In barca con Giulio Cesare Giacobbe, le foto

Lo scrittore giunto alla ribalta con il manuale "Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vita", quando è a Genova, si rintana nel suo ketch Xin Mei. La fotogallery dei curiosissimi interni

23 Ottobre 2011 | di Redazione Liguria Nautica

Attualmente vive ad Hammamet, in Tunisia, perché il successo dei suoi libri gli ha permesso di realizzare il suo sogno di giramondo, ma ogniqualvolta Giulio Cesare Giacobbe torni a Genova, si va a rifugiare a bordo della sua barca a vela, Xin Mei, ormeggiata al Porto Antico a pochi metri dal Galeone dei “Pirati” di Polanski. L’autore del best seller “Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vita” (e di numerosi titoli successivi, caratterizzati sempre da ottimi numeri di vendita) è un amante del mare e della navigazione: «È un modo per sentirsi liberi vivendo all’aria aperta. La vita marina ti dà la possibilità di lasciarti circondare dal silenzio e riflettere», racconta.

 

Ci invita a bordo della suo taipei Xin Mei, un ketch a due alberi di 13 metri del 1986 firmato da George Stadel III, solidissima imbarcazione in teak con tanto di polena. In coperta troneggia un cartello in bella vista che reca l’avviso “Attenti al Cane”: e in effetti se qualcuno prova ad intrufolarsi a bordo, si sente abbaiare un mastino. Niente paura, è una registrazione: l’antifurto canino è solo una delle tante particolarità di Xin Mei frutto dell’eccentricità dello scrittore genovese.

«L’acquisto di  questo ketch fu una terribile odissea – ricorda Giacobbe – Il precedente proprietario era un sardo, residente clandestino a Mentone e ricercato dalla polizia per non so quale crimine, e io non ne sapevo nulla. Abbiamo stipulato un contratto a cui lui non ha tenuto fede: eravamo rimasti che gli avrei dato in cambio il Corsair (la sua imbarcazione precedente, ndr) più una tranche in denaro. Una volta che gli ho portato la mia vecchia barca, le ha tentate tutte pur di svalutarla: ha danneggiato lo scafo con un picchetto e ha praticato dei fori nella chiglia a mia insaputa. Ne sono nati dei litigi, e quando finalmente mi ha lasciato Xin Mei, da buon criminale, ha versato dello zucchero nel serbatoio del motore e io mi sono ritrovato alla deriva al largo delle coste liguri».

 

Scendiamo sottocoperta: «Come si può notare, il collezionismo è una delle mie passioni». Appena Giacobbe accende le luci, perché gli interni di mogano scuro sono piuttosto bui, si apre uno scenario impensabile a bordo di un imbarcazione: i divani del quadrato riportano alla mente lo studio in rosso di Baker Street, su uno di essi fa la sua figura un misterioso baule intarsiato in stile imperiale cinese. Ninnoli orientali sono appesi ovunque, ma sono le rivoltelle antiche e alcune spade, anch’esse di foggia orientale, fissate alle pareti ad attirare l’attenzione.

 

La cucina tradisce l’italianità di Giacobbe: fornitissima e accessoriata, ideale per chi voglia passare a bordo lunghi periodi. Sebbene sia un giramondo, l’autore non si ritiene un crocierista estremo: «In primis perché fino ad ora ho vissuto una vita molto impegnata, poi perché la vela è solo uno dei miei tanti interessi (che spaziano dalla batteria, al golf e al deltaplano».

 

Quando è a Genova, il professore riceve su appuntamento chiunque desideri incontrarlo: basta accordarsi via mail (la trovate sul suo sito) e vi accoglierà nella sua residenza, Xin Mei.

 

Eugenio Ruocco

 

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