Scontro Corsica, concluso il recupero del carburante. Le immagini dell’interno della portacontainer

Il ministro Costa: “Dimostrata la nostra capacità di intervento in caso di emergenza”. Ora rimangono i dubbi su come sia potuto accadere un incidente simile

20 ottobre 2018 | di Giuseppe Orrù
Lo squarcio della Virginia visto dall'interno
Lo squarcio della Virginia visto dall'interno

Si sono concluse le operazioni di svuotamento e recupero dalla cassa danneggiata dalla collisione del carburante ancora presente a bordo della nave portacontainer Virginia da parte del rimorchiatore greco “Aegis I”, che ha raggiunto nelle ore scorse la zona dello scontro tra i due mercantili avvenuto lo scorso 7 ottobre al largo della Corsica.

Le operazioni di svuotamento del carburante sono state fortemente volute dal Ministero dell’Ambiente, che nell’ambito dell’accordo RAMOGE ha richiesto esplicitamente alla Prefettura marittima francese, che ha coordinato gli interventi, di attuare prioritariamente questa misura per limitare l’inquinamento marino.

Inoltre, come garanzia per l’ambiente, il Ministero ha chiesto che, qualora vi fosse pericolo di ulteriori sversamenti, venga ordinato alla nave Virginia, nel momento del trasferimento nel porto di destinazione, di uscire prima possibile dal Santuario dei Cetacei Pelagos e tenersi fuori dalla zona di protezione ecologica italiana.

Nelle acque antistanti l’arcipelago toscano, sono ancora presenti mezzi della Guardia Costiera italiana e mezzi antinquinamento della flotta del Ministero dell’Ambiente, impegnati in attività di monitoraggio, per prevenire ogni possibile danno in questa zona di mare di particolare interesse ambientale.

Il Ministero dell’Ambiente -ha spiegato il ministro all’Ambiente Sergio Costa– attraverso la propria struttura dedicata alle emergenze ambientali in mare, sempre reperibile, già dalla mattina di domenica ha immediatamente risposto alla richiesta francese di aiuto, fatta con l’attivazione del piano antinquinamento RAMOGEPol, inviando quattro navi della flotta disinquinante nazionale, specializzate nelle attività di contenimento e raccolta del prodotto petrolifero in mare, che hanno contribuito in maniera rilevante a recuperare circa 280 metri cubi di prodotto petrolifero sversato. Raccogliendo le nostre preoccupazioni e sollecitazioni -ha proseguito Costa- anche la Guardia Costiera si è prontamente attivata con tutte le componenti specialistiche del Corpo per affrontare insieme l’emergenza in un’area di particolare sensibilità ambientale come quella del Santuario dei Cetacei-Pelagos”.

L’esercitazione “profetica”

Solo meno di un mese fa, nell’arcipelago de La Maddalena, si è svolta RAMOGEPol 2018, una simulazione internazionale finalizzata alla risposta in caso di inquinamento da idrocarburi in mare. “Già in quella occasione -ha sottolineato il ministro- abbiamo testato le nostre capacità e le operazioni di questi giorni hanno confermato l’ottimale livello di operatività congiunta, sia nazionale sia internazionale. Il mio plauso e il mio ringraziamento va dunque sia al personale del mio dicastero che alla Guardia Costiera, la cui professionalità ha permesso di lavorare in un clima di serena sinergia”.

L'ispezione della Guardia Costiera a bordo della Virginia

L’ispezione della Guardia Costiera a bordo della Virginia

La tutela dell’ambiente e dell’ecosistema marino rientra infatti tra le attività principali che la Guardia Costiera svolge quotidianamente a favore della collettività, soprattutto in termini di lotta all’inquinamento, di sicurezza della navigazione e dei traffici marittimi e di protezione delle specie marine e dell’habitat costiero.

“Per questo motivo -ha affermato il comandante generale della Guardia Costiera, Giovanni Pettorino  fin da subito ho messo a disposizione del ministro dell’Ambiente, attraverso il Reparto Ambientale Marino, composto da personale della Guardia Costiera operante al ministero dell’Ambiente, tutte le componenti specialistiche del Corpo, mezzi aerei e navali nonché risorse tecnologiche necessarie per fronteggiare l’emergenza ambientale verificatasi al largo della Corsica, in ottemperanza agli accordi previsti dal piano internazionale d’intervento antinquinamento RAMOGEPol. La Guardia Costiera italiana proseguirà nella sua attività di monitoraggio anche nei prossimi giorni”.

Le domande

L’incidente è avvenuto in acque francesi e ora proprio dalla Francia ci si aspettano delle risposte, soprattutto sulle cause di una collisione che pare tanto assurda. Sono molte le domande sorte intorno a questo incidente. A partire da quello che stava accadendo sulla plancia del traghetto ro-ro Ulysse della compagnia tunisina Cotunav, che ha centrato perpendicolarmente la murata di dritta della portacontainer Cls Virginia, ferma proprio tra la Corsica e l’isola di Capraia, su una delle rotte più trafficate del Mediterraneo, in una sorta di “strettoia” del mare.

Quando qualsiasi nave entra nello spazio di competenza di un’autorità marittima, viene contattata via radio, per la richiesta di informazioni inerenti rotta, età, carico, carburante, numero di passeggeri ed equipaggio, eventuali avarie o problemi a bordo. E soprattutto viene avvistata sui radar. Le autorità francesi, competenti in quel tratto di mare, non si sono accorte della rotta di collisione? Ci sono stati dei tentativi di comunicazione via radio con la plancia dell’Ulysse? E in caso di risposta, sono stati segnalati dei problemi?

Dell’episodio si sta occupando anche la Procura di Genova, che ha aperto un fascicolo per disastro ambientale e inquinamento. E mentre parte della macchia di combustibile pare si sia arenata sulla spiaggia di Saint Tropez, buona parte del carburante sversato dai serbatori della Virginia si è depositato, dopo giorni, sul fondo del mare. Anche in territorio italiano e nel cuore del Santuario dei cetacei.

 

Giuseppe Orrù

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