L’emergenza Coronavirus colpisce anche la nautica: le nostre interviste alle aziende del settore

La fotografia del comparto scattata da Liguria Nautica pochi giorni prima dell'entrata in vigore del dpcm 22 marzo

23 Marzo 2020 | di Maria Cristina Sabatini
Fotogallery Audace 80
Costruzione di uno dei ponti superiori di Audace 80

L’emergenza Coronavirus e le misure urgenti per il contenimento del contagio adottate dal governo su tutto il territorio nazionale, hanno inevitabilmente coinvolto anche il comparto della nautica. Il dpcm del 22 marzo ha infatti costretto alla chiusura molte attività del settore, fino ad oggi non interessate direttamente dall’obbligo di sospensione previsto dal precedente decreto dell’11 marzo.

Le imprese della nautica, prima dell’emanazione del decreto del 22 marzo, navigavano comunque a vista, in una situazione fluida in continua evoluzione, lasciando alla discrezionalità dei singoli imprenditori la decisione di sospendere o meno il lavoro ed anche oggi, per alcune attività, la situazione non sembra ancora chiara.

Prima del decreto Chiudi Italia, avevano già serrato temporaneamente i cancelli  alcune delle grandi realtà cantieristiche nazionali come Fincantieri, che dopo il primo caso conclamato di Covid-19 nel Cantiere del Muggiano alla Spezia, aveva preso la decisione di fermare la produzione e chiudere gli stabilimenti. A seguire il loro esempio anche alcune aziende dell’indotto, che avevano optato per la sospensione temporanea delle attività.

In un sondaggio effettuato da Liguria Nautica tra diverse aziende del comparto nei giorni precedenti all’emanazione del dpcm del 22 marzo, era emerso come la grande maggioranza delle attività, alla data dell’entrata in vigore del decreto, fossero aperte ed ancora operative seppur rilevando una flessione del mercato più o meno evidente in riferimento al proprio settore di competenza.

In queste ultime tre settimane abbiamo registrato un calo crescente delle commesse dovuto alle restrizioni”, ha sottolineato Elena Lappon dei Cantieri Mostes. “I clienti – ha aggiunto – si trovavano nell’impossibilità di muoversi, se non per necessità, e quindi non potevano venire a portare la barca in cantiere o a ritirare le barche pronte per essere consegnate”.

La situazione è molto fluida – ha spiegato Andrea Razeto della F.lli Razeto e Casareto, che come i Cantieri Mostes ha appena sospeso le attività – va monitorata giorno per giorno. Stavamo producendo e stavamo preparando per quando anche i clienti chiusi avrebbero riaperto e stavamo spedendo regolarmente ai clienti ancora aperti”.

“Dal Montenegro, dalla Francia e dalla Florida stavamo ricevendo diverse richieste di preventivi, dall’Italia no – hanno raccontato Roberto e Barbara Spadavecchia di Naval Tecno Sud, che ha chiuso a sua volta i battenti dopo l’emanazione del decreto del 22 marzo – ma dall’Italia stavano sollecitando le consegne perché avevamo lavori fino a fine aprile, anche se avevamo qualche giorno di ritardo perché c’era un po’ di difficoltà a reperire le materie prime”.

Eravamo aperti per fare un servizio ma non stavamo lavorando – ha aggiunto Silvano Cefeo di Royal Marine, altra azienda che ha poi interrotto le proprie attivitàle imbarcazioni non potevano navigare e quindi non arrivavano imbarcazioni da riparare. Eravamo rimasti aperti perché facciamo un servizio di ricambi, abbiamo un porticciolo e dobbiamo controllare le barche, per cui ci vuole una presenza giornaliera con la rotazione del personale”.

Fiere ed eventi saltati

Il periodo primaverile per molti è quello dell’incremento delle richieste, della preparazione delle imbarcazioni per la stagione estiva, della consegna delle nuove barche o della vendita dell’usato.  “Per le vendite degli usati che necessitano visite e perizie – ha dichiarato Barbara Amerio del Gruppo Permareera tutto bloccato e la primavera è storicamente la stagione dove ci sono più trattative in corso e coincide  con l’arrivo in Italia dei grandi broker internazionali  a caccia di usato per i loro clienti”.

Inoltre l’assenza di eventi e fiere estere  – ha sottolineato Amerio – ha fatto perdere la promozione dei prodotti Made in Italy in giro per il mondo, abbiamo dovuto rinunciare sia a Singapore che a Dubai ed altre sono in cancellazione”.  A diminuire drasticamente anche le richieste di ormeggio estivo ed autunnale sia da parte di armatori italiani che europei.

Se da una parte la flessione del mercato della nautica è evidente, non sembrano però calare le manifestazioni di interesse verso i prodotti nautici, forse complice l’isolamento forzato e il maggior tempo a disposizione per gli appassionati del settore. “Molta della gente che ora è a casa ci contattava per barche nuove o barche usate che trovavano sui nostri siti, il problema è che non ci si poteva muovere per vedere la barca e quindi non era possibile concludere la vendita”, ci ha raccontato pochi giorni fa Omar Pagliarini di Pagliarini International Boats, tra le aziende oggi colpite dall’obbligo di sospensione delle attività.

Ora si guarda agli strumenti di tutela

Ora che lo stop è diventato certezza per buona parte delle attività del comparto, l’attenzione si sposta verso gli strumenti di tutela posti in essere dal governo. Anche in questo caso la situazione appare fluida. Parte degli imprenditori intervistati pochi giorni prima dell’emanazione del decreto del 22 marzo, non si aspettavano di vedere alcun aiuto da parte del governo. E se per alcune aziende il problema maggiore era l’aggravio dell’esposizione economica, altre, pur sottolineando la gravità della situazione, non avevano ancora riscontrato grandi contraccolpi.

Il problema dipende dalla durata della crisi, come ha spiegato Andrea Razeto della F.lli Razeto e Casareto.“Se con due o tre settimane di quarantena l’epidemia si va a restringere – ha commentato Razeto – pensiamo che, al di là di qualche perdita magari anche importante di fatturato, la situazione possa migliorare. Vedo invece un problema se tutto questo dovesse durare qualche mese e se venisse compromessa la stagione. In quel caso lo Stato dovrebbe intervenire in maniera massiccia per garantire la liquidità degli italiani e per tenere viva la domanda.

Anche per chi trova nel decreto Cura Italia buoni spunti di tutela, il timore che aleggia è determinato dal trascorrere del tempo. “Leggendo il decreto Cura Italia spero che il governo anticipi i tempi e si metta subito a lavorare al decreto Cura Italia 2 – ha affermato Barbara Amerio del Gruppo Permare – perché il timore è che non sia sufficiente a salvare il cuore della produzione italiana”.

Dalle parole di Roberto e Barbara Spadavecchia emerge però anche un aspetto positivo: la vicinanza e la solidarietà da parte di molti storici acquirenti. “In questo periodo – hanno ricordato i titolari di Naval Tecno Sud – stiamo ricevendo numerose attestazioni di stima ed affetto. Non abbiamo clienti ma una grande famiglia che siamo riusciti a creare”.

 

Maria Cristina Sabatini

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1 commento

  1. manlio galloni ha detto:

    Ho la sensazione che anche voi non vi rendiate conto della situazione, le società, normalmente molto piccole, come la mia, non hanno nessun supporto dal decreto del governo, ne per la società ne per le persone che vi lavorano. Questo significa che a fronte di zero ricavi, non potendo fermare i costi, abbiamo forse un mese di vita, poi falliamo

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