Affondamento del "Kiss": fu naufragio doloso. Tre indagati

I primi risultati della perizia svolta sull’imbarcazione “Kiss” confermano i sospetti di un tentativo di naufragio doloso.

13 gennaio 2012 | di Redazione Liguria Nautica

Un anno fa, esattamente l’11 gennaio 2011, poco al largo delle coste di Savona uno strano incidente coinvolgeva un mega yacht: il “ Kiss”, bolide di 24 metri, lanciava l’ SOS per un affondamento in corso. La richiesta di soccorso veniva racclolta da una motovedetta dei vigili del fuoco che si trovava nelle acque antistanti, e che riusciva a salvare in extremis l’imbarcazione.

 

Ma ai soccorritori e agli inquirenti che arrivarono sul posto, vennero da subito forti sospetti sul fatto che si fosse trattato di una sfortunata casualità. L’inchiesta che si aprì al tempo, guidata dal pm di Savona Ubaldo Pelosi, è arrivata nei giorni scorsi ad una svolta decisiva: il proprietario del “Kiss” e due membri dell’equipaggio sono stati infatti iscritti nel registro degli indagati per naufragio doloso.

 

Le analisi svolte sull’imbarcazione, che dopo il fatto era stata posta sotto sequestro, hanno infatti mostrato che l’entrata dell’acqua nel vano motore era dovuta ad una rottura dolosa dei tubi di collegamento delle prese a mare dei due motori, e che i dispositivi di sicurezza per le acque di sentina erano stati disattivati prima dell’affondamento. Non solo, ma pare che al momento del recupero, la barca fosse priva di tutti gli arredi interni, come se questi volessero essere “salvati” dall’affondamento.

 

Sembra questo un esempio principe di tentativo di truffa ai danni dell’assicurazione: la barca, infatti, risulta essere stata assicurata per 600 mila Euro, un valore che secondo la Procura di Savona è di ben quattro volte superiore a quello effettivo.

 

 

Francesca Pradelli

Foto tratta da IVG

 

 

 

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