“Nel mare dell’intimità”: a Trieste la più grande mostra di archeologia subacquea sul Mar Adriatico

A Trieste una mostra per raccontare il Mar Adriatico attraverso l'archeologia subacquea

21 dicembre 2017 | di Riccardo Bottazzo
La Iulia Felix
La nave romana Iulia Felix sommersa nelle acque adriatiche

Il carico originale della Iulia Felix, assieme ad una ricostruzione a grandezza naturale della sezione traversale della famosa nave romana, sono al centro della grande esposizione “Nel mare dell’intimità” che si è aperta domenica 17 dicembre a Trieste, nella splendida cornice dell’ex Pescheria, Salone degli Incanti.

A far da contorno all’opera, appositamente realizzata dal maestro d’ascia di Chioggia, Gilberto Penzo, su indicazioni di storici e archeologi dell’Erpac, ente regionale patrimonio culturale del Friuli, ci saranno un migliaio di reperti subacquei provenienti da musei italiani, montenegrini, croati e sloveni, sino a ricoprire l’intera area espositiva di oltre 2 mila metri quadrati.

“Nel mare dell’intimità” è una mostra transnazionale. Proprio come il mare che non conosce confini. Rita Auriemma, la curatrice dell’iniziativa, ha coinvolto almeno una sessantina di istituzioni colturali, tra cui il Museo di Grado, il Polo Museale del Friuli, il Croatian Conservation Institute, il Centre for Underwater Archaeology di Zara e la già citata Erpac.

I risultati sono sotto gli occhi di tutti gli appassionati di mare e di navigazione: la mostra triestina è probabilmente la più grande esposizione mai realizzata nel nostro Paese per raccontare, attraverso le suggestioni ma anche il rigore storico dell’archeologia subacquea, la storia dell’Adriatico e le vicende degli uomini e dei popoli che, nel corso dei secoli, lo hanno attraversato.

Lo stesso titolo, “Nel mare dell’intimità”, richiama una frase di quel grande poeta del mare che è stato Predrag Matvejevic: “L’Atlantico e il Pacifico sono i mari delle distanze, il Mediterraneo è il mare della vicinanza, l’Adriatico è il mare dell’intimità”. Una spazio tanto breve, scriveva l’autore di “Breviario mediterraneo”, da suggerire l’infinito.

Molti dei reperti e dei ritrovamenti degli archeologi subacquei sono esposti al pubblico per la prima volta: resti di navi antiche, armi ed oggetti di uso quotidiano di tutte le epoche, merci appena acquistate o destinate alla vendita in porti in cui non sono mai arrivate. Tante le storie, tanti i miti e tante le leggende che il mare racconta ai curiosi visitatori dell’esposizione triestina che rimarrà aperta al pubblico sino al primo maggio.

Al centro della mostra, come abbiamo detto, c’è la regina dei ritrovamenti navali di epoca romana: la Iulia Felix. Per l’occasione è stato realizzato un modello della sua sezione trasversale in grandezza naturale, che svela molti misteri sulla costruzione delle navi romane. Modello che, conclusa la mostra, raggiungerà l’originale a Grado, dove inaugurerà una rinnovata veste espositiva del museo che la ospita.

Tutto originale invece, nello spazio espositivo triestino, è l’armamento di caviglie, bitte, carrucole e pulegge che servivano a manovrare la grande vela quadra ed a governare la nave oneraria. Così come originale è il carico esposto e consistente in più di 600 anfore contenenti conserve, salse – il celebre “garum” di cui i romani andavano ghiotti – ed olio. Ci sarà anche la curiosa botte piena di vetri rotti che gli antichi navigatori raccoglievano accuratamente per destinarli al… riciclo! Una pratica questa, molto più antica di quello che molti di noi potrebbero pensare. Una pratica che viene dal passato ma che ci apre le porte del futuro. Proprio come l’archeologia subacquea!

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