Kite hydrofoil senza paura, anche con 50 nodi

All'ultimo Défi Kite che si è svolto in Francia dal 30 aprile al 1° maggio nonostante la Tramontana fotonica ha vinto Axel Mazzella a bordo di un Hydrofoil mostrando al mondo le potenzialità di queste appendici in condizioni estreme. L'atleta italiano Andrea Beverino ci spiega perché.

22 Maggio 2016 | di Redazione Liguria Nautica

Anche quest’anno la famosa Tramontana di Gruissan, in Francia, ha mostrato i suoi denti aguzzi e micidiali durante il Défi Kite che si è disputato dal 30 aprile al 1° maggio. Il vento ha soffiato rabbioso per i due giorni dell’evento con raffiche a oltre 50 nodi. “Se avete qualche dubbio, non partite”, così ha esordito Philippe Bru, l’organizzatore della gara, di fronte agli oltre 300 partecipanti durante lo skipper meeting che di dubbi in effetti sentendo anche solo il rumore del vento e faticando addirittura a restare in piedi ne avevano parecchi. Alla fine solo in 103 rider hanno avuto il coraggio di uscire in mare con ali che andavano dalla 2,5 alla 6 metri.

L’evento, alla sua quarta edizione, nato come costola del famoso Défi Wind, prevedeva una formula di gara divisa in tre manche lungo un percorso di circa 5 miglia al traverso allestito sul tratto di mare tra Gruissan e Port La Nouvelle, nel Sud della Francia.

Axel Mazzella, 18 anni, l’Hydrofoil oggi è lui

Alla fine a salire sul podio è stato il giovanissimo Axel Mazzella, con appena 18 anni sulle spalle e un futuro brillante nel kitesurf all’orizzonte. In realtà a sorprendere è stato soprattutto il fatto che Axel ha vinto in quelle condizioni estreme a bordo di una tavola Hydrofoil, ossia dotata di appendici idrodinamiche derivate dagli aliscafi che permettono di navigare alzandosi sull’acqua e ridurre l’attrito. Le prestazioni di queste macchine da velocità sono ormai ampiamente note, ma mai fino ad ora erano state mostrate al pubblico con vento fotonico e mare a prova di stomaco. Lo stesso Mazzela al termine della gara ha commentato: «Quest’anno il Défi ha permesso di mostrare tutte le potenzialità a livello di performance dell’Hydrofoil in condizioni estreme. L’Hydrofoil è il futuro».

Andrea Beverino: Il mare mosso? Noi ci voliamo sopra!

Se è il futuro lo dirà la storia, in ogni caso colpisce sapere che queste tavole all’apparenza così tecniche, difficili da gestire in navigazione e un po’ elitarie possono essere governate ed esprimersi al meglio anche con vento forte e mare energico. Per saperne di più abbiamo rivolto qualche domanda ad Andrea Beverino, uno dei migliori rappresentanti italiani di questa nuova disciplina.

– Andrea puoi raccontare a chi non ti conosce da quanto tempo pratichi il kitesurf con l’Hydrofoil e quando sei entrato nel circuito agonistico?

«Provengo dal mondo del windsurf olimpico, passando poi nel Race Formula Kite (tavola Race con tre pinne, nda) dove sono stato nei top 10 al mondo. Pratico Hydrofoil da circa un anno, praticamente da quando c’è stata l’evoluzione del Formula Kite in Hydrofoil».

– Hai seguito quest’anno il Kite Défi? Conosci il vincitore, il giovanissimo Axel Mazzella?

«Purtroppo non sono riuscito a seguire il Kite Défi, ma conosco bene Axel, uno dei top raider nella disciplina Race Hydrofoil, proviene anche lui dal Formula Kite».

– Lo spot di Gruissant è famoso per la Tramontana energica che anche quest’anno ha soffiato a 50 nodi. Sembrerebbero condizioni proibitive per l’Hydrofoil. Quali sono le difficoltà di conduzione in questo contesto?

«Il bello dell’Hydrofoil è che si fluttua nell’aria, in realtà sembra di volare a circa un metro sopra la superficie dell’acqua. La navigazione viene di gran lunga facilitata perché la tavola riduce quasi completamente l’attrito idrodinamico e non ha più l’impatto con chop e onda. Quindi anche con condizioni di mare mosso puoi raggiungere con facilità velocità incredibili e soprattutto con un terzo dello sforzo fisico. Se prima potevi percorrere una certa distanza con tavole standard prive di queste appendici avveniristiche ora con le tavole Hydrofoil puoi triplicare le distanze».

– Quali sono quindi i limiti di queste appendici in navigazione?

«Il limite di queste appendici è quando l’onda del mare supera una certa altezza perché la pinna centrale è in media lunga circa 1 metro e quindi viaggiando a circa 50-60 centimetri dalla superficie dell’acqua in caso di onde più alte hai un po’ più di difficoltà».

– Quindi con vento forte quali sono i principali problemi a gestire l’Hydrofoil? Anche solo gestire la velocità che da come spieghi sembra folle.

«Sì, sicuro la velocità fa paura soprattutto se vai a tutta e sei un metro sopra l’acqua. La difficoltà è mantenere l’alettone sotto la superficie del acqua. Se esce fuori infatti lo schianto è assicurato e c’è il rischio di farsi molto male. Qualche tempo fa l’atleta francese Maxime Nocher durante una gara dopo una caduta ha perso i sensi e si è salvato solo perché un altro concorrente che lo seguiva dietro gli ha prestato soccorso tenendogli fuori la testa dall’acqua».

– A te è capitato di surfare con vento forte? Come ti sei trovato?

«Sì, un giorno siamo usciti in mare con 25 nodi e mare formato, io in Hydrofoil e un altro ragazzo con il vecchio Race formula Kite, bene, cosa è successo? Che dopo un’ora lui è dovuto rientrare a terra con la lingua di fuori, mentre io avrei potuto continuare per altre due ore. La conclusione è che con l’Hydrofoil è meno faticoso navigare perché si riducono gli attriti e di conseguenza percorri più distanze e in minor tempo perché viaggi a velocità superiori».

Ecco, secondo te che margine c’è ancora di miglioramento circa queste geniali appendici?

«In realtà siamo solo agli inizi. Questi primi anni saranno ancora tutti dedicati alla ricerca e allo sviluppo. C’è ancora molto da migliorare».

Bene, se oggi vincono con 50 nodi di vento e sono ancora tutti da migliorare l’Hydrofoil hanno certamente ancora molto da raccontare. Noi certo li guarderemo sempre con ammirazione e un po’ di ingenuo stupore, come si fa con le “macchine volanti”.

David Ingiosi

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