Ci risiamo. I sindacati minacciano lo sciopero e il blocco del Salone per le vertenze Piaggio ed Ericsson

Dai sindacati è arrivata la minaccia di bloccare il Salone se entro martedì 20 non avverrà un incontro con la Presidenza del Consiglio. Ma se l'obiettivo è questo, che senso ha bloccare il Salone? Qual è il nesso? Non ci sono anche dentro il salone dei lavoratori che vivono anni di crisi?

16 Settembre 2016 | di Redazione Liguria Nautica

Ci risiamo. Si avvicina il Salone Nautico e, come avviene praticamente quasi tutti gli anni, si prospettano per la giornata di apertura proteste e scioperi di lavoratori, per altro non appartenenti al comparto nautico.

L’allarme arriva dai lavoratori di Ericsson e Piaggio Aereo, che in queste settimane stanno affrontando delle delicate vertenze che riguardano le rispettive aziende: la Piaggio ha infatti un piano di tagli per 89 dipendenti, 147 quelli del gruppo svedese.

Dalla nostra testata va massima solidarietà verso questi lavoratori che cercano di difendere il loro impiego, la nostra critica non va certo a loro ma ai sindacati che ne cavalcano la protesta e alle loro strategie. Non capiamo infatti il perché, quasi tutti gli anni, venga utilizzato il Salone praticamente come un ostaggio. Approfittando della presenza di un esponente del Governo nella giornata di apertura, verosimilmente uno tra il Ministro alle Infrastrutture e quello allo Sviluppo Economico, il Salone viene trasformato in teatro di battaglia per vertenze sindacali che dovrebbero giocarsi su altri campi.

Dal fronte della protesta è arrivata infatti la minaccia di bloccare il Salone se entro martedì 20 non avverrà un incontro con la Presidenza del Consiglio. Ma se l’obiettivo è questo, che senso ha bloccare il Salone? Qual è il nesso? Non ci sono anche dentro il salone dei lavoratori che vivono anni di crisi?

Non c’è un assessore regionale allo sviluppo che dovrebbe occuparsi, non solo a parole ma anche a fatti, di farsi da tramite tra le rivendicazioni dei lavoratori e il Governo?

Domande queste che possono sembrare retoriche, ma fotografano uno stato delle cose francamente non condivisibile. Sigle sindacali che, invece di mettere spalle al muro la politica regionale e nazionale, obbligando le istituzioni a intervenire nelle vertenze tra i lavoratori e le due aziende, danneggiano un altro comparto. Danneggiare con la protesta un altro comparto già di per se martoriato dalla crisi, non è una sfida alla politica ma un dispetto per altri lavoratori.

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