Alluvione di Genova: il cimitero della Fiera e quella lettera che inchioda Matteo Renzi

I rifiuti dell'alluvione vengono raccolti nel piazzale della Fiera, ma nel frattempo spunta la lettera che inchioda il Presidente del Consiglio, il Sindaco e il Presidente della Regione

14 ottobre 2014 | di Redazione Liguria Nautica

Interveniamo sul caso dell’alluvione di Genova perché riteniamo che la salvaguardia del territorio e dell’ambiente sia una priorità per chi, come noi, si occupa di turismo (quello nautico è strettamente legato anche alle risorse delle coste) e ha a cuore la bellezza della Liguria. Tanto si è scritto e si è detto sull’alluvione di Genova e non è compito di questo media ripercorrere la cronaca dell’accaduto, ma preferiamo limitarci ad alcuni spunti di analisi e a qualche approfondimento.

 

 

 

Abbiamo ricevuto le foto del parcheggio della Fiera, è il luogo dove i rifiuti dell’alluvione vengono raccolti, tutto  il materiale (fango, detriti, oggetti distrutti) è ammassato in queste ore nel piazzale antistante la Fiera di Genova. In questo luogo è anche andato in fiamme un caterpillar, non sappiamo ancora per quali cause, e l’insieme di questa scena restituisce l’immagine di una città allo stremo, che proprio in una delle zone che ne hanno fatto la sua storia nautica mostra il suo volto ferito ed esausto.

 

 

 

Delle tante foto pubblicate in questi giorni dai media una ci ha colpito in particolare. E’ stata pubblicata dal Secolo XIX, inviata da una lettrice, e da sola basta a spiegare tutto l’accaduto e chiarisce forse ogni tipo di responsabilità. Si tratta del retro di un negozio la cui parete è stata sfondata dalla forza della piena. Cosa c’è dietro il muro? Un piccolo ponte, sotto il quale scorre il Bisagno, un fiume che ha fatto decine di vittime nella storia recente di Genova.

 

La città è seduta su una bomba perché si è deciso di costruire senza rispettare nessun criterio di salvaguardia del territorio, perché decenni fa lo sviluppo edilizio era più importante che pensare al futuro dei cittadini. I letti dei fiumi dopo l’alluvione del 2011 dovevano essere però messi in sicurezza, con un piano di lavori che doveva mitigare il rischio.

 

A tal proposito è emerso un documento fondamentale, rivelato dal Tg La7 e dal Fatto Quotidiano nel silenzio generale di molti altri organi di stampa, indirizzato al Presidente del Consiglio Matteo Renzi, al Presidente della Regione Claudio Burlando, al Sindaco Marco Doria, all’Assessore comunale all’Ambiente, a quello regionale delle Infrastrutture in data 5 agosto. E’ la lettera inviata dai legali delle ditte che avevano vinto l’appalto per i lavori di messa in sicurezza del Bisagno, lavori mai partiti per la serie di ricorsi al TAR delle ditte concorrenti, ricorsi respinti che però non hanno determinato l’immediato inizio delle procedure.

 

La lettera lancia un grido di allarme netto: “rimandare e temporeggiare ancora espone la collettività al concreto rischio di riaccendere la tragedia del novembre2011” e ancora “alla luce di tutti i pronunciamenti giudiziari intervenuti, e da ultimo i citati dispositivi di sentenza del TAR del Lazio, il provvedimento di aggiudicazione definitiva ha piena validità ed efficacia e non vi è ostacolo di sorta alla realizzazione dell’opera“. Il contenuto insomma fa esplicita richiesta alle autorità competenti dell’autorizzazione definitiva a iniziare i lavori urgenti di “mitigazione del rischio idrogeologico“.

 

Ci chiediamo perché il partito maggioritario in Liguria ha tanto a cuore la realizzazione di infrastrutture come Gronda e Terzo Valico e temporeggi invece su interventi cruciali per la sicurezza dei cittadini. Ci chiediamo con quale sfacciataggine il Presidente del Consiglio scriva su facebook “Vedo i ragazzi che spalano il fango, userò la stessa determinazione per spazzare via il fango della mala burocrazia, dei ritardi e dei cavalli”. Presidente, per spazzare via il fango bastava leggere una lettera a tempo debito.

 

Mauro Giuffrè

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14 commenti

  1. Marvi ha detto:

    nessuno pensa che corso Sardegna era …. il letto di riserva del Bisagno e che lo stesso è stato strozzato per costruire via delle Brigate Partigiane, piazza della Vittoria etc. strariperà sempre, purtroppo…

  2. antonio ha detto:

    inquietante la foto della parete sfondata,è sempre comodo addossare le colpe ad altri(enti locali
    politici ricorsi al tar etc)ma è stato molto comodo per tutti costruire in maniera cosi avventata!
    Chi è causa del proprio mal non pianga se stesso.

  3. Pier Giovanni Bormida ha detto:

    Verissimo tutto, purtroppo è vero anche il contrario. Se si fossero iniziati i lavori per via di una semplice lettera di una impresa che legittimamente forza per una soluzione a lei favorevole, se non capitava l’alluvione saremmo in mille a gridare allo scandalo e se poi il tar avesse in via definitiva dato parere negativo, apriti cielo. La questione, secondo me è che in questo paese non c’è più nessuno capace di comandare ma neppure di governare con un conseguente carosello di parole ed azioni di facciata che non conducono più a nulla ma stordiscono ovvero mascherano questo limite. Stiamo assistendo alla trasformazione del processo democratico in immobilismo, si discute su tutto non si decide su niente, poi un giorno piove…

  4. mauro tripiciano ha detto:

    concordo con Stefano: I ricorsi non bloccavano i lavori ma gli avvocati segnalavano a Burlando e compagni che aprendo i cantieri si sarebbero assunti dei rischi in caso di sentenze contrarie. Comodo fare lettere al padreterno! L’alluvione era prevedibile ma non esattamente prevista, quindi Burlando ha scelto di aspettare e nel frattempo “pararsi” con una lettera al piano superiore! Comportamento umanamente comprensibile, ma vorrei dei governanti un po’ più seri ed impegnati.

  5. Sabrinska ha detto:

    Certo che però a far casini sono sempre i soliti noti… e c’è chi continua imperterrito a votarli!!

  6. Giovanni ha detto:

    ormai da tanti anni si assiste a ogni tipo di ingiustizia di sorta e tanto più a questi disastri volutamente provocati dalla irresponsabilità, dalla incompetenza e dalla cupidigia di chi giostra intorno ai poteri forti sia dello stato che delle regioni e via via fino ai più piccoli governi delle città e dei comuni. Ora, che non si voglia gridare ad un potere dittatoriale, è più che plausibile, ma sarebbe ormai giunto il momento di cominciare a dare esempi di penalità giuridiche ed economiche ai responsabili acclarati. Gli esempi dovrebbero servire da monito a tutti i governanti (sia politici che tecnici) in essere oggi come quelli che seguiranno, disgregando in maniera chiara questa casta di politici che fanno scudo a tutte queste vergogne e, credetemi, non è necessario inneggiare a dittature, ma solo aprire le coscienze di tutti.

  7. Gianfranco Zunin ha detto:

    A sentire i commenti alla TV dei dirigenti premiati per come dice Crozza “aver fatto benissimo il proprio lavoro” ed aver avuto pur con uno stipendio di 120.000€ un premio di17.000€ (per aver fatto mi pare 340 ore di discorsi) dobbiamo loro ancora qualche cosa ed ai giornalisti che cercavano di intervistarli hanno dato degli SCIACALLI .
    Bisogna togliere ogni premio ai comunali regionali statali pagati già abbondantemente per fare il pro
    prio lavoro.
    Da intitolare invece una strada a quei ragazzi che nelle alluvioni hanno dimostrato con gli atti di essere di statura ben superiore a chi dovrebbe governarci.
    Classe politica inadeguata ,improvvida ed inconsistente che si fa trascinare dagli eventi anzichè anticiparli

  8. Rolando Bocchini ha detto:

    In un paese civile è giusto fare ricorso al TAR dalle ditte concorrenti ( peraltro prassi consolidata per bloccare tutto e ricevere lavori accessori), ma sarebbe normale avere la sentenza dopo 30 giorni. In Italia questo non accade e la lentezza della giustizia crea questi risultati. peraltro valenti scienziati sono stati condannati per non aver previsto un terremoto. Io ho lavorato nella marina mercantile come comandante e fortunatamente le cose sono andate bene, ma se sbagliavo o per mia colpa e non, nessuno mi avrebbe più imbarcato.
    Nel nostro paese politici, dirigenti e tecnici fanno degli errori grossolani ma nessuno viene rimosso e sanzionato anzi viene promosso al grado superiore…..potere delle tessere……altro che meritocrazia !!!

  9. Domenico Pagano ha detto:

    I danni provocati dall’incompetenza dei politici e dai dirigenti da loro nominati devono essere risarciti
    con la confisca di tutti i loro beni affinché capiscano cosa significa perdere tutto e dover ricominciare daccapo.
    Per la burocrazia esasperata prima scoprire l’inganno e poi fare la legge è non viceversa come normalmente accade.

  10. paolo ha detto:

    Tragicamente splendidi. Quest’articolo lo voglio sul Corriere della sera.

  11. cristoforo colombo ha detto:

    Ma se hanno dato un premio in denaro ai funzionari della protezione civile per non avere fatto un cazzo!
    Ma basta…. ben venga un tiranno che metta al muro tutta la classe politica, nessuno escluso: che ce ne facciamo di una democrazia di questo genere? Ben venga una dittatura …. ma di quelle toste.

  12. Stefano ha detto:

    Prima e più di Renzi avrebbero dovuto muoversi le autorità locali, Costa e Burlando in testa. Quello degli scolmatori doveva essere il chiodo fisso, addirittura l’incubo del sindaco, fin dal giorno della sua elezione. E se un ricorso al tar è legittimo, ancora più legittimo pretendere che quando è in gioco la vita di una città la giustizia non sia rapida, ma di più. E se non lo è ideare azioni eclatanti, che smuovano la pubblica opinione. Se occorre, anche incatenarsi ai cancelli di Montecitorio. una giusta causa va perorata con ogni mezzo. E poi non se ne può più di un paese bloccato da una miriade di caste e minicaste con poteri di veto. Le scuse? Per quelle passare domani.

  13. marco ha detto:

    e un italia di merda e di ladri

  14. Gianni Risso ha detto:

    Bravo Mauro! è giusto fare chiarezza sulla tragedia che ha colpito Genova, ha causato una vittima innocente e danni colossali. Mi chiedo come i corresponsabili di cui sopra non riescano a trovare un minimo di coraggio per: chiedere scusa per quanto non hanno fatto e per i danni che hanno causato e per DIMETTERSI assieme a tutti i corresponsabili.

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