Presentati i risultati dell'operazione Delphis 2009

16 ottobre 2009 | di Ale Fossati

Delphis 2009420 imbarcazioni coinvolte, 2.300 membri degli equipaggi e 360 cetacei avvistati. Sono i pricipali numeri dell’operazione ‘Delphis 2009’, il grande monitoraggio simultaneo delle balenottere e dei delfini presenti nel Mediterraneo, organizzato domenica 26 luglio dall’associazione Battibaleno. Giunta alla sua tredicesima edizione, quest’anno, per la prima volta, l’operazione Delphis si è estesa anche oltre i confini del Santuario dei cetacei,  compreso tra Liguria, Corsica e Toscana, coinvolgendo equipaggi anche al largo dell’isola di Malta, del Marocco, della Spagna, della Croazia e della Tunisia.  Lo stesso giorno alla stessa ora, distribuiti su coordinate di mare prestabilite, una pacifica flotta di navigatori naturalisti, armati di macchina fotografica e di GPS, ha osservato simultaneamente la superficie del Mar Mediterraneo, ottenendo una maxi fotografia istantanea utile e valutare la distribuzione e il numero minimo di cetacei,  valorizzare la presenza di balene e delfini al largo delle nostre coste, sensibilizzando l’opinione pubblica e le istituzioni sull’importanza della loro conservazione. 

 

A commentare i risultati della maxi foto della superficie del Mar Mediterraneo, il biologo marino Antonio Di Natale, esperto di conservazione e gestione delle risorse acquatiche e tutela dell’ambiente:  “Quest’anno  -spiega Di Natale- abbiano notato una minore presenza di cetacei nel Santuario Pelagos, compensata da una loro maggiore presenza in altri tratti di mare. I cetacei sono grandi nuotatori -precisa Di Natale-   e qualsiasi area che possiamo immaginare per loro potrebbe risultare piccola.  I grandi cetacei, balenottere e capodogli, possono viaggiare da un oceano all’altro e non sono informati sull’esistenza di un’area marina protetta a loro dedicata ma cercano la catena alimentare di base e in diverse aree del Mediterraneo trovano cibo e le condizioni ideali per le loro attività.  Avere un numero elevato di barche e di osservatori che guardano il mare con un occhio attento, nello stesso momento, rappresenta un grande aiuto per la comunità scientifica che non potrebbe mai coprire la stessa superficie con le barche da ricerca.  Non dimentichiamo -conclude Di Natale- che gli scritti classici da Aristotele, a Plinio, le stesse favole di Esopo, raccontavano una serie di informazioni sui cetacei ancora valide per i ricercatori di oggi”.

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