Boom dell’industria nautica italiana nel 2021: prevista una crescita del fatturato del 23,8%

I dati raccolti dall'Ufficio Studi di Confindustria Nautica mostrano una stima di crescita del fatturato globale dell'industria italiana della nautica del +23,8% per l'anno solare 2021

17 Settembre 2021 | di Manuela Sciandra

Al Salone Nautico di Genova, in occasione della IV edizione del convegno “Boating Economic Forecast“, Stefano Pagani Isnardi (Ufficio Studi Confindustria Nautica), Marco Fortis (Fondazione Edison-Università Cattolica) e Carlo Mescieri (presidente ASSILEA) hanno presentato i dati sull’andamento dell’anno nautico che si è concluso il 31 agosto, da cui emergono risultati ampiamente positivi per l’intero settore.

La rilevazione dei dati, effettuata dall’Ufficio Studi di Confindustria Nautica sulla base di un campione significativo di aziende, mostra infatti una stima di crescita del fatturato globale dell’industria italiana della nautica del valore di +23,8% per l’anno solare 2021, con un range di variazione del ±5% che determina un valore complessivo compreso tra 5,5 e 6 miliardi di euro.

La crescita supera di molto il rimbalzo post lockdown registrato dall’industria italiana e determinanti risultano vari fattori, tra cui il boom dell’export della cantieristica, che al 30 giugno 2021 ha raggiunto il massimo valore storico di 2,8 miliardi di euro, i portafogli ordini dei cantieri italiani di superyacht, che per molti operatori coprono il prossimo triennio, e l’ottima performance dei comparti dell’accessoristica nautica e dei motori marini.

Qualora i dati del quarto trimestre 2021 confermassero la fascia superiore di stima, l’industria italiana della nautica tornerebbe a toccare i livelli massimi di fatturato raggiunti nel biennio 2007/2008. Relativamente poi ai dati di consuntivo dell’anno solare 2020, che emergono dalle elaborazioni pubblicate nella nuova edizione del rapporto La Nautica in Cifre LOG, si confermano le precedenti stime di sostanziale tenuta del settore, a fronte delle complessità determinate dalla pandemia.

Il fatturato globale dell’industria nautica si è attestato nel 2020 a 4,66 miliardi di euro, con una crescita pari all’1,36% per il comparto della produzione cantieristica, determinata dalla riapertura anticipata delle attività industriali ottenuta grazie al confronto tra Confindustria Nautica e il governo. La componentistica (accessori nautici e motori marini) ha invece segnato nel 2020 una flessione media dell’8,7%, generata principalmente dagli effetti della chiusura delle attività produttive nei primi mesi di lockdown, derivanti dall’interruzione delle catene di approvvigionamento delle forniture e delle filiere logistiche connesse.

Sempre per il 2020 sono poi da sottolineare due indicatori molto positivi, rivelatori dell’attuale forte sviluppo del settore: l’incremento del 2,4% degli addetti effettivi, che superano quota 24 mila, e l’aumento del peso del contributo al PIL da parte dell’industria nautica, in crescita dal 2,22% al 2,37%, che mostra una migliore performance rispetto all’economia nazionale.

Nel suo intervento Carlo Mescieri ha illustrato la riduzione dello stipulato leasing nautico di grandi yacht, che, nel periodo gennaio-luglio 2021, ha totalizzato 175 nuovi contratti dal valore di 136 milioni di euro (-57,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente). Il taglio medio delle operazioni si dimezza e si attesta a 777 mila euro. Si stima che la riduzione, dovuta alla riforma del leasing voluta dalla Commissione UE, farà perdere 40 milioni di gettito IVA. L’attuale sistema di calcolo dell’imponibile in vigore favorisce quindi la scelta da parte di armatori stranieri di stipulare i contratti di leasing nautico a Malta o in altri Paesi extra europei, mentre prima sceglievano l’Italia.

Alla presentazione dei dati è seguita la tavola rotonda “In barca per riaprire le frontiere. Quali scenari per l’export dell’industria dello yachting e per l’incoming del turismo nautico?“, aperta da Maurizio Balducci, vicepresidente di Confindustria Nautica, e da Andrea Benveduti, assessore allo Sviluppo Economico della Regione Liguria.

“Più guardiamo questi numeri – ha commentato Carlo Maria Ferro, presidente dell’Agenzia ICE – e più migliorano. Il punto di forza della nautica è la filiera e la capacità di portare al successo i grandi marchi attraverso tutta la filiera. Nell’area start-up abbiamo invitato 10 start-up specializzate in materiali sostenibili e produzione elettrica. Considerando questi dati così straordinari, lancio qui anche una proposta. Perché non offrire incentivi agli esportatori dando loro la possibilità di pagare meno imposte?”.

“Il Made in Italy – ha dichiarato Barbara Beltrame Giacomello, vicepresidente Confindustria Internazionalizzazione – è un asset centrale per il Paese. Le potenzialità dei beni di consumo ‘belli e ben fatti’ valgono 135 miliardi. C’è un grosso potenziale da scoprire anche in Paesi come Cina, Medio Oriente e India, dove nel 2025 avremo tantissimi nuovi ricchi. La sfida futura sarà andare proprio lì”.

“La cantieristica navale e nautica italiana – ha aggiunto Mauro Alfonso, amministratore delegato SIMEST – è una delle punte dell’eccellenza del Made in Italy ma per garantire un ulteriore sviluppo del settore nel nuovo scenario globale è importante che le imprese di tutte le dimensioni, soprattutto le tante PMI specializzate in piccole produzioni di eccellenza, puntino sull’internazionalizzazione e investano in innovazione e sostenibilità“.

“L’industria italiana della nautica – ha spiegato Marco Fortis – ha avuto una bilancia commerciale di quasi 3 miliardi di dollari, un valore che è il doppio di quello dei Paesi Bassi. Stiamo consolidando su 12 mesi una cifra di esportazioni che è enorme rispetto al passato e anche rispetto ad ogni altro record. È un momento magico per le esportazioni italiane ma anche per il valore aggiunto della nostra manifattura. Sui primi sei mesi dell’anno, tra i Paesi dell’euro, l’Italia è quella con la crescita più forte non solo a livello di PIL, dove siamo più o meno alla pari con la Francia, ma soprattutto nella manifattura, con il +11% di crescita acquisita nei primi sei mesi dell’anno”.

“Sicuramente – ha concluso Fortis – Industria 4.0 ha influito, rafforzando il sistema. Questa dinamica a cui stiamo assistendo non è dunque una dinamica di rimbalzo ma il segno di un rafforzamento strutturale. Questo non vuol dire solo che siamo diventati più competitivi ma che abbiamo anche meno debiti con l’estero. Ci siamo trasformati da debitori verso l’estero in creditori verso l’estero”.

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