Flagging out: sfatiamo un mito, è davvero conveniente per tutti? Risponde l’esperto

A Carlo Tripodo abbiamo fatto alcune domande specifiche, per cercare di capire quale sia, nel flagging out, il confine tra reale convenienza e scelta dettata dalla moda del momento

30 Agosto 2016 | di Redazione Liguria Nautica

Liguria Nautica torna a parlare di un argomento che a volte sembrà essere un tabù: il flagging out, la famosa bandiera straniera anche su imbarcazioni il cui armatore è un italiano. Un argomento che sembra tabù perché spesso le testate generaliste tendono a liquidare il fenomeno bollandolo come tipico dei “soliti furbetti evasori”, senza approfondirne a sufficienza le dinamiche e i contesti.

Torniamo quindi a parlarne con un’intervista a un operatore del settore, Carlo Tripodo, titolare dell’agenzia marittima SENAGE che si occupa di servizi professionali per la nautica da diporto. Al signor Tripodo abbiamo fatto alcune domande specifiche, per cercare di capire quale sia, nel flagging out, il confine tra reale convenienza e scelta dettata dalla moda del momento. Siamo sicuri che la scelta di una bandiera straniera porti in qualsiasi caso dei vantaggi all’armatore? Proviamo a saperne di più.

LN – Come potremmo quantificare il fenomeno del “flagging out” in Italia? E’ possibile indicare delle percentuali?

C.T. –  E’ difficile stabilire delle percentuali senza avere accesso a dati ufficiali  in quanti siamo praticamente gli unici a gestire ancora a mano la registrazione  delle imbarcazioni e navi completamente a mano dato che l’informatizzazione dei Registri non è stata mai portata a termine dall’Amministrazione .Sicuramente è un fenomeno in espansione visto le richieste ed il fai da te di molti utenti anche su bandiere prettamente “terrestri”
LN – Quali sono i vantaggi economici diretti che derivano da questa
scelta?

C.T. – I vantaggi economici sono alquanto irrisori salvo per gli Armatori che imbarcano equipaggio che hanno risparmi notevoli sul costo del personale e forse psicologici in quanto gli Italiani sono spesso poco orgogliosi della  propria bandiera ma sono molto affascinati da quelle straniere.Sicuramente anche i controlli spesso vessatori e ripetitivi alle bandiere italiane rispetto alle straniere non aiutano ad amarla.In questo caso dovremmo prendere esempio dai  nostri vicini che sono orgogliosi della propria bandiera perchè rappresenta una  Amministrazione più amata ed al servizio del cittadino.

LN – Da un punto di vista burocratico, cosa cambia per un armatore
 italiano che sceglie una bandiera straniera?

C.T. – In buona sostanza nulla dal punto di vista formale tranne che una  assicurazione leggermente meno costosa e vale quanto descitto al punto 1 e 2

  LN – Quali sono i limiti legali del flagging out e quali gli usi impropri?

C.T. – Se parliamo di bandiere comunitarie direi nessuno tranne che molti registri  ed Amministrazioni Comunitarie hanno registrazioni esclusive per le acque  interne  e riservate ai residenti che vengono spesso utilizzate per navigare in mare e  poi l’illusione molto radicata che delle dotazioni di sicurezza sono un  optional con la bandiera straniera  di cui nessuno si interessa mentre, dato  che  tutti i registri aderiscono alle convenzioni internazionali, la differenza  con quelle italiane è marginale.

LN – Quali sarebbero gli interventi legali necessari per rendere vantaggiosa la bandiera italiana e limitare – o annullare – il fenomeno del flagging out?

C.T. – Il punto di partenza, e assolutamente propedeutico, È l’informatizzazione dei Registri ed eventualmente unificarli.Probabilmente il primo grande effetto potrebbe essere la diminuzione
dei controlli in banchini a favore di quelli da Uffio con grande soddisfazione  degli Utenti e dei lavoratori dell’indotto. Per le barche con equipaggio occorre adeguarsi agli standard europei per i rapporti con il personale.

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2 commenti

  1. franco cattai ha detto:

    chiaro quello che scrive l’esperto C. Tripodo,l’argomento nella sostanza sarebbe di per se non importante se non per quegli armatori che devono gestire grandi equipaggi ed usufruiscono di condizioni vantaggiose con le off shore flags. E’ invece rilevante quanto poca penetrazione fa lobby del settore non riuscendo a dialogare con la politica ed avvicinare l’Amministrazione del paese ad una tradizionale attività nazionale come il diporto nautico. Tornando all’articolo sarebbe utile per capire quali sono le differenze se l’esperto C T stilasse uno schema comparativo tra la bandiera nazionale e le off shore per rendere più semplice le differenze.

  2. Vincenzo ha detto:

    Bè, se parliamo di grandi yacht sicuramente la parte di stress sulle dotazioni di sicurezza da parte delle autorità può essere così, ma se andiamo a guardare il mondo dei piccoli diportisti, il continuo stillicidio con norme e adempimenti burocratici (costosi), giustifica il cambio bandiera, che purtroppo pur essendo nazionalista condivido. ……………

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