La vela nel deserto: la regata e lo yacht club più strani del mondo!!!

Leggete la storia pazzesca del Lake Eyre Yacht Club: una baracca in mezzo al nulla, tra le sabbie del deserto australiano. Qui si regata, se le piogge consentono al lago di riempirsi in maniera sufficiente per navigare: ma quante difficoltà!

19 Luglio 2012 | di Redazione Liguria Nautica

Quando hai la fortuna di partecipare alla Lake Eyre Regatta, sei un velista “arrivato”. Perché è una delle regate più strane e rare del mondo: non si macinano miglia tra i flutti dell’Oceano, non si doppia Capo Horn. I concorrenti, provenienti da ogni parte del mondo, si sfidano circondati dal sale e sotto un caldo torrido: siamo nel deserto in Australia del sud.

 

Un inferno dantesco – Situato circa 700 km a nord di Adelaide, il Lake Eyre, nelle pochissime occasioni in cui è pieno, con il suo bacino di 1.140.000 chilometri quadrati è il lago più grande dell’Australia e lo specchio d’acqua interno più esteso al mondo (il bacino ricopre infatti il 15% del continente): il suo punto più profondo è situato 15,2 metri sotto il livello del mare. Di norma è ricoperto da una crosta salina spessa dai 10 ai 40 cm, dal colore bianco e rosa, che si poggia su una fanghiglia maleodorante. Il bacino del lago si è riempito totalmente soltanto 3 volte in 160 anni. Vi abbiamo descritto l’inferno: ma qui si regata.

 

Lo Yacht Club più strano del mondo – Durante la stagione delle piogge, generalmente in questo periodo, può capitare che, a fronte di precipitazioni eccezionali, l’acqua si riversi sui letti perennemente secchi dei fiumi del nord-est, confluenti verso il lago: appena c’è “puzza” di inondazione, il Lake Eyre Yacht Club – una baracca di legno in mezzo al nulla – fondato nel 2000 dall’eccentrico “commodore” Bob Backway, si anima di velisti eccitati, provenienti da ogni parte del mondo per assaporare il piacere unico della navigazione in uno dei luoghi più impervi ed evanescenti dell’orbe terracqueo. E se le previsioni meteo vengono confermate, si va tutti in acqua a regatare! A livello statistico, il lago viene considerato “navigabile”, e cioè con 1,5 m d’acqua, una volta ogni tre anni. Ogni dieci anni si assiste a inondazioni che portano anche 3-4 metri d’acqua mentre il totale riempimento del bacino, abbiamo visto, costituisce un evento rarissimo (nel 2009 l’ultimo, dopo quello del ’74).

 

Sotto da sx a dx: 1. La rappresentazione del bunyip, “specie” a cui apparterrebbe il Kudimudra del Lake Eyre; 2. Il commodoro Bob Backway in navigazione sul Lake Eyre; 3. Il Lake Eyre durante l’anno: una crosta salata; 4. Un momento della Lake Eyre Regatta.

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Mille difficoltà Partecipare alla regata (che si è svolta qualche giorno fa) significa dover affrontare mille difficoltà. Ovviamente, a causa del bassissimo fondale, possono partecipare soltanto catamarani o imbarcazioni con la deriva di lunghezza ridotta (tipo Sunfish), anche se, narra la storia, nel 1975 aveva solcato le acque lacustri anche un cabinato di 20 piedi, che era riuscito a percorrere ben 420 miglia. Tavole a vela e kitesurf sono ampiamente sconsigliati perché il bagno in una delle acque più salate del mondo può avere conseguenze catastrofiche per la pelle, gli occhi e la bocca. Poi c’è il problema del varo: partendo dalle sponde, bisogna viaggiare ore e ore sulla crosta salata – meglio con un 4×4 dal telaio leggero – per raggiungere l’acqua (a meno che il bacino non sia pieno). Da lì comincia la fanghiglia: la barca va spinta a mano, con tutta la fatica che questo comporta, finché la densità dell’acqua, che assomiglia a una sorta di olio rosa, è sufficiente per consentire il movimento dello scafo in dislocamento. Solo allora si può salire a bordo. Chiunque decida di intraprendere questa avventura deve dotarsi, oltre che di un kit per il pronto soccorso e di un’abbondante riserva di acqua dolce (il lago ha già mietuto alcune vittime, anche se non durante la regata), di un Epirb (un dispositivo che facilità l’individuazione da parte dei soccorritori, ndr) e di un telefono satellitare: altro che Volvo Ocean Race! Anche la regata vera e propria è tutt’altro che semplice: sebbene la direzione del vento – solitamente da sud – sia costante, il basso fondale fa sì che il vento provochi correnti molto forti. Inoltre in caso di cali d’aria il calore genera delle correnti ascensionali in grado di far perdere la tramontana anche al più forte dei tattici. L’orizzonte piatto, il colore rosa e la temperatura torrida, non di rado, danno vita a dei veri e propri miraggi di cui i regatanti cadono vittime: chi raggiunge le boe, deve già considerarsi fortunato!

 

La leggenda del Kudimudra – Come se non bastasse, alle difficoltà concrete si aggiungono quelle mitologiche: pare che la parte sud del Lake Eyre, dove è situato lo Yacht Club, sia la dimora del temibile Kudimudra, un feroce bunyip che mangia chiunque osi avventurarsi nelle acque del lago. Il bunyip è una creatura della mitologia aborigena, caratterizzata dal muso canino, la pelliccia nera, la coda di cavallo, le pinne e le zanne da tricheco o le corna.

 

Eugenio Ruocco (storia apparsa sullo Speciale Vela del Corriere Mercantile)

 

Se non credete a questa storia, fatevi un giro sul sito del Lake Eyre Yacht Club!

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