumo che usciva dai locali -dice il comandante- ma poi le fiamme sono diventate chiaramente visibili. Abbiamo chiamato ancora la Guardia Costiera dicendo: ‘Non possiamo fare più nulla’. Loro ci hanno ringraziato e ci hanno detto di allontanarci. All’arrivo della motovedetta della Capitaneria di Porto, la barca stava affondando“.

Il megayacht Baraka

Il megayacht Baraka

LA PROFESSIONALITA’ DELL’EQUIPAGGIO

È la prima volta che al comandante Silvano e al /y Baraka capita un soccorso di questo tipo. Il primo ufficiale Perazzelli, invece, ha recuperato dei naufraghi durante la sua esperienza di lavoro a bordo di navi da crociera.

Erano persone cadute dalla nave –racconta- oppure, come avvenne nel 2007, quando navigavo con una compagnia americana, da Miami verso il Messico, dei profughi cubani“.

Il Baraka è un megayacht di lusso, con 6 cabine, 12 membri dell’equipaggio, in grado di accogliere fino a 12 ospiti. Una settimana a bordo arriva a costare 322 mila euro, più le spese. Quel giorno (a ridosso di Ferragosto) a bordo del Baraka si trovavano quattro ospiti.

Il nostro compito –dice il comandante Fernando Silvano- è stato anche quello di informare i nostri ospiti di quello che stava avvenendo, spiegando loro che le operazioni stavano procedendo sempre nella massima sicurezza. È dovere e obbligo del comandante dare assistenza a un’imbarcazione in difficoltà. Loro hanno capito. Quando siamo ripartiti, lo abbiamo fatto solo dopo aver ricevuto l’autorizzazione della Guardia Costiera. Era chiaro, ormai, che l’incendio era fuori controllo. Le fiamme erano grandi e arrivavano dall’interno“.

 

Foto e video: equipaggio del m/y Baraka

Giuseppe Orrù

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