In Australia il primo museo subacqueo al mondo: si può visitare solo con maschera e boccaglio

Nell'Oceano Pacifico tra le opere del museo sottomarino MOUA: una Serra del Corallo che ci racconta della fragilità dei nostri mari

23 Giugno 2020 | di Maria Cristina Sabatini

È possibile utilizzare l’arte e il suo linguaggio così forte ed immediato per trasmettere agli uomini messaggi che vanno al di là della semplice estetica? Per urlare al mondo, tramite immagini silenziose ma dal forte impatto emotivo, che il tempo è poco e che dobbiamo fare di tutto per preservare il meraviglioso ecosistema marino che abita i nostri mari? Certamente sì. È quello che è accaduto in Australia, a largo della costa di Townsville, nel Queensland settentrionale, regno della Grande Barriera Corallina. Qui è stato realizzato un museo molto particolare: si tratta del MOUA Museum of Underwater Art.

Come tutti i musei che si rispettino ospita creazioni artistiche, ma, differentemente dagli altri, per poterle visitare occorre indossare pinne, boccaglio ed immergersi nelle acque dell’oceano. L’immagine che si svelerà davanti ai nostri occhi sarà sorprendente. Adagiata nelle profondità marine, troveremo ad attenderci la “Coral Greenhouse”, la Serra del Corallo, abitata da ben 20 sculture rappresentanti i “Reef Guardian”, i Guardiani della Barriera Corallina, pronti a raccontarci come l’ecosistema marino sia fragile e quanto sia importante preservarlo, soprattutto in questo periodo di grandi cambiamenti climatici.

Opere che dialogano con l’oceano

La Coral Greenhouse è opera dello scultore marino, ambientalista e fotografo subacqueo, Jason deCaires Taylor, tra i primi a trasportare il dialogo tra arte e territorio, caratteristico della “land art”, nelle profondità marine. La struttura dell’imponente serra, alta 12 metri e del peso di 58 tonnellate, è stata costruita con acciaio inossidabile in modo da poter resistere alle pressioni delle onde e ai cicloni. Le sculture sono realizzate in cemento a pH neutro, quindi atossico e privo di inquinanti nocivi.

Le opere di Taylor possono considerarsi come delle particolari scogliere artificiali. Installazioni che con il tempo si integrano perfettamente con l’ecosistema che le ospita, divenendone parte integrante. Il cemento, infatti, materiale estremamente resistente e a trama ruvida, attrae per le sue caratteristiche molte specie marine tra cui coralli, spugne, idroidi e alghe, che qui possono trovare una nuova casa, aumentando in tal modo la biomassa complessiva della barriera corallina e aggregando specie ittiche.

Non solo quindi opere “belle da vedere”, mai uguali a se stesse grazie alla differente luce che caratterizza ogni immersione e grazie alle specie marine che dialogano con le installazioni realizzando trame dai colori e dalle forme ogni volta differenti. Quelle di Taylor sono anche opere “buone”, caratterizzate da una consapevolezza ambientale che trasmettono ai visitatori e generatrici loro stesse di un cambiamento positivo dell’ambiente in cui sono ospitate.

La Coral Greenhouse non è l’unica installazione dell’artista presente al Museum of Underwater Art. La “Ocean Siren” è stata la prima opera dello scultore ad essere installata al MOUA, sopra, questa volta, alla superficie oceanica con una particolarità: l’Ocean Siren, posizonata su un piedistallo immerso nel mare, muta colore all’aumentare della temperatura delle acque, permettendo in tal modo di monitorare le condizioni dell’ambiente sottomarino e agendo come indicatore del potenziale stress che l’ecosistema sta subendo.

L’inaugurazione ufficiale de MOUA sarebbe dovuta avvenire ad aprile ma a causa dell’emergenza sanitaria è stata posticipata e avverrà prossimamente.

Maria Cristina Sabatini

Fonte foto: MOUA  Museum of Underwater Art

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