Aspettando il Salone di Genova, la lettera aperta di un nostro lettore

"Vorrei vedere le carene delle barche come un tempo erano esposte nel padiglione B; vorrei rivedere sempre più quei cantieri italiani che fanno invidia a quelli esteri e che aggiornandosi nei materiali hanno mantenuto e migliorato lo stile del vero made in Italy"

23 settembre 2014 | di Redazione Liguria Nautica

Aspettando l’ormai prossimo Salone Nautico di Genova, pubblichiamo di seguito la lettera del nostro lettore Antonio Federico, che ci ha lasciato un lungo e articolato commento, alla nostra news sul Cannes Yachting Festival che è stata molto letta e commentata, sulla sua idea di Salone Nautico e in generale sul suo concetto di nautica. Parole che ci sentiamo di condividere in pieno perché parlano di una nautica per tutti, sostenibile, al passo con i tempi, e di un Salone Nautico che può, e deve, cambiare marcia in fretta. Ringraziamo il nostro lettore e invitiamo, come sempre, tutti voi, a scriverci le vostre impressioni, le vostre idee e le vostre critiche, purché costruttive.

 

Sono un appassionato velista amante del navigare in sicurezza, con semplicità e, possibilmente, stile.Vengo al Salone di Genova da oltre 30 anni e lo trovo sempre più triste.
Barche
Vorrei vedere le carene delle barche come un tempo erano esposte nel padiglione B; vorrei vedere una netta divisione tra zona motoscafi e barche a vela senza dover far chilometri per cercare il modello che mi interessa. Vorrei rivedere sempre più quei cantieri italiani che fanno invidia a quelli esteri e che aggiornandosi nei materiali hanno mantenuto e migliorato lo stile del vero made in Italy in ogni aspetto ed accessorio contenendo i costi in tutto quanto non necessario ma non nei materiali usati, anzi…, per combattere la concorrenza e pubblicizzando le scelte fatte con coraggio (senza far nomi).
Barche solide, essenziali, fatte per navigare seriamente in modo semplice sicuro e veloce quanto basta in un mondo ormai cambiato anche meteorologicamente. Barche dalla carena marina ma dall’opera morta armoniosa e tughe non eccessivamente alte ma con finestrature sicure e sufficienti con possibilità di dare uno sguardo, se pur minimo, in avanti dall’interno e non solo ai lati in caso di necessità, per riscoprire il piacere di navigare come Dio comanda. Barche a dimensione umana. In caso contrario dividete il salone in due: quello dedicato ai natanti e quello dedicato alle imbarcazioni oltre i 10 o 12 metri .
Organizzatori Salone
Vorrei persone meno di parte e litigiose responsabili di aver messo in fuga cantieri italiani di eccellenza. Burocrati forse poco marinai, esterofili e scarsamente lungimiranti o di parte per proprie tristi scelte.
Vorrei rivedere almeno un’area del Salone dedicata a barche a dimensione d’uomo fatte per navigare e non per abitare in banchina, come, quelle di molti cantieri nordici, a noi poco noti, olandesi, inglesi, danesi e francesi aiutati anche da leggi favorevoli e chiare e da organizzatori di Saloni con mentalità manageriale e dalla cultura marinara e marinaresca.
Sicurezza
Largo a sistemi per rendere sempre più semplice la navigazione anche in solitario o in famiglia e sempre più ecologici. Per gli architetti, poi, bando a scelte che ti rovinano una crociera (motori e gabinetti poco accessibili e complicati da manutenzionare con possibilità di scegliere pozzetti di acque nere anche piccoli per spazi non sufficientemente grandi, pozzetti della catena dell’ancora profondi quanto basta per non creare problemi di scorrimento per chi costretto a manovrare in rade affollate e così via. Insomma barche “umane” fatte non per stupire ma per navigare serenamente.

Leggi
Vorrei leggi, se pur severe, siano chiare ed ove una barca piccola od una grande abbiano lo stesso alto grado di sicurezza (di non affondare), indipendentemente dalla distanza dalla costa. Ce lo insegnano i navigatori solitari da Slocum, a Di Benedetto solo per citarne alcuni. Utopie?
Porti:
Accoglienti non solo per motoscafisti, sicuri e con servizi essenziali ma completi e personale esperto e non improvvisato nell’uso di tecniche e materiali (mastri d’ascia o anche semplici buoni falegnami, seri meccanici (rispettosi dell’ambiente), attrezzature funzionanti, attenzione alla sicurezza (cavi elettrici abbandonati in acqua a caricare notte e giorno barche senza sorvegliante a bordo, cani sguinzagliati con padroni distratti o troppo fiduciosi…, difese attive e passive fatiscenti,
Cordiali saluti”

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2 commenti

  1. Ale ha detto:

    Salve,
    amante della vela, concordo su quasi tutto quanto scritto dal sig. Antonio Federico. Specialmente con la prima parte della sua lettera.
    Per quanto riguarda invece il salone nautico di Genova più in generale, i suoi sviluppi futuri, e addirittura la sua futura esistenza, sono purtroppo un po’ pessimista. Bisognerebbe che tutte le istituzioni, a partire dal Comune, riconoscessero l’importanza di questa esposizione rimasta, con l’Euroflora, una delle poche, se non l’unica ad avere valenza internazionale nella nostra città, lasciando perdere i miopi progetti ed i canti di sirene i cui unici interessi sono solo quelli economici personali, senza tenere conto di quelli della collettività.
    L’area è stata “strappata” al mare negli anni 60 appositamente per creare uno spazio fieristico che rimane l’unico fruibile in zona centrale e strategica per la nautica, e non solo. Non esistono altri spazi simili da destinare anche ad altri eventi. Non snaturiamola, altrimenti, per farne godere i soliti pochi, sarebbe stato meglio aver lasciato la zona così com’era un tempo con le case dei pescatori sulla riva.

  2. Giuseppe Martines ha detto:

    Buongiorno Sig.Federico,
    Leggendo la sua lettera mi torna in mente la polemica Fiat: lei difende giustamente i valori del Made in Italy ma nel farlo si dimentica che oggi essi vanno espressi nel mercato globale, non nel mercato interno, non solo perché questo è stato soffocato da scelte politiche nefaste e da un’industria nautica troppo frammentata e, tranne rarissime eccezioni (una, due?), molto indietro nelle tecniche di progettazione e di produzione, ma anche perché le scelte dei clienti esteri non sempre coincidono con quelle degli italiani.
    Quindi, aldilà di certi romanticismi, il Salone di Genova potrà salvarsi solo se tornerà ad attrarre espositori e pubblico internazionali, e la sfida è dura ma va tentata, evitando ovviamente le pessime scelte organizzative del passato. Non scordiamoci, inoltre, che se è vero che la piccola nautica italiana è in crisi, altri marchi, come ad esempio il gruppo Beneteau, continuano a vendere bene nel mondo, quindi il pessimismo va lasciato a casa facendo posto all’autocritica.
    E non scordiamoci neanche che quando l’artigianato italiano diventa fondamentale per costruire yacht medio grandi esistono in Italia cantieri in grande spolvero che hanno venduto moltissimo negli ultimi anni. (il 2013 è stato anno record per il varo di yacht sopra i 50 metri….e la tendenza a crescere verso queste misure non va certo demonizzata).

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