Come vestivano i marinai? Ripercorriamo la storia del dress-code nautico dal 1930 a oggi

Quattro puntate per scoprire come vestivano i personaggi del mondo della nautica. Il viaggio nella storia arriva ora agli anni della “dolce vita”, ecco come negli anni ’50 e ’60 le nuove icone di stile interpretano il mare

15 novembre 2012 | di Redazione Liguria Nautica

Quale categoria rappresenta meglio l’evoluzione del dress-code marinaresco: comandanti, marinai, velisti o grandi appassionati di mare? La domanda è d’obbligo per inquadrare i protagonisti della nuova puntata; a onore di storia ogni costume e usanza del mare percorrono un’evoluzione stilistica differente, ma è la gente comune che reinterpreta le abitudini e concede il privilegio a una divisa di diventare un abito di tendenza e superare l’ostacolo del tempo.

 

La nostra mini-serie sull’evoluzione dei costumi dei marinai, dopo una prima puntata introduttiva arriva nel vorticoso ventennio dal 1950 al 1969.  Superata la grande paura della guerra, questi sono gli anni delle scoperte, del boom economico, di grandi rivelazioni, ma soprattutto delle persone comuni che diventano miti e leggende dei giorni nostri.

 

 

Sono molti gli eventi che segnano questo periodo storico, ma il fatto che più sconvolge abitudini e valori della società è la rivoluzione portata dalla nuova impresa cinematografica e dalla nascita del mestiere di paparazzo. Ricchi imprenditori e divi dello spettacolo diventano icone di stile, seguiti dagli obbiettivi anche nella vita privata, anche al mare. Nel 1962 prende il via nelle acque di Newport la 18ma edizione dell’America’s Cup: a tagliare il traguardo per primo è il 12 metri yankee Weatherly, timonato dallo skipper, due volte campione americano, Emil “Bus” Mosbacher. Notate qualche differenza rispetto a oggi?

 

In origine le righe bianche dovevano essere 21, dello spessore di 20 millimetri, mentre quelle blu 20 o 21, dello spessore di 10 millimetri. Tale indumento distingueva il marinaio semplice da quello di livello superiore. La maglia a righe, o meglio “marinière”, o ancora “bretone” nelle sue accezioni alla francese, è la vera protagonista della moda degli anni ’60; infine il cinema e i suoi giovani attori ne consacrano definitivamente il successo.

 

In verità, la famosa Coco Chanel sfodera già negli anni venti la maglia a righe, pensata in tessuto jersey per un pubblico femminile. Proprio alla stilista va il merito di aver reso questo capo un evergreen della storia dell’abbigliamento.

 

Le nuove promesse del cinema e della musica fanno della classica maglia a righe un segno distintivo della loro personalità: Jane Birkin, Brigitte Bardot, Audrey Hepburn sono solo alcune delle protagoniste della scena internazionale che non perdono occasione per indossarla, anche in vacanza, sulle spiagge della Costa Azzurra. Per restare in Italia, una giovanissima Giulietta Masina interpreta la protagonista in t-shirt marinière, nel film diretto da Federico Fellini “Le Notti di Cabiria”, premiato con un Oscar nel 1957.

 

In questi floridi anni la fortuna delle maglie a righe procede di pari passo con lo sviluppo del settore nautico: i grandi capitalisti sono sempre più interessati a investire in questo comparto. In particolare, questi sono gli anni di Jacqueline e John Fitzgerald Kennedy e delle loro fughe d’amore sulle barche della famiglia dell’allora presidente degli Stati Uniti d’America. La nostra panoramica non può esimersi dal citare la storica copertina di Life del 1953: il celebre periodico patinato ritraeva la giovane coppia in una delle prime uscite insieme a bordo della barca a vela Wianno Senior, in tenuta sportiva, completamente catturati dal loro amore per il mare.

 

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La passione di John Kennedy per le barche è passata alla storia: possedeva una flotta di sei imbarcazioni tra vela e motore. Stesso esempio di grande entusiasmo per il mare lo troviamo nell’Avvocato, Gianni Agnelli. Tra i due ci fu un incontro curioso, proprio in occasione della Coppa America del 1962; abbiamo raccontato questo particolare episodio in esclusiva per Liguria Nautica: che cosa avrebbe fatto Kennedy, pur di vincere l’America’s Cup!

 

Gli anni della “dolce vita” e del jet set internazionale lasciano il campo a un nuovo periodo della storia, politicamente turbolento. La nostra ricerca sull’evoluzione dell’abbigliamento nautico d’ora in poi scenderà sempre più nei dettagli: si affacciano sul mercato le case di abbigliamento tecnico e i nuovi tessuti sono testati direttamente in mare.

 

G.S.

foto (in ordine di comparizione): vogue.it, thesailingtimes.com, theneotraditionalist.com, wiannosenioritalia.com,

 

 

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