La Guardia Costiera lancia il progetto “#PlasticFreeGC” contro le microplastiche in mare

L'iniziativa prevede un piano di comunicazione ed educazione ambientale contro la dispersione delle microplastiche nell'ambiente marino e costiero

8 marzo 2019 | di Gaetano Tappino
La rimozione della rete aggrovigliata al fumaiolo della Haven
La rimozione della rete aggrovigliata al fumaiolo della Haven

Si è da poco conclusa l’edizione 2019 dell’European Dive Show di Bologna, la famosa manifestazione espositiva internazionale dedicata al mondo della subacquea, che quest’anno ha visto la partecipazione della Guardia Costiera con il progetto “#PlasticFreeGC“, una nuova campagna di sensibilizzazione ambientale contro la dispersione delle microplastiche nell’ambiente marino e costiero che prevede il coinvolgimento di subacquei e di tutti i distaccamenti della Guardia Costiera sull’intera costa italiana.

Il progetto, supportato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, è stato immediatamente reso operativo dall’ammiraglio ispettore capo Giovanni Pettorino, comandante generale del Corpo delle Capitanerie di porto e messo in pratica dal capo nucleo sub della Guardia Costiera di Genova, il tenente di vascello Angelo Doria.

All’attenta platea della kermesse è stata spiegata in particolare la pericolosità delle reti da pesca in plastica e in tessuto abbandonate, nelle quali possono imbattersi i subacquei durante una normale immersione, come ad esempio la rete sul relitto della petroliera Haven, rimossa nelle settimane scorse dal nucleo sommozzatori della Guardia Costiera di Genova. L’intervento, coordinato dal tenente Doria, ha consentito di riaprire il sito, che era stato precauzionalmente chiuso dopo il rinvenimento della rete.

Chi pratica l’attività subacquea a scopo ricreativo e si dimostra attento alla salvaguardia dell’ambiente marino, durante l’immersione potrebbe essere spinto alla rimozione diretta delle reti, ma, come ha spiegato lo stesso Doria, questa iniziativa può risultare estremamente pericolosa, vista la seria possibilità che la rete si impigli nelle strumentazioni d’immersione. Per questo si consiglia di segnalare il problema al distretto della Guardia Costiera competente, che provvederà al recupero delle reti inviando sul posto il nucleo sommozzatori, subacquei appositamente addestrati e dotati di specifiche attrezzature indispensabili per questo tipo di interventi.

Oltre che della rimozione delle reti, il nucleo sommozzatori si occupa anche della recupero dei rifiuti di plastica finiti nei fondali marini, che nel tempo si trasformano in microplastiche. Queste ultime poi, ingerite inconsapevolmente dai pesci, entrano nel ciclo alimentare marino fino a raggiungere le nostre tavole, minacciando così anche la nostra salute.

Diversi anni fa, esisteva una famosa rivista mensile per subacquei dal titolo “Mondo Sommerso“, a cui si faceva riferimento per apprendere le ultime notizie del settore. Oggi, invece, è il web a offrirci tutte le informazioni di cui abbiamo bisogno in tempo zero, grazie ad una divulgazione immediata che rimbalza da un social all’altro. E forse si dovrebbe utilizzare proprio questo sistema per creare un centro di raccolta dati per la ricerca e la classificazione degli incidenti subacquei, in modo da evitarne di nuovi.

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1 commento

  1. Fabrizio Silvestri ha detto:

    Speriamo che parallelamente alla verifica di quanta microplastica sia presente nelle acque del nostro mare, si accelerino i tempi per l’abolizione degli imballaggi che la producono, ed il completo riciclaggio di ciò che quasi mai viene differenziato dai cittadini.
    Se ogni pescatore che strappi o perda una rete, desse immediatamente, anche in forma anonima, le coordinate del punto esatto, potrebbero essere recuperate senza fare danni rilevanti. Basterebbero un indirizzo mail della capitaneria, e un po’ di coscienza.

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