Susanne Beyer premiata per l' "Impresa Velica dell'Anno 2012"

La velista di Zoagli insignita del prestigioso premio messo in palio dal Giornale della Vela. Assieme a lei, Marco Nannini è stato incoronato velista dell'anno

2 Febbraio 2012 | di Redazione Liguria Nautica

Un premio speciale all’ “Impresa Velica dell’Anno 2012”. Così il prestigioso mensile specializzato “Il Giornale della Vela” ha voluto rendere omaggio a Susanne Beyer, ribatezzata “La Regina dei Mari”. La premiazione si terrà il prossimo 9 febbraio al Teatro Regio di Parma (partecipazione gratuita: per maggiori info www.yachtclubparma.it): assieme a Susy verrà insignito del titolo di “Velista dell’Anno” il torinese Marco Nannini, attualmente in mare per la Global Ocean Race. Ma a noi liguri interessa soprattutto Susy e la sua bella storia di mare.

 

L’impresa dell’anno – Alla sua prima partecipazione alla Mini Transat 6.50, la traversata atlantica in solitario lunga oltre 4200 miglia (dalla Francia al Brasile con un’unica tappa a Madeira), Susanne Beyer ha tagliato il traguardo di Salvador de Bahia poco dopo le 3 di notte del 5 novembre, prima tra gli italiani. La velista di Zoagli (Genova), a 33 anni, ha coronato il sogno di una vita: prima di lei, solo un’altra donna italiana aveva partecipato alla Transat, Daniela Klein nel 2009. L’edizione 2011 della regata “più folle” si è rivelata particolarmente dura, e a maggior ragione è da sottolineare il grande risultato ottenuto: ventitreesima su 50 barche, prima tra i navigatori “nostrani” e seconda donna in assoluto, dietro all’inglese Pip Hare, giunta quindicesima. Tutto questo senza dimenticare i tanti problemi al timone automatico che l’hanno accompagnata per quasi tutte le 3200 miglia della seconda tappa, costringendola a timonare manualmente e riducendo drasticamente i tempi di riposo. Susy è una donna “con gli attributi” e assieme alla sua imbarcazione, “Penelope”, formano una coppia inseparabile.

 

La storia di Susy – Il nome e il cognome Susanne gli ha ereditati dal padre Thomas, tedesco e grande appassionato di navigazione, passione condivisa con la moglie Laura: «A sei mesi – si legge sul sito della navigatrice – i miei genitori mi portano in crociera con loro sul 35 piedi “Marea”, che diventerà la mia prima palestra; comincia una bella avventura. Sul Marea – un Impala 35 disegnato da Sparkman and Stevens – imparo ad andare per mare. Si naviga molto, per piacere d’estate e per regate d’inverno. Sono una marinaretta instancabile e papà è un bravo comandante. Per 16 anni navighiamo insieme. Dall’età di 6 anni – inoltre – mi dedico alle derive (pur preferendo sempre la navigazione d’altura); si comincia – ovviamente – dai mitici Optimist! Che grande scuola la vela! Un bimbo, una piccola barca, il mare: un bel modo per imparare ad arrangiarsi ed allo stesso tempo a socializzare, essere corretti con gli altri, tenere in ordine le proprie cose».

 

 A 16 anni Susanne perde il padre, e per un paio d’anni decide di interrompere l’attività velica: ma la passione non puoi tenerla sopita più di tanto: ed ecco che il richiamo del mare torna più forte di prima. Ricomincia con le regate nel Tigullio, tappa obbligatoria per i velisti liguri, poi sceglie di far della propria passione un mestiere, imbarcandosi come marinaio sui cabinati. In particolare, si innamora di un ketch aurico del 1914, “Tirrenia II”, a bordo del quale partecipa al circuito Prada, celebre trofeo challenge riservato alle barche d’epoca. Finite le regate, non scende più: la barca naviga molto e c’è sempre bisogno di una mano, e trattandosi di uno scafo antico non manca di certo il lavoro di manutenzione, che Susy svolge incessantemente durante l’inverno. Tutto questo dura 5 anni, fino a quando, nel 2005, l’armatore di “Tirrenia II” le affida il comando e la gestione dei lavori di restauro. Nel frattempo la velista ha avuto anche modo di laurearsi in Scienze Politiche.

 

Stregata dai Mini – Nel 2006, dopo aver seguito con passione sulle riviste specializzate le vicende dei Mini 6.50, imbarcazioni microscopiche e affascinanti, a bordo delle quali si compiono eroiche imprese, decide di provarci. Susanne parte da zero, e la ricerca degli sponsor è dura: ci vogliono quasi tre anni. Ad ottobre del 2008, finita la stagione sul “Tirrenia II”, si trasferisce in Bretagna per seguire da vicino la costruzione della barca, “Penelope”. Poco prima di partire per la Mini Transat, il 10 agosto (la regata è iniziata il 25 settembre), sul diario di bordo Susy scrive: «Sono curiosa. Di tutto. Di tutta l’acqua che dovrò far scivolare sotto lo scafo di questo piccolo guscio che è la mia casa. Sono come l’esserino che vive dentro la sua conchiglia. Mi muovo, dormo, mangio, leggo. Vivo. Tutto dentro il mio guscio di 6 metri e mezzo». E ancora: «Non ci sarà nessuno con cui chiacchierare, condividere ansie, gioie o paure. Niente Internet, niente telefoni. Questo è l’aspetto che più mi intriga. Le regate sul Mini mi emozionano perché permettono di “riattaccare” i pensieri al corpo, di giocare a pensare e pensare e ancora pensare, a ruota libera, senza interferenze da parte di nessuno. Si cercano altri ritmi: riposare, mangiare, ripulirsi, sempre facendo camminare la barca. Non mi sono mai annoiata; a volte mi mancano le persone, ma è una malinconia dolce. Mi è capitato di sentirmi sola in città piene di gente, mai in mare».

 

Eugenio Ruocco

 

Alcune immagini di Susanne Beyer, la “Regina dei mari”

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LEGGI L’INTERVISTA DI LIGURIA NAUTICA A SUSANNE BEYER

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