Quando l’Oceano chiama: il ventenne genovese Matteo Sericano, discepolo di Bona e D’Alì, verso la Mini Transat 2019

Il ventenne genovese Matteo Sericano verso la Mini Transat 2019: scopri come sostenere il progetto!

14 gennaio 2018 | di Gregorio Ferrari
Matteo Sericano su un Mini 650 a Genova
Matteo Sericano su un Mini 650 a Genova

Quando l’Oceano chiama è difficile resistere. A vent’anni, organizzare un progetto di vela oceanica non è semplice, ma vale sicuramente la pena provarci. Matteo Sericano, velista genovese di 20 anni, ci sta provando con tutte le sue forze, inseguendo l’obiettivo della Mini Transat 2019, primo giro di boa per chiunque aspiri a diventare un velista oceanico. La rotta della regata va dal nord della Francia ai Caraibi e la durata è di circa 30 giorni, tutto rigorosamente in solitario e senza comunicazioni con la terra.

L’età di Matteo non deve ingannare, perché l’esperienza in mare non manca di certo. Soprannominato “discepolo“, in particolare di Alberto Bona e Pietro D’Alì, Matteo ha iniziato a fare i primi bordi sulle derive a 7 anni e sin da giovanissimo si è avvicinato al mondo dell’altura, prendendo parte a diverse edizioni della Giraglia, della Copa del Rey e della 151 Miglia, solo per citarne alcune.

Nel 2016 è diventato boat captain del Class 40 Magalè che Alberto Bona aveva ottenuto dallo skipper Giovanni Soldini. Sempre Bona, insieme ad Andrea Fantini, entrambi navigatori oceanici, lo hanno scelto nel 2017 come preparatore del Class 40 “Enel Green Power” per realizzare le modifiche strutturali e tecniche ideate dall’architetto francese Guillaume Verdier in vista della Transat Jaques Vabre 2017.

LN – Qual è stato il momento in cui hai deciso di provare a fare la Mini Transat nel 2019?

MS – Ho da sempre un debole per quelle che i francesi chiamano course au large (letteralmente “corsa al largo” –  è la sfida dei velisti oceanici con il record, il mare e sé stessi – n.d.r.). Ho acquisito molta esperienza lavorando insieme ad Alberto Bona sul Class 40 “Enel Green Power” con cui ha tentato la Jacques Vabre insieme ad Andrea Fantini. E’ stato alla fine di questo progetto che ho capito che volevo averne uno mio. Il primo passo è la Mini Transat che partirà ad ottobre 2019.

 

LN – Una regata del genere necessita di un team e di un progetto. Come sono strutturati?

MS- Lavorerò con un team di ragazzi italiani, il mio allenatore sarà Alberto Bona, mentre per i lavori in barca potrò contare su uno dei migliori, Tommaso Stella. L’obiettivo non è solo di partecipare alla regata e arrivare dall’altra parte ma farlo anche bene, rompendo le scatole ai francesi, veri esperti della regate oceaniche. Sono convinto di poter dire la mia in questa regata.

LN – Che significato ha per te questa regata, al di là dell’aspetto agonistico?

MS- Sembra quasi scontato dirlo ma per me l’ambiente è un tema veramente fondamentale. Ho navigato tanto, anche in Oceano e ho visto con i miei occhi quanto i mari sono inquinati. E’ per questo che voglio documentare quello che vedrò in navigazione, per portare una testimonianza e sensibilizzare quante più persone mi sarà possibile sul tema dell’ecosostenibilità. A poppa sventolerà la bandiera di Sea Shepherd con cui collaboro

LN – Matteo all’anagrafe e “discepolo” nel mondo della vela. Da cosa arriva questo soprannome?

MS – Ho iniziato ad andare sui barconi (cabinati n.d.r.) a 12-13 anni e non mi facevo problemi a bombardare tutti di domande. Ho sempre cercato di imparare il più possibile dalle persone con cui ho regatato, come ad esempio Pietro D’Alì o lo stesso Albi (Bona n.d.r.), che sono dei grandissimi velisti.

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Matteo Sericano su un Mini 650 a Genova

Matteo Sericano su un Mini 650 a Genova     Foto di Pitsfoto

 

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