Il Governo Renzi e la nautica: il bilancio a quasi due anni dalle 10 domande di Liguria Nautica

A quasi due anni dalle nostre domande, facciamo un bilancio dell'operato del Governo sulla nautica: i risultati però, non sembrano quelli sperati

22 Dicembre 2015 | di Redazione Liguria Nautica

Era l’11 marzo 2014 e Liguria Nautica scriveva una lettera al Presidente del Consiglio Matteo Renzi, da poco nominato, per sottoporre all’attenzione della politica e dei media alcuni argomenti a nostro avviso importanti legati al mondo della nautica.

A quasi due anni da quella lettera, riteniamo che sia passato un tempo sufficiente per andare a fare un primo bilancio e valutare se l’operato del Governo è andato a toccare alcuni dei punti sollevati. Riepiloghiamo quindi i punti cruciali della nostra lettera, andando a vedere cosa è stato fatto e cosa resta da fare.

1) Come è già stato fatto in Sardegna, per favorire il settore della nautica, non sarebbe possibile abbattere l’IVA sui posti barca all’11%?. Fatto in minima parte. L’introduzione dell’IVA agevolata al 10% sui Marina Resort. Non si applica a tutti i porti, le piccole strutture non dotate di servizi extra rispetto al posto barca non ne usufruiscono, ed è prevista solo sui posti in transito, circa il 10% della capienza di un Marina moderno.

2) Non è arrivato il momento di abbattere le tasse sui carburanti? La media di tassazione europea è del 46,3 %, mentre in Italia siamo giunti, con l’aumento scattato il 1 marzo 2014, al 60,5 % tra accise e IVA. Nessun provvedimento, l’Italia resta tra i paesi europei che hanno le tasse più alte sui carburanti.

3) Lei ha messo in primo piano la scuola. L’Italia ha oltre 7 mila chilometri di coste, senza contare i numerosi laghi: non è arrivato il momento di promuovere la cultura marinara anche nelle scuole, per esempio con corsi di vela o attività legate ai mestieri del mare? Questo aiuterebbe a spezzare lo stereotipo nautica=maxi yacht=evasione. La nautica è anche sport, natura, cultura e turismo. Nessun provvedimento in materia

4) Nautica=evasione è uno stereotipo che ha fatto solo danni al nostro settore. A quando un efficiente sistema di controllo digitale da parte del fisco? Obbligatorietà di iscrizione al registro navale per le unità anche sotto i 10 mt, accelerazione sull’informatizzazione dei registri e conseguenti controlli a monte sono tre punti che risolverebbero tanti problemi. Gli accertamenti sono giusti, ma le indiscriminate incursioni della GDF sulle banchine dei marina o direttamente in mare ci sembrano deleteri. E’ stato approvato il registro telematico sulla nautica, in fase di attuazione definitiva.

5) Per limitare l’evasione fiscale nelle attività di charter che si svolgono nelle nostre acque, non è possibile favorire le imbarcazioni battenti bandiera italiana o EU con un’IVA agevolata (si veda il primo quesito), e vincolare invece quelli provenienti da altri paesi all’ottenimento di un’apposita licenza? Nessun provvedimento in materia

6) Per rilanciare il settore turistico e quello nautico, non è arrivato il momento di varare un serio piano di investimenti sulle infrastrutture portuali? Soprattutto al sud, territorio che di turismo potrebbe vivere 365 giorni all’anno, si riscontra la mancanza di porti in grado di essere un reale traino per le economie locali e non solo. Non ci sono stati investimenti sensibili in infrastrutture, la straannunciata Riforma dei Porti è stata bocciata dalla Consulta che, definendola incostituzionale, ha dichiarato illegittima l’esclusione, dalle procedure decisionali per la nomina del Presidente dell’Autorità Portuale, delle regioni. La corte costituzionale in particolare ha accolto il ricorso della regione Campania.

7) Il made in Italy è una delle principali risorse del nostro paese, una delle cosiddette eccellenze, e la nautica ne è una delle migliori espressioni. Tra i tanti profili di rilievo che avrebbe potuto scegliere, perché nominare Ministro allo Sviluppo Economico Federica Guidi, le cui aziende di famiglia sono note per la delocalizzazione sistemica della produzione? Non si segnalano ad oggi interventi tesi a scoraggiare la delocalizzazione.

8) A proposito delle infrastrutture: perché scegliere un indagato come Maurizio Lupi a questo ministero? Come è noto, Lupi è inquisito dalla Procura di Tempio Pausania per concorso in abuso d’atti di ufficio per la nomina del commissario dell’Autorità portuale del Nord Sardegna. Tutto risolto. Nel senso che Maurizio Lupi, a seguito dello scandalo Grandi Opere che comunque non lo ha visto coinvolto da un punto di vista giudiziario, ha rassegnato le sue dimissioni.

9) Abbiamo seguito con interesse l’incontro promosso dal PD a Roma, dal titolo “La nautica al lavoro è Lavoro per il Paese”. Ci sembra un peccato che a questo incontro fossero presenti soltanto i “big” del settore e mancasse totalmente la nautica “reale”, quella fatta da piccole e medie imprese che ogni giorno continuano a morire; per non parlare dell’assenza del mondo dell’associazionismo e dei club nautici che promuovono la cultura marinara per esempio con le scuole di vela. Quando il suo partito e il Governo parlano di nautica, quali sono gli interlocutori a cui si riferiscono? Ad oggi i principali interlucotori restano le principali associazioni di categoria, che comunque rappresentano una galassia piuttosto vasta di aziende, dalle piccole fino alle big.

 

Dal nostro bilancio abbiamo escluso momentaneamente il punto sulla crisi Fincantieri, in quanto riteniamo sia difficile fare una valutazione sullo stato delle cose attualmente, in quanto questo tipo di problematiche a nostro avviso vanno valutate sul lungo periodo. Per il resto, non possiamo nasconderlo, rispetto ai punti da noi individuati come urgenti, che non pretendono certo di essere universali, il bilancio pare essere alquanto deficitario. Nel marzo 2014 non avevamo messo tra i quesiti quello sulla tassa di possesso, perché non lo ritenevamo, nella sua ultima stesura, come uno dei veri problemi della nautica italiana. Il Governo ha deciso di eliminarla del tutto, provvedimento ovviamente da accogliere con favore ma che non muta il quadro strutturale. Il Governo Renzi ha dovuto certamente affrontare problematiche di maggiore urgenza e la nautica non è stata logicamente in cima all’agenda, ma resta il fatto che il bicchiere, ad oggi, resta sempre mezzo vuoto.

 

 

 

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2 commenti

  1. Marianna Accurso ha detto:

    Purtroppo gli operatori del settore nautico devono accettare che il settore della nautica non verrà mai preso in considerazione fino a quanto non sarà visto come è veramente un’attività di Produzione Industriale fatta di beni e servizzi ma sopratutto di tanti servizi capace di muovere economia sana.

  2. Paolo ha detto:

    Siete stati molto generosi a chiudere dicendo che il bicchiere resta mezzovuoto … Basterebbe il punto 3 così importante per il futuro e così poco impegnativo (bastavano quasi un paio di semplici dichiarazioni…) per dire che il ns premier non ha diritto nemmeno al minimo sindacale del “mezzo pieno”. Qui per me è fiasco totale!

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