Andrea Razeto (Icomia e Confindustria Nautica) a LN: “L’Italia è tra i pionieri della riapertura della nautica”

Intervista ad Andrea Razeto, presidente di Icomia, il consiglio internazionale delle associazioni nautiche e vicepresidente di Confindustria Nautica, che fa il punto sulla riapertura della nautica. “Le prossime tappe saranno diporto e charter”

14 Maggio 2020 | di Giuseppe Orrù
Andrea Razeto
Andrea Razeto, presidente di ICOMIA e vice presidente di UCINA Confindustria Nautica

L’Italia è stata fra i pionieri della riapertura della nautica“. Lo dice a Liguria Nautica Andrea Razeto, nella sua doppia veste di presidente di Icomia – International Council of Marine Industries, il cui congresso mondiale avrebbe dovuto svolgersi in questi giorni a Sanremo, e di vice presidente di Confindustria Nautica. L’associazione di categoria italiana ha già presentato al governo quello che stanno aspettando tutti, dalle aziende ai diportisti: un protocollo per la ripresa del diporto e del charter.

Andrea Razeto, a capo insieme al fratello Giangi della Fratelli Razeto & Casareto, che produce maniglie per la nautica famose in tutto il mondo, spiega quali sono stati i passi già compiuti dall’Italia e invita alla prudenza per quelli che restano ancora da compiere, per non vanificare un lavoro delicato e di continuo confronto con il governo.

Presidente Razeto, a maggio Sanremo avrebbe dovuto ospitare il congresso mondiale di Icomia. Come vi organizzerete? In teleconferenza o rinvio a tempi migliori? 

Lo statuto di Icomia prevede che i congressi e altri atti formali vengano svolti entro il 30 giugno, entro sei mesi dalla fine dell’esercizio, quindi abbiamo deciso di tenere la stessa data del congresso, previsto per la fine della prossima settimana, per svolgerlo in via telematica. Sarà un congresso che si limiterà solamente ad atti formali, come l’approvazione del bilancio e vari adempimenti prescritti dallo statuto, ma ovviamente non ci saranno la parte conviviale e di convegni.

Certo che di argomenti sul tavolo ce ne sarebbero stati molti. A partire dal confronto su come i vari Paesi stanno riaprendo la nautica e la navigazione. Secondo lei, che presiede il consiglio internazionale delle associazioni delle industrie nautiche, qual è il Paese più virtuoso che ha adottato un sistema che vorrebbe vedere applicato anche in Italia?

Più che di virtuosismi io parlerei di diverse realtà e contesti diversi, anche dal punto di vista di come si è sviluppata l’industria. Ci sono industrie nautiche nazionali che sono più mature, come l’Italia o altri Paesi, e quelle in via di sviluppo, nel senso che l’industria nautica non si è ancora ben sviluppata o sta partendo adesso. 

Come Icomia, pubblichiamo settimanalmente dei report sullo stato di avanzamento dell’epidemia nelle varie nazioni e su come ogni Paese sta reagendo. Siamo un’associazione mondiale, con 37 associazioni nautiche industriali, che settimanalmente ci comunicano lo stato di avanzamento, che mettiamo a disposizione dei nostri soci.

L’Italia è stata fra i pionieri della riapertura, perché comunque ha fatto in modo che già il 27 aprile alcune aziende, con una marcata caratteristica di export, potessero riaprire. Dal 4 maggio poi l’Italia ha riaperto altre aziende, sempre grazie a tutte le fasi di interlocuzione con le varie componenti del governo, a cui abbiamo fornito dei nostri protocolli con le guide linee dell’Inail, concordati anche con le parti sociali. Questo ha permesso alla nautica di ripartire un po’ in tutti i vari settori.

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L’Italia è stata uno dei primi Paesi a riaprire la nautica

Lei è anche vice presidente di Confindustria Nautica. Il vostro lavoro di confronto con il governo ha evitato il lockdown, almeno per i cantieri nautici, anche in fase 1. Come sta procedendo il dialogo con le istituzioni e quali sono i prossimi obiettivi che vi siete dati?

Noi di Confindustria Nautica rappresentiamo un po’ tutta la filiera e abbiamo delle ottime interlocuzioni con il governo e i suoi organi in tutte le sue forme, le sue task force, la Protezione civile, i vari Ministeri. E’ un lavoro che si fa tenendo un profilo basso, non in modo mediatico, ma in maniera concreta. Ad esempio il nostro protocollo ha fatto sì che alcune Regioni facessero un salto in avanti, permettendo la riapertura di alcune attività, prima di altre.

Il lavoro col governo ha dato i suoi frutti sin dai primissimi giorni dell’emergenza. Fin dal primo decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri, su 86 codici Ateco che hanno avuto il permesso di continuare a lavorare, ben 3 erano della nautica: due riguardanti i cantieri e uno i porti turistici. Ovviamente non si parlava di produzione, ma era permessa l’apertura per consentire manutenzioni e la gestione di emergenze e assistenza ai servizi pubblici, come le marine che danno ospitalità ai mezzi di soccorso.

I prossimi obiettivi sono le attività già in atto, ovvero puntare al charter e al diportismo. Abbiamo promosso un protocollo, sentendo costantemente tutte le varie aziende e ascoltando le indicazioni dell’Inail, che è stato presentato ed è già sul tavolo del governo. Questo è il lavoro che stiamo facendo adesso. Riaprire questi due settori sarà la prossima tappa.

Tanti diportisti si stanno chiedendo se potranno trascorrere la prossima estate in barca liberamente e non più con il vincolo dell’equipaggio composto da una famiglia che vive nella stessa casa. Cosa possiamo dire loro?

Già il fatto che le famiglie possano andare in barca è un primo risultato che mi sembra molto lusinghiero. Il fatto delle maggiori interazioni sociali, come amici e conoscenti che possono trovarsi insieme ed entrare in contatto in barca come in qualsiasi altro contesto, riguarda delle disposizioni che devono essere emanate dal governo. E la barca non può che essere uno dei tanti luoghi dove avvengono queste interazioni sociali. Quello che stiamo facendo è fare in modo che, quando il governo emanerà le norme che regoleranno le varie modalità di interazione sociale, venga incluso come scenario anche quello della barca.

Ci sono poi le aziende di charter e servizi. Secondo lei qual è la formula per fare in modo che una famiglia o un gruppo di amici questa estate possa noleggiare una barca, anche con equipaggio?

Anche questa è una questione di protocolli. Il protocollo a riguardo è pronto ed è già sul tavolo del governo, con tutte le norme dell’Inail. Quindi direi che ci stiamo già muovendo in questo senso. Lavorando per tutta la filiera e avendo ascoltato le esigenze di tutta la filiera, devo dire che in questa fase certe uscite, certi passi avanti personali possono disturbare un po’ il lavoro e vanificarlo. Stiamo attenti, quindi, a fare troppi passi avanti perché non sappiamo ancora quali saranno le ricadute della fase 2 a livello sanitario e generale.

Tutto quello che possiamo fare a livello di protocolli, di normative e di sforzi, è fornire informazioni, dati e assistenza al governo, che dovrà normare i prossimi passi. E questo lo stiamo facendo. Siamo perfettamente consci che la barca è il luogo ideale per il distanziamento sociale, ma quando andiamo a parlare di interazioni sociali tra estranei e rapporti di lavoro, bisogna essere molto cauti e farlo in modo strutturato e informato.

Secondo alcuni, se l’Italia non allenterà presto le restrizioni, il rischio è di una fuga dei diportisti verso Paesi vicini, che potrebbero offrire condizioni più vantaggiose per il diporto. Ci sono Paesi vicini che impongono meno restrizioni ai diportisti? Se così fosse, potrebbero davvero richiamare diportisti italiani?

E’ totalmente prematuro parlare di questo, tanto più che non sappiano neanche se potremo andare all’estero. E non sappiamo come le ricadute che abbiamo studiato e dobbiamo ancora studiare si ripercuoteranno in Italia e negli altri Paesi. Gli stessi francesi, secondo me, hanno fatto una comunicazione imprecisa, parlando di riapertura della navigazione, che in realtà dipende da tre prefetti del mare, ognuno dei quali ha una giurisdizione: Atlantico, Manica e Mare del Nord e Mediterraneo.

Però il litorale dipende dalle prefetture locali, quindi dalle singole province. Hanno detto che si poteva navigare, ma non si sono accorti che per dare accesso al litorale nelle singole prefetture, bisognava passare dal prefetto e dai vari sindaci. Ogni Paese ha le sue peculiarità. Paura che ci rubino i clienti? Faremo in modo che non ce li rubino.

 

Giuseppe Orrù

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