Anche il WWF al Salone Nautico di Genova, presentati i risultati del tour “Spiagge Plastic Free”

Oltre 1000 volontari hanno ripulito 20 Km di litorali in 41 località costiere italiane

22 settembre 2018 | di Manuela Sciandra

Al 58° Salone Nautico di Genova ha partecipato anche il WWF, che ha scelto la kermesse nautica non soltanto per presentare i risultati ottenuti dal Tour WWF “Spiagge Plastic Free” ma anche il gruppo specializzato WWF S.U.B., una nuova realtà di volontariato che, in collaborazione con la Guardia Costiera, ha già realizzato alcune operazioni di recupero di decine di metri di reti abbandonate sui fondali e altri attrezzi della pesca perduti.

Partito da Catania e lanciato da un appello di Fiorello e Stefania Spampinato, il tour WWF “Spiagge Plastic Free” è stata una grande azione di conservazione attiva collettiva che tra giugno e settembre ha animato ben 41 località costiere italiane dal nord al sud del Paese con iniziative di pulizia dai rifiuti di spiagge e scogliere. Il tour ha coinvolto associazioni, enti, istituzioni locali, aziende ed oltre 1.000 volontari di ogni età che hanno setacciato oltre 20 km di litorale e raccolto tonnellate di rifiuti, tra cui soprattutto oggetti di uso comune facilmente sostituibili con altri di lunga durata o biodegradabili.

Secondo le analisi effettuate dal WWF, la maggior parte dei rifiuti raccolti erano composti da plastica usa-e-getta. Al primo posto cotton fioc (in un solo evento ne sono stati trovati oltre 4.000), seguiti da buste di plastica, bottiglie e tappi, materiali da imballaggio, polistirolo, retine degli allevamenti di mitili, siringhe, resti di boe. Presenti comunque anche rifiuti speciali come paraurti di automobili, copertoni, scaldabagni e materassi.

“Sono almeno 7.000 le specie marine minacciate dalla plastica nel mondo”, ha spiegato Donatella Bianchi, presidente di WWF Italia. “Uccelli, mammiferi marini, tartarughe e altre specie -ha sottolineato- restano intrappolate o ingeriscono la plastica. Oltre il 90% dei danni provocati dai nostri rifiuti alla fauna selvatica marina è dovuto alla plastica e di queste il 17% è minacciato o in pericolo critico di estinzione secondo l’IUCN. È l’effetto dei nostri comportamenti, del nostro stile di vita, e questo ci deve richiamare ad un’attenzione a tutti i livelli, da quello istituzionale a quello del singolo cittadino”.

“La buona notizia -ha affermato Bianchi- è che pulire e proteggere il Mediterraneo dalla plastica è possibile ma richiede l’impegno e la collaborazione di tutti. Il nostro impegno -ha concluso la presidente di WWF Italia- continuerà anche il prossimo anno e per questo abbiamo avviato anche l’attività di controllo e pulizia nei fondali, grazie ad una nuova rete di volontari subacquei”.

Per liberare il Mediterraneo dalla plastica, il Salone Nautico si è quindi unito al WWF nell’invitare la comunità di diportisti a seguire uno speciale ottalogo (stilato dal WWF e disponibile sul sito dell’associazione), ovvero 8 semplici consigli per chi ama navigare a vela o a motore ma preferisce uno stile “plastic-free”: dalla cambusa dotata di contenitori di latta o riutilizzabili, al boccione con dispenser al posto delle bottiglie, dal riciclo delle vele all’uso di saponi senza microplastiche, ecc. Senza contare poi i consigli sull’abbigliamento (no alle microfibre perché rilasciano microplastiche ad ogni lavaggio) e sulla navigazione, durante la quale si invita ad assicurare in coperta tutti gli oggetti che potrebbero volare in mare.

Inoltre, il WWF sta proseguendo la raccolta firme per la petizione #plasticfree (presente anch’essa sul sito) diretta al Ministero dell’Ambiente che comprende 4 richieste, tra cui l’introduzione di una cauzione sugli imballaggi di plastica monouso. Finora la petizione, disponibile anche su change.org, ha raccolto oltre 352.000 firme ma l’obiettivo è raggiungerne 500.000 entro l’anno.

WWF S.U.B

Il progetto nasce per coinvolgere la grande comunità dei subacquei, da sempre sensibile alla difesa e alla conservazione della biodiversità marina. Infatti i subacquei, passando buona parte del loro tempo a immergersi nei mari del mondo, conoscono personalmente le bellezze, le fragilità ed il degrado del pianeta blu. Per questo motivo “WWF S.U.B.” può essere visto anche come un acronimo che ne raccoglie la missione: “Save Underwater Biodiversity”.

Un gruppo voluto dalla presidente Donatella Bianchi, insieme a Leonardo D’Imporzano, subacqueo e divulgatore scientifico e Franco Andaloro, biologo marino e membro del Comitato Scientifico del WWF. Una comunità che ha lo scopo di unire tutti i volontari del WWF che esercitano la subacquea ricreativa o professionale, l’apnea o lo snorkeling e che vogliono difendere l’ambiente acquatico con azioni dirette.

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