Elena Lappon dei Cantieri Mostes: “Ecco com’è nato l’Audace 80, per navigare negli oceani con la comodità del salotto di casa”

Cerimonia del battesimo per la navetta dislocante oceanica Audace 80, al Marina Aeroporto di Genova. Abbiamo intervistato Elena Lappon, che insieme al socio Nicola Praticò, è la patron dei Cantieri Mostes

20 giugno 2019 | di Giuseppe Orrù
Elena Lappon (Cantieri Mostes) in plancia dell'Audace 80
Elena Lappon (Cantieri Mostes) in plancia dell'Audace 80

Uno scafo massiccio e imponente, con il profilo arancio fluo della sovrastruttura, svetta al Marina di Genova Aeroporto. Siamo stati alla cerimonia di battesimo dell’Audace 80, una navetta dislocante oceanica, costruita dai Cantieri Mostes di Genova.

In questo servizio vi avevamo già presentato tutte le caratteristiche di questa imbarcazione unica, al top della sicurezza per affrontare i mari di tutto il mondo, ma con un elevato tasso di comfort. A raccontarci come è nato il progetto è Elena Lappon che, insieme al socio Nicola Praticò, è la proprietaria dei Cantieri Mostes.

Elena Lappon, insieme al suo socio Nicola Praticò avete creato Audace 80, uno yacht che non scende a compromessi in termini di sicurezza e solidità. Quali sono state le richieste dell’armatore?

L’Audace, come ogni nostra costruzione, è nata da un foglio bianco su cui insieme al cliente abbiamo disegnato lo yacht dei suoi sogni. Il progetto ha soddisfatto le necessità di un armatore esigente, che si vuole distinguere nel mondo delle imbarcazioni da diporto attraverso un esemplare realizzato per affrontare qualsiasi condizione meteo-marina in assoluto comfort e sicurezza. Su questa base è stato quasi naturale che le scelte di progettazione siano state guidate dallo spirito dell’esplorazione e dell’autonomia.

La costruzione è caratterizzata da uno scafo dislocante, con strutture in acciaio e sovrastrutture in alluminio, uno scafo con forme generose, che creano volume sia nelle aree centrali che in zona prodiera, uno scafo robusto, stabile ma con una linea equilibrata e pulita. L’Audace è una piccola nave, con doti di grande marinità: una motorizzazione da lavoro (i motori possono operare a massima potenza il 100% del periodo operativo senza interruzioni), spessori importanti del fasciame (da 8 a 12 mm), distanza ravvicinata delle ordinate, serbatoi dimensionati per una lunga autonomia e impianti tubieri interamente realizzati in acciaio inox.

Sin dall’aspetto, si capisce che questa navetta dislocante oceanica è Audace di nome e di fatto. Da cosa si differenzia da uno yacht di dimensioni simili?

Innanzitutto la qualità del prodotto che per noi è prioritaria rispetto a qualsiasi altra cosa. Ogni fase della costruzione è stata controllata da noi personalmente e da un surveyor esterno che ci ha seguiti, coadiuvati e supportati dal progetto alla consegna. Oltre alla preparazione e alla competenza dei nostri diretti collaboratori, possiamo contare su una consolidata collaborazione con ditte esterne con le quali lavoriamo da anni, aziende che conoscono il livello dei nostri prodotti e le nostre aspettative.

Rispetto alle imbarcazioni presenti sul mercato di dimensioni simili, l’Audace ha tutte le caratteristiche di un superyacht, sia in termini di caratteristiche costruttive, sia in termini di organizzazione degli spazi interni: l’imbarcazione, infatti, ha cinque cabine ospiti, una cabina marinai e una cabina di guardia, per un totale di 13 posti letto.

Anche la sala macchina è stata disegnata con volumi generosi, che permettono di lavorare comodamente attorno ad ogni equipaggiamento. I quadri elettrici e gli equipaggiamenti più delicati si trovano in una zona separata dal vano motori e generatori, opportunamente raffreddata. L’imbarcazione è dotata, infine, di un convertitore di frequenza con selezione automatica della tensione d’ingresso, particolarmente utile pensando che transiterà in Paesi con tensioni e frequenze diverse.

L’armatore vi ha chiesto di distinguersi per sicurezza, comfort e autonomia. Quali accorgimenti ha usato il vostro cantiere per riuscirci?

L’Audace è stato pensato come mezzo per una navigazione piacevole, a velocità contenute e con elevate autonomie. Affidabile sopra ogni cosa. “Io voglio navigare, non arrivare prima”: questo è quasi stato un totem che si è ripetuto nelle fasi di progettazione. Per riuscirci abbiamo innanzitutto realizzato un modellino con il quale abbiamo effettuato delle prove in vasca della carena: questo ci ha permesso di ottimizzare le linee d’acqua per avere un giusto equilibrio tra la motorizzazione da utilizzare e il range di velocità che si voleva raggiungere.

Le prove in vasca ci hanno dato anche delle preziose indicazioni sulla stabilità dell’imbarcazione. Abbiamo realizzato due skeg sacrificali a protezione delle eliche e degli assi che hanno una duplice funzione: preservano lo scafo e le eliche in caso d’urto e contribuiscono ad aumentare la stabilità dell’imbarcazione.

La sicurezza della navigazione è il secondo obiettivo di chi desidera poter essere libero di esplorare. Da questo concetto nascono gli ampi serbatoi, che permettono elevate autonomie, la scelta di motori di sicura affidabilità, che vengano impiegati a regimi ottimali e che permettono manutenzioni programmate ovunque e le casse di zavorra (ballast) che assicurino la possibilità di avere ulteriori margini e mantenere il miglior assetto in navigazione.

La ridondanza è un’altra parola chiave, che viene proprio dalle navi: i sistemi e gli impianti sono studiati per essere utilizzati in diverse configurazioni e possono compensare quelli che sebbene mai attesi, possono essere i normali imprevisti di una vita in mare. I principali impianti prevedono un backup, in modo che l’automazione non diventi il punto di vulnerabilità dello yacht. Un sistema al servizio dell’armatore e non un suo ostacolo.

E infine l’attenzione al comfort, a tutto quello che permette di stare come a casa, anzi meglio che a casa, senza creare barriere con la natura e con il mare. Per questo abbiamo scelto generatori con elevata silenziosità e potenze tali da permettere utilizzi ad hoc in funzione delle esigenze di bordo, oltre a due stabilizzatori giroscopici silenziosi e interni, così da non avere ingombri fuori sagoma e non avere appendici che operano in prossimità delle cabine degli ospiti.

Uno studio accurato e una consulenza ad hoc ci hanno poi permesso di realizzare una coibentazione dalle elevate prestazioni: tutti gli equipaggiamenti di bordo sono montati su supporti antivibranti, gli assi portaeliche sono stati installati con una resina speciale (chockfast) che assorbe le vibrazioni e la sala macchine è insonorizzata e coibentata con cicli diversi per ogni tipologia di isolamento.

Per solcare gli oceani di tutto il mondo con la massima sicurezza e il massimo comfort, oltre a una progettazione così speciale, Audace 80 offre anche degli interni prestigiosi. Per le cabine qual è stata la filosofia progettuale?

Audace ha dei volumi interni che difficilmente si trovano su imbarcazioni di tali dimensioni: tre ponti, uno inferiore per gli ospiti, con due cabine vip matrimoniali ognuna con il proprio bagno, due cabine guest, una matrimoniale e una con i letti a castello che condividono il bagno, un ponte principale dove trovano spazio un’ampia cabina armatoriale e la zona giorno al coperto. Infine un ponte superiore, con una cabina di guardia e relativo bagno, che si vive in tutt’uno con la plancia e la timoneria.

Quest’ultimo aspetto non è un caso, è anch’esso la sintesi per chi vuole vivere la propria imbarcazione. Il ponte di comando non è separato nettamente dagli altri spazi, è qui che il comandante-armatore può seguire la rotta e restare a contatto con chi è a bordo con lui. È una barca da vivere in mare, sia in navigazione che all’ancora.

Nel ponte superiore si trova un ampio solarium da vivere sia nei tempi di riposo che come punto di vita comune, con una cucina all’aperto ed una vista diretta sulla plancia di comando. Nel ponte principale si trovano un tavolo grande nel pozzetto di poppa, dove mangiano comodamente 10 persone e un prendisole a prua che si trasforma in tavolo con seduta e può essere utilizzato nel caso in cui si voglia mantenere la privacy negli ormeggi di poppa.  Infine nell’estrema poppa trova spazio la zona tecnica: sala macchine, locali dell’equipaggio e locali tecnici.

 

Giuseppe Orrù

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