#Ourport, dopo aver incantato i social Michela Canalis arriva in libreria con le foto del Porto di Genova

Erga Edizioni ha pubblicato una raccolta di fotografia di Michela Canalis dedicate al Porto di Genova. Scatti da una prospettiva privilegiata, dalla plancia di un rimorchiatore o di una portacontainer

16 aprile 2019 | di Giuseppe Orrù
La copertina di #Ourport
La copertina di #Ourport

“La chiamano Nostra Signora del Porto. Forse perché appena la incontri ha quell’aria austera e imponente che incute subito rispetto. Forse perché è una delle poche donne a conoscerlo in ogni angolo quel porto e, nell’immaginario comune, una donna in porto ancora difficilmente la figuri”. Così l’architetto Maria Pina Usai presenta Michela Canalis, la donna che ha permesso a tutta Genova e non solo di ammirare il suo porto da un punto di vista inedito, con foto capaci di emozionare.

Sì, il porto di Genova è capace di emozionare. Soprattutto per chi ha saputo varcare i cancelli e introdursi tra chi il porto lo vive, tra i camalli a terra o tra i marinai a bordo. Michela Canalis lo ha dimostrato prima con le sue foto, pubblicate sui social, e ora col suo libro, dal titolo “#OURPORT Genoa Port 24h”, di Erga Edizioni (80 pagine, 11,90 euro).

Il libro è una raccolta di foto che Michela Canalis ha scattato nel e al Porto di Genova. Un ambiente apparentemente rude, che tutti sono abituati a vedere solo da fuori, da dietro le cancellate. Ma che visto con gli occhi di Michela Canalis e dagli scatti che posta sul suo account Instagram mikina76, con quasi 12 mila follower, si rivela essere invece il luogo più giusto per emozionarsi.

Noi il libro lo abbiamo visto e, grazie alle foto di Michela Canalis, ci siamo emozionati. Grazie alla collaborazione di Erga Edizioni, ve ne proponiamo alcune nella foto gallery in fondo all’articolo. Michela Canalis non è una fotografa. Ma con la sua macchina fotografica racconta quello che avviene nell’altra metà di Genova.

Quel brulicare che spesso tutti vedono, dalla sopraelevata, dal Porto Antico, ma che in pochi guardano. Il racconto per immagini di “Mikina” fa venire voglia di salire a bordo. Oppure più semplicemente di sedersi sul molo, con le gambe a penzoloni, proprio come faceva lei da bambina, per guardare le navi disormeggiare e partire.

Le sue foto trasudano odore di nafta misto a profumo di salsedine, regalando la poesia del bello, grazie a un tramonto sulla Lanterna o alla danza di un rimorchiatore che sfiora la murata di una nave. Sono foto rare, lontane dagli stereotipi della Genova “da instagrammare”, che raccontano con il garbo di una donna la portualità genovese di oggi.

Michela Canalis

Michela Canalis

LN – Michela Canalis, come è nata l’idea di un libro?

MC – Tutti volevano vedere il porto con i miei occhi. Piace il mio modo di raccontare il bacino di carenaggio piuttosto che una “banalissima” nave da crociera. Dico “banalissima” solo perché magari la fotografano tutti, mentre non tutti fotografano una portacontainer o un rimorchiatore.

LN – Quando ha capito che il porto era effettivamente diventato la sua fonte di ispirazione?

MC – Ho iniziato a usare di più i social nel 2015. Le mie foto sono state notate da Rimorchiatori Riuniti e da altre compagnie di navigazione, che mi hanno chiesto di poterle utilizzare per le loro aziende e hanno iniziato a invitarmi a bordo per fare altri scatti. La nostra città è uno splendido teatro sul porto e lo spettacolo va in scena per 24 ore tutti i giorni dell’anno.

Nel 2016 e nel 2017 mi hanno mostrato angoli di porto che io non pensavo neanche essere raggiungibili. Ho iniziato a entrare dove riuscivo, è già successo anche che mi mandassero via. Il mio obiettivo è dare un’immagine del porto che si vede da tante angolazioni ma molti non lo guardano nemmeno. Dal 2017 ho iniziato questo mio progetto personale di #ourport.

LN – E così è diventata “Nostra Signora del Porto”. Ma davvero ha un’aria così austera e imponente come dice Usai nella prefazione del libro?

MC – Normalmente tengo un atteggiamento abbastanza serio, austero, anche per i tratti del mio viso. Mi dicono anche gli amici che incuto un po’ di timore ma poi ho un sorriso che mette a proprio agio. E poi è difficile introdursi in mondo prettamente maschile e farsi prendere sul serio. Sedersi a tavola con marinai che parlano come se non ci fossi, ti fa capire che sei riuscita a introdurti bene nel loro mondo.

LN – Il Porto di Genova, per quanto grande, è sempre quello. Come proseguirà il suo progetto?

MC – Adesso ho sviluppato una prima parte che è la crosta del porto, ci sono ancora tantissimi posti dove vorrei andare e non sono ancora stata. Nei giorni scorsi sono stata invitata all’assemblea della Federazione nazionale dei Piloti del Porto, a Roma. Parlando con i piloti, in diversi mi hanno invitata in altri porti d’Italia. Insieme all’editore stiamo pensando di fare una collana di #Ourport, per raccontare la portualità non solo genovese, ma anche di altre città d’Italia.

LN – Come avvengono le sue sessioni fotografiche?

MC – Non sono una bulimica dello scatto. A volte salgo a bordo di un rimorchiatore per l’attracco di una nave e vengo a casa solo con 50 foto. Altri magari farebbero 2mila scatti. Io scatto il giusto.  Non faccio foto a caso. Non accumulo. Scatto la foto solo se vedo una bella scena.

LN – Il suo incontro con l’editoria com’è stato?

MC – Il primo che ha creduto in me è stato l’editore di “Porto e interporto”, che ha chiesto delle mie foto per allestire uno stand alla Napoli Shipping Week. Le hanno viste il nostro sindaco e altre autorità genovesi e mi hanno proposto di fare una mostra al Galata Museo del Mare. In quella occasione in tanti mi hanno chiesto il catalogo della mostra. Io non ci avevo neppure pensato. Parlandone con le colleghe alla macchinetta del caffè, mi hanno fatto il nome dell’editore Marco Merli. Ho mandato una mail e lui si è dimostrato subito molto interessato anche perché non c’erano molte pubblicazioni sulla portualità.

L’AUTRICE

Michela Canalis, classe 1976, è nata nell’entroterra di Finale Ligure. Uno spirito libero, un’entusiasta per natura sempre alla ricerca di un modo efficace per cogliere attimi. Comincia a farlo con la pittura. Dopo la nascita dei suoi due figli, la svolta verso la fotografia, scoprendo Instagram che diventa la principale piattaforma di condivisione raggiungendo oltre 11 mila follower. Lavora da vent’anni nel settore marittimo e decide quindi di iniziare a raccontare il tanto amato porto dandone un’immagine inedita. È social ambassador del Comune di Genova ed espone le sue foto dapprima alla Napoli Shipping week e poi al Galata Museo del mare.

DALL’INTRODUZIONE DEL LIBRO

“Quando ero bambina mio papà mi portava spesso al porto a Finale Ligure, un piccolo paese di mare nel ponente della Liguria con piccole imbarcazioni per lo più turistiche. Ci mettevamo su un molo con le gambe a penzoloni mangiando noccioline, guardavo le barche disormeggiare e partire… verso il mare, senza confini… La mia strada non mi è stata subito chiara, ho sempre rimandato la scelta per non precludermi altre vie… Ma il mare senza vie è sempre stato il mio punto di riferimento”.

 

Foto di Michela Canalis

Giuseppe Orrù

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