Alla scoperta del MuCa, il Museo della Cantieristica di Monfalcone

A Monfalcone l’unico museo italiano sulla cantieristica che ripercorre la storia dei cantieri e del loro impatto sul territorio

20 Ottobre 2020 | di Ilaria Ugolini

Il MuCa è l’unico museo italiano interamente dedicato alla cantieristica. Attraverso installazioni multimediali ed un approccio narrativo, illustra oltre un secolo di storia, partendo dai primi insediamenti industriali della Monfalcone di fine ‘800, fino alla produzione navale dei giorni nostri.

I visitatori possono ripercorrere la storia dei cantieri in una realtà immersiva, caratterizzata da postazioni di realtà aumentata e ricostruzione 3D, un tunnel sensoriale ed un simulatore di gru che rendono il percorso interattivo e coinvolgente anche per i più piccoli.

Il percorso espositivo del MuCa si articola in 4 aree tematiche:

  • La città fabbrica, il welfare aziendale e le guerre
  • Il cantiere e gli imprenditori: l’evoluzione del territorio
  • La tecnica e la costruzione nel cantiere: dalle navi alle produzioni collaterali
  • Il design di interni e la grande arte sulle navi e sul territorio

Il museo, inaugurato nel 2017, ha sede nell’ex Albergo Operai ed è un vero e proprio museo diffuso che coinvolge il territorio circostante di Panzano con una serie di percorsi esterni e di visite guidate all’interno dello stabilimento Fincantieri. Attualmente, però, le visite in cantiere sono state sospese per le normative sul Covid.

Panzano non è solo un rione di Monfalcone, ma è diventato negli anni una città-fabbrica sorta attorno al cantiere su iniziativa dei fratelli Cosulich, un quartiere che rappresenta una parte di storia molto importante per la cantieristica italiana.

La nascita dei cantieri a Monfalcone

Nel 1907 Callisto e Alberto Cosulich fondarono nel golfo di Panzana quella che oggi è diventata una delle principali industrie cantieristiche al mondo. Questa zona venne scelta per la costruzione dello stabilimento alla luce della notevole disponibilità di aree prospicienti il mare e della nuova legislazione imperiale che agevolava la costruzione di un nuovo naviglio.

Lo sviluppo del cantiere fu rapido e determinò un aumento degli abitanti. A dirigere il cantiere fu chiamato l’ingegnere James Stewart dalla Gran Bretagna, seguito da 200 operai inglesi ai quali si affiancarono maestri d’ascia lussiniani, manodopera slovena e operai locali.

Gli alloggi erano però insufficienti ad ospitare tutti gli operai del cantiere, così i Cosulich iniziarono a costruire delle case nelle vicinanze trasformando un borgo di pescatori in una piccola città completamente indipendente, funzionale e moderna.

Perseguendo l’idea di città-fabbrica, diedero vita ad un quartiere che non solo dava ospitalità ai cittadini lavoratori, ma provvedeva anche al loro benessere fisico e sociale.  Oltre alle case, furono costruite molte strutture: il campo sportivo, il teatro, il mercato coperto, la scuola, l’asilo e molto altro.

Nel 1908 il cantiere avviò l’attività produttiva e nello stesso anno si varò il piroscafo Trieste, seguito nel 1910 dal transatlantico Kaiser Franz Joseph I, il più grande costruito fino ad allora nell’impero. Negli anni ’20, all’interno del Cantiere Navale Triestino, la produzione fu estesa anche ai settori ferroviario, aeronautico ed elettromagnetico.

Negli anni ’30 i cantieri vennero uniti a quelli triestini creando il CRDA Cantieri Riuniti dell’Adriatico, l’associazione dei cantieri di Monfalcone, Trieste e Muggia. Tra il 1944 e 1945 il cantiere fu vittima di pesanti bombardamenti perché era considerato un obiettivo militare strategico ed anche il quartiere circostante venne colpito duramente.

Negli anni ’50 ripresero le attività e nel 1966 venne istituita Italcantieri, una società pubblica che riunì le attività produttive di diversi sedi di cantieri italiani. Nel 1984 la società Fincantieri assunse il controllo di Italcantieri e da quel momento ebbe inizio un rilancio significativo arrivando all’attuale dimensione imprenditoriale.

Il Museo della Cantieristica di Monfalcone

L’edificio che oggi ospita il MuCa è l’Albergo Operai, costruito nel 1920 su progetto dell’ingegner Dante Fornasir come alloggio a pagamento per gli operai celibi che lavoravano in cantiere e non risiedevano a Monfalcone.

Contava 700 piccole stanze riscaldate, 1300 finestre e 5 corti interne e garantiva agli operai che vi dimoravano diversi servizi: docce, cabine con vasca e doccia, una mensa, un bar, una sala da gioco, una sala ginnastica, una biblioteca e persino un ciabattino e un barbiere. L’edificio era noto come “albergo dei lupi” per i suoi immensi corridoi, in cui era facile perdersi.

Durante la seconda guerra mondiale l’edificio venne bombardato e nel 2010 è stato sottoposto a un progetto di restauro e riqualificazione che lo ha trasformato in una sede polifunzionale. All’interno del Museo della Cantieristica di Monfalcone sono esposti i pannelli del pittore Vito Timmel, raffiguranti i diversi generi teatrali che un tempo decoravano il teatro costruito per gli operai e le loro famiglie e quasi completamente distrutto durante un bombardamento nel marzo del 1945.

In una sezione del museo dedicata all’arte a bordo delle grandi navi, è possibile ammirare il pannello ricamato dell’artista Zoran Mušič, realizzato per la sala da soggiorno di prima classe della motonave Augustus (1951), come esempio dello splendore artistico delle grandi navi passeggeri.

Infine, il museo ha dedicato un’intera sezione alle vittime dell’amianto, materiale usato in quantità rilevanti negli allestimenti navali almeno fino alla metà degli anni 80. Una linea del tempo ripercorre le tragiche tappe alla scoperta dei danni provocati dall’amianto ed i pannelli raccolgono le storie ed i nomi delle vittime dell’amianto, per non dimenticare.

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