LN svela il “dietro le quinte” dei saloni nautici

Mentre tutti i fari illuminano le barche più sofisticate, Liguria Nautica vi racconta quanto lavoro è necessario per approntare un grande salone come quello di Genova

16 Settembre 2021 | di Gaetano Tappino

Come ogni anno in questa stagione i più importanti cantieri navali e tutto il comparto nautico si mettono in bella vista nelle varie manifestazioni fieristiche internazionali. Mentre tutti i fari illuminano le barche più sofisticate, Liguria Nautica è andata “dietro le quinte” per raccontarvi quanto lavoro è necessario perché tutto questo possa realizzarsi.

Il primo salone ad aprire i battenti a livello europeo è stato lo Yachting Festival di Cannes, che dal 1977 si svolge nella splendida baia della città: un vero e proprio concentrato di eleganza e lusso dove tutti i cantieri si mettono in mostra. La manifestazione si divide in due porti, Vieux Port, il più antico, che ospita imbarcazioni a motore di tutte le dimensioni, e Port Canto, dedicato alle barche a vela, agli sport acquatici e ai broker, che presentano barche usate tutte oltre i 20 metri.

In rapida successione si tiene poi il Salone di Genova, il più importante del Mediterraneo, in programma quest’anno fino al 21 settembre, ed a seguire il Monaco Yacht Show, dove in un anfiteatro marino risplendono i mega yacht, mentre facoltosi uomini d’affari si aggirano alla ricerca della propria identità nautica da trasferire in uno yacht.

Davide Giordano del Centro Servizi Nautici di Genova è un veterano di queste manifestazioni, perché da trent’anni partecipa con la sua azienda alla preparazione dei saloni di Cannes, Genova, Monaco e non solo. Un nutrito gruppo di operatori, sotto il suo coordinamento, esegue freneticamente, in tempi sempre più ristretti, tutti i lavori necessari per approntare il red carpet per le barche dei marchi più famosi, come il trasferimento da un porto all’altro o il posizionamento in prima fila delle imbarcazioni.

Una parte del gruppo di lavoro è poi specializzata nel rendere le barche perfettamente lucide e intonse e nei giorni di apertura, a fine giornata, interviene per eliminare anche la più trascurabile opacità e ogni traccia del passaggio dei visitatori a bordo, in modo che il giorno seguente ritorni tutto immacolato. “Nel 2008 – ricorda Davide – avevamo circa un centinaio di dipendenti“.

Nelle varie marine, inoltre, ci sono sempre squadre di elettricisti, idraulici, montatori di stand e anche sommozzatori, il cui lavoro è particolare ed impegnativo, come ci spiega Lorenzo Cappini, supervisore della Tetramarine Group, che opera da anni nella Fiera internazionale di Genova.

“Il nostro lavoro – racconta Cappini – parte già ai primi di agosto, quando rivoluzioniamo tutto l’assetto degli ormeggi. Iniziamo a spostare e a posizionare tutti i pontili galleggianti che serviranno anche come strutture per il passaggio dei visitatori nei vari ormeggi dello specchio acqueo: li sganciamo da dove sono e li posizioniamo nella nuova collocazione che ci hanno preventivamente indicato con disegni e misure”.

“Lo spostamento – sottolinea supervisore della Tetramarine Group – comporta un’intensa attività subacquea, che comprende spostare i corpi morti e rifare tutte le catenarie dove andranno a ormeggiarsi i pontili e le imbarcazioni. Inoltre, ogni cima di ormeggio dovrà avere la giusta posizione e distanza per garantire un ormeggio sicuro da ogni tipo di vento di traversia. Una volta realizzato il complesso reticolo di catenarie e corpi morti, nel rispetto delle indicazioni ricevute, il nostro lavoro prosegue durante tutta la manifestazione, dove anche noi come altri manutentori, con le radio e i cellulari di servizio in dotazione, siamo a disposizione h24 per richieste di intervento”.

“A volte – continua Cappini – sono interventi per cime di ormeggio che vengono prese dalle eliche durante gli spostamenti per le prove in mare, altre volte per il disbrigo degli ormeggi fra due barche e altre volte ancora per la ricerca e il recupero di oggetti come cellulari, chiavi, ecc. I fondali dei porti sono sempre fangosi e, se non intervieni subito nella ricerca, in poco tempo l’oggetto sparisce sotto il primo fango, detto anche limo. Se accade, allora interveniamo con una tecnica di ricerca a chiocciola, eseguendo dei cerchi concentrici e allargandoci ad ogni giro, fino a trovare un possibile buco o indizio che ci consente di immaginare che, infilando la mano, possiamo trovare l’oggetto della ricerca”.

“Al termine della manifestazione – spiega Cappini – riposizioniamo il tutto nella collocazione originale, per ridare gli ormeggi alle imbarcazioni che durante l’anno stazionano nella marina della Fiera. Un impegno che svolgiamo con molti operatori subacquei, in coordinamento con altri operatori di terra. Un lavoro – conclude – che ci assorbe per tutto il periodo prima e dopo la fiera, durante il quale non riusciamo a svolgere gli altri lavori che normalmente eseguiamo e che mettiamo in attesa, con qualche disapprovazione da parte dei nostri abituali clienti, che comunque capiscono ed attendono con pazienza”.

 

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