Baglietto, Deprati: «Punteremo su barche più grandi e eco-friendly»

Le ricette per il rilancio del "marchio del Gabbiano" nella nostra intervista esclusiva al nuovo ad dei Cantieri Baglietto della Spezia, Diego Michele Deprati

19 Marzo 2012 | di Redazione Liguria Nautica

L’ingegner Diego Michele Deprati è il nuovo ad dei Cantieri Baglietto della Spezia. Classe 1963, savonese, ha ricoperto ruoli di comando nella Marina Militare e ha maturato esperienza ventennale nel gruppo Mondo, diventando nel 2001 amministratore delegato del cantiere Mondo Marine. Lo abbiamo contattato per conoscere i suoi progetti di rilancio dello stabilimento, acquisito di recente dal gruppo Gavio.

 

Ingegner Deprati, inizia la sua avventura al timone dei Cantieri Baglietto. Quali sono i suoi progetti a medio e lungo termine per rilanciare il “marchio del Gabbiano”?

«La prima fase di rinnovamento dello stabilimento passerà attraverso una radicale trasformazione delle infrastrutture: nell’arco di un triennio, compatibilmente con l’attività del cantiere, interverremo, in accordo con la proprietà, sia sulla qualità che sulla quantità di queste ultime. Gli impianti saranno ridimensionati per la costruzione e il rimessaggio di mega yacht fino a 90 metri: si tratta di un cambio di rotta per Baglietto, che non ha mai sfornato imbarcazioni di questa lunghezza. Ma in futuro lo yachting, secondo noi, sarà caratterizzato da un aumento delle misure».

 

Parlando invece dell’immediato, cosa avete in serbo?

«Sicuramente il completamento di alcune imbarcazioni e di prototipi già realizzati dalla precedente gestione: contiamo di presentare la nuovo produzione Baglietto al salone di Montecarlo 2012. Non voglio ancora svelare alcunché in quanto siamo nella fase embrionale di lavoro, ma stiamo collaborando con diversi architetti e designer di fama internazionale».

 

In che cosa le nuove barche si distingueranno rispetto alla precedente produzione?

«L’inconfondibile stile Baglietto, per quanto riguarda il design dello scafo, non potrà essere stravolto: lavoreremo molto sull’ecologia, puntando molto sull’innovazione tecnologica per quanto riguarda i mezzi di propulsione e i materiali di costruzione, sfruttando l’energia pulita. Impiegheremo, ad esempio, vetri termici solari per imbarcazioni il più possibile eco-friendly».

 

Quanto conta la sua esperienza in un cantiere quale MondoMarine sotto questo profilo?

«Il bagaglio di esperienze maturate ha una sua importanza, ma la ricerca dell’innovazione è una realtà intrinsecamente in evoluzione. Sto collaborando attivamente con l’ufficio tecnico per ideare soluzioni all’avanguardia, mettendoci tutta la mia passione».

 

Il decreto Monti: come ha giudicato la “virata” che ha cambiato la tassa sui diritti di stazionamento in semplice tassa di possesso?

«Abbiamo rischiato di fare un grosso passo indietro, fortunatamente l’abbiamo compiuto solo a metà. Purtroppo non ci si concentra su un settore che, potenzialmente, è in grado di rappresentare una fetta importante dell’economia italiana: c’è ancora molto da fare, in quanto grande cantiere Baglietto sta lavorando, insieme a Ucina, per sensibilizzare governanti e opinione pubblica sulla capacità di produrre ricchezza del comparto. Servirebbero incentivi e sgravi per far decollare la nautica da diporto: rimango fiducioso, e penso che il peggio sia passato».

 

Si dichiara quindi ottimista. Quando usciremo da questa crisi?

«Si avvertono già segnali positivi, e ho notato con orgoglio che la cantieristica italiana, nonostante il brutto momento congiunturale, non ha desistito, puntando sempre più sulla qualità. Le crisi hanno un andamento sinusoidale, anche questa non farà eccezione anche se la sua gittata è risultata più lunga perché è arrivata dopo un periodo di vacche grasse, forse troppo grasse. Già dal 2013 prevediamo una ripartenza del mercato».

 

Quali saranno i vostri mercati di riferimento?

«Storicamente nel portafoglio clienti di Baglietto l’Europa gioca un ruolo primario, ma la nostra idea è di consolidare il marchio sui mercati internazionali (anche dei paesi in via di sviluppo), rivendicando l’italianità del Cantiere».

 

Eugenio Ruocco

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