Riva, come si è evoluto il mito dall’Aquarama ad oggi – parte 2

Aquariva ‘33 è evoluzione contemporanea dell’Aquarama. Dopo l'acquisizione da parte del gruppo Ferretti il mito esiste ancora?

20 aprile 2018 | di Gregorio Ferrari
Carlo Riva con il modellino di un motoscafo
Carlo Riva con il modellino di un motoscafo

Riva, come si è evoluto il mito dall’Aquarama ad oggi – parte 1

In virtù delle mutate esigenze di mercato, dello sviluppo di moderni materiali sintetici e dell’inesorabile scomparsa dei maestri d’ascia, nel 2001 il Gruppo Ferretti ha presentato l’Aquariva ‘33, evoluzione contemporanea dell’AquaramaLungo dieci metri e largo circa tre, l’Aquariva ha un profilo molto slanciato che, sviluppato secondo una  linea continua, termina con la piattaforma di poppa, dissimulata dalle fiancate laterali. Le dimensioni ridotte del parabrezza garantiscono grande aerodinamicità e aggressività allo scafo.

Lo scafo è costruito in composito con fibra di vetro, mentre il ponte è rivestito in mogano, coerentemente con la tradizione Riva. Le murate sono trattate con un alternarsi di vernici metallizzate, colorate e trasparenti, che le rendono riflettenti. Questo processo di verniciatura, definita “a specchio”, compete con la qualità estetica dello scafo in legno del precedente Aquarama.

Le mutate regolamentazioni ed i nuovi standard di mercato comportano, a livello di impiantistica, elettronica e strumentazioni, una costituzione più massiccia dello scafo ed un inevitabile aumento dei volumi. Questi supplementi, sommati al peso della vetroresina, rendono l’Aquariva sensibilmente meno performante rispetto al suo predecessore ma comunque in grado di raggiungere i 42 nodi di velocità massima ed i 36 nodi di crociera. 

Nonostante le numerose variazioni, necessarie nel panorama contemporaneo, persiste comunque un forte richiamo al passato. La coperta infatti, rivestita in mogano, sottolinea una continuità stilistica tra i due modelli. Se prima l’attenzione del maestro d’ascia era incentrata sulla lavorazione, la qualità e la provenienza del legname, nel nuovo scenario è centrale la finitura, la metodologia e l’applicazione dei nuovi materiali. Riva riesce così a coniugare una moderna produzione in serie con l’artigianalità, prerogativa da sempre, del cantiere di Sarnico.

La forza di Riva è quindi radicata nell’aver saputo imprimere ad ogni prodotto un’identità precisa, distintiva del cantiere sin dalla sua nascita e applicata periodicamente sulla base delle necessità di mercato. La solida impostazione cantieristica, strutturata in modo che ogni particolare fosse curato con attenzione maniacale, unita all’eccellenza tecnica e alla maestria artigianale, ha portato alla produzione di imbarcazioni d’una qualità senza eguali che, arricchita da un design pulito ed elegante, difficilmente ha deluso gusti e aspettative del pubblico internazionale.

Riva tra ieri e oggi: il Gruppo Ferretti

Oggigiorno, con l’acquisizione del Gruppo Riva da parte di Ferretti Group, quest’impostazione non è andata perduta. Adattandosi al mercato contemporaneo, il cantiere prosegue il suo lavoro mantenendo la stessa filosofia e gli stessi principi che lo hanno sempre contraddistinto. Considerate quindi le richieste dell’attuale committenza, la produzione del cantiere è variata nelle dimensioni mentre la crescente modernizzazione dei materiali, affiancata dalla progressiva perdita dei maestri d’ascia, ha conseguentemente comportato un cambiamento tecnologico della linea e delle dinamiche produttive.

Per poter rispondere e conformarsi a quelle che sono le necessità e le leggi del mercato, la serie prodotta attualmente è indubbiamente diversa da quella storica proprio perché le esigenze dell’utenza si sono diversificate. Con il mutare dei tempi sono di fatto cambiate anche le aspettative verso il prodotto: i due differenti modelli ne sono l’esempio. Questo prova che, rispetto all’utenza originaria, quella odierna richiede uno standard, in termini di comfort, che la precedente non necessitava.

Si implica così l’immettersi di una serie di elementi che influenzano spazi, pesi e morfologie. Possiamo quindi concludere che l’Aquariva è la continuazione ideale dell’Aquarama, imbarcazione che nel panorama contemporaneo non risulterebbe proponibile perché non coerente con il contesto sia in termini di produzione che di mercato. Aquariva ne prende il posto risultando, come l’Aquarama ieri, il manifesto di una nuova Riva che, sempre con la solita esperienza, riesce a coniugare la sua filosofia con tutte le necessità e le incognite del panorama contemporaneo.

Doi De Luise  Lorenzo Tognarini

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