La ricognizione subacquea della nave incagliata in Sardegna. Al vaglio più opzioni per il disincaglio

Prosegue il monitoraggio del 4°nucleo sub della Guardia Costiera di Cagliari a tutela dell'ambiente marino circostante la Cdry Blue, incagliata sulla costa Sud Ovest dell'isola di Sant'Antioco

1 Gennaio 2020 | di Giuseppe Orrù

Potrebbe volerci fino a una settimana per svuotare dagli idrocarburi tutte le cisterne della nave mercantile Cdry Blue, che si è incagliata sulla costa Sud Ovest dell’isola di Sant’Antioco, in Sardegna, lo scorso 21 dicembre.

Nelle scorse ore è arrivato sull’isola sulcitana anche il comandante generale delle Capitanerie di Porto, l’ammiraglio Giovanni Pettorino, che, accompagnato dall’ammiraglio Sergio Liardo, ha sorvolato in elicottero la zona di Capo Sperone, dove il mercantile si era arenato a causa del maltempo.

Nel frattempo sono state visionate anche le immagini realizzate dal 4° nucleo Sommozzatori della Guardia Costiera di Cagliari, che ha effettuato una ricognizione subacquea per valutare la posizione del mercantile e le condizioni dello scafo.

Al vaglio dei soccorritori ci sono varie ipotesi che dovranno portare ad un piano definitivo per intervenire sul cargo, in modo da estrarre tutti gli idrocarburi presenti a bordo, prima che vi siano sversamenti in mare. Solo dopo questa operazione si potrà pensare a un piano, che sarà ancora più imponente, per il disincaglio.

A occuparsi della rimozione della nave sarà la Smit Salvage, società incaricata dall’armatore. Secondo le prime stime, la pulizia delle cisterne potrebbe richiedere fino a una settimana e le operazioni dovrebbero partire già in queste ore.

Dopo questa operazione si potrà procedere al disincaglio. Saranno due le vie percorribili: o si cercherà di sollevare con dei cuscini ad aria la nave, spostando quindi lo scafo intero, oppure si provvederà al taglio in sezioni della nave per manovrare con più facilità. La Cdry Blue si trova in una zona di secche, che rende complicato l’avvicinamento da parte di altre imbarcazioni da lavoro.

 

Giuseppe Orrù

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