Le acciughe liguri diventano opere d’arte con i Gyotaku: intervista all’artista lavagnese Elena Di Capita

Elena Di Capita è un'artista di Cavi di Lavagna capace di fondere l'arte giapponese con la tradizione ligure

17 aprile 2019 | di Ilaria Ugolini
Gyotaku Banco di acciughe
Gyotaku Banco di acciughe

Acciughe alla ligure, ripiene, fritte, alla marinara e da oggi…su carta giapponese. Non si tratta di una nuova ricetta bensì del Gyotaku, una tecnica artistica molto antica e praticamente sconosciuta in Italia.

Il Gyotaku (dal giapponese gyo “pesce” e taku “impronta di pietra”) consiste in una stampa naturale che imprime pesci e creature marine sulla carta. Questa tecnica nasce in Giappone nel 1800 grazie ai pescatori che, per “immortalare” le prede più grandi, le imprimevano sulla carta registrando le loro imprese ed i loro bottini.

Questa forma di istantanea è diventata con il tempo una vera e propria tecnica artistica, conosciuta perlopiù nel Paese del Sol Levante, nelle Hawaii ed in California. Sono pochissimi, infatti, gli artisti europei che ne conoscono i segreti e sono in grado di metterla in pratica, ma noi possiamo vantarne una in Liguria!

Si chiama Elena Di Capita, ha 33 anni ed è nata e cresciuta a Cavi di Lavagna a stretto contatto con il mare. Dopo aver viaggiato e lavorato all’estero come restauratrice è tornata a vivere nel suo amato Tigullio ed oggi ha dato vita a questo progetto artistico intimamente connesso con il “mare di casa” e con i suoi pesci.

Elena realizza i Gyotaku utilizzando solamente pesci locali e, per essere precisi, solo il pescato del giorno: scorfani, seppie, polpi, gallinelle, pesci spada, granchi e soprattutto acciughe.

“Ho deciso di non utilizzare pesci esotici, ma solamente pesci del Mar Ligure perché voglio valorizzare il nostro territorio e le meraviglie del nostro mare”, sottolinea Elena. “La mia specialità -spiega- sono i banchi di acciughe: mi sono specializzata nell’immortalare i pesci più amati e tipici della nostra regione anche se sono più difficili da realizzare rispetto ad altri perché molto più lisci, piccoli e delicati”.

Ed ecco che la tradizione e l’eleganza giapponesi si fondono con la tradizione ligure e la sua essenza: la tridimensionalità ed il movimento sono resi dall’artista che, nonostante utilizzi una tecnica puramente bidimensionale, riesce a far immergere l’osservatore in mezzo ad un banco di acciughe in movimento. L’occhio viene subito catturato dalle evoluzioni di questi piccoli pesci che sembrano sfiorarsi.

Ma come si realizza un Gyotaku?

“Per prima cosa -racconta l’artista lavagnese- bisogna procurarsi del pesce fresco: i giapponesi realizzavano queste stampe con le prede appena pescate, io non ho tempo di uscire in barca ma mi reco dai pescatori locali e compro il pescato del giorno. Una volta arrivata nel mio studio, inchiostro i pesci con il nero di seppia e la china e li ricopro con della carta giapponese: questi lasciano subito la loro impronta”.

“Quando voglio dare un effetto di maggiore tridimensionalità -prosegue- utilizzo un supporto tessile al posto della carta, come ad esempio la seta. A questo punto ritocco l’impronta a mano libera, valorizzando il movimento dei soggetti con bordi, linee, ombre e stendo una vernice protettiva sulla stampa”.

Ogni stampa è diversa dall’altra perchè i soggetti sono sempre diversi. E una volta terminata l’opera, Elena lava il pesce e lo trasferisce…in padella! In attesa di conoscere le future collaborazioni dell’artista, è possibile ammirare i suoi Gyotaku made in Liguria a Lavagna presso l’enoteca Monna Bianca, oppure a Sestri Levante in occasione della manifestazione Inchiostro e marinai che si terrà nella Baia del Silenzio il 15 ed il 16 giugno.

Per rimanere aggiornati sulle prossime esposizioni locali è possibile seguire la pagina Instagram dell’artista “elenadicapita” oppure la pagina Facebook “Gyotaku Levante”.

Ilaria Ugolini

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1 commento

  1. Damiano marracino ha detto:

    Bellissimo articolo!!

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