La nautica italiana tra crisi e rilancio: parla il presidente di Ucina Albertoni

24 luglio 2009 | di Ale Fossati

salone_nautico“Oggi possiamo dire che il Salone Nautico Internazionale di Genova ce l’ha fatta e che la nautica italiana è uno dei settori dell’industria nazionale che ha le capacità per affrontare la grave situazione economica internazionale”. A dichiararlo, in occasione della presentazione ufficiale del 49° Salone Nautico Internazionale di Genova, in programma dal 3 all’11 ottobre 2009, il presidente di Ucina, l’associazione di categoria della cantieristica da diporto italiana, Anton Francesco Albertoni. “Con 1.450 espositori e 2.400 imbarcazioni esposte –ha proseguito Albertoni-  questo Salone dimostra che il nostro comparto è sano e che i nostri imprenditori continuano a credere e ad investire nel settore”. Il presidente di Ucina si è poi soffermato sulla difficile congiuntura internazionale che negli ultimi mesi sta colpendo anche il settore della nautica: “La crisi finanziaria globale, che ha preso avvio lo scorso ottobre proprio durante il Nautico –ha detto Albertoni- ha certamente influenzato i risultati del settore relativi al 2008. Tuttavia, grazie ad un andamento più che positivo dei primi nove mesi dell’anno –ha aggiunto- la contrazione della domanda degli ultimi tre, ha impattato sul fatturato complessivo riducendo a zero i margini di crescita. In sostanza, il solo comparto della cantieristica, ha generato un fatturato globale pari a 3,8 miliardi di euro, con uno scostamento pari al +0,5 % rispetto al 2007”. “L’industria nautica –ha sottolineato il presidente Albertoni- si conferma un formidabile volano per tutto l’indotto, con un fatturato complessivo pari a 6,2 miliardi di Euro. Dopo essere cresciuti con percentuali superiori al 10% negli ultimi 10 anni, nessuno si aspettava una battuta di arresto come quella avvenuta nel primo trimestre 2009. Uno stop che, mi preme sottolineare ancora, si è verificato per cause esterne al nostro settore. I dati del primo trimestre del 2009 -ha continuato il leader di Ucina- ci mostrano una forbice dal -21% al -35%, ma a partire dallo scorso aprile l’industria nautica ha mostrato alcuni segnali di ripresa peraltro non ancora quantificabili. Il 2009, ed è presumibile anche il 2010, si chiuderanno con dati inferiori rispetto agli anni precedenti, tuttavia assolutamente in linea con quei settori che hanno dimostrato di saper guardare avanti anche nella difficile situazione congiunturale, ma questo -ha dichiarato orgogliosamente Albertoni- solo grazie alla dedizione e alla ferrea volontà di noi imprenditori e di tutti i nostri collaboratori. Noi, da sempre accerchiati dalla mancanza di cultura di chi in questo Paese sa vedere nelle barche solo giocattoli per ricchi, ignorando che quasi sempre si tratta di scafi  alla portata di moltissimi, se non di tutti, ma soprattutto che dietro alla nautica c’è un’industria, con una propria filiera tutta Italiana, che dà lavoro a 115-120.000 persone”. “Siamo fermamente convinti –ha dichiarato il presidente di Ucina- che la nautica è uno dei pochi settori capaci di trainare la ripresa di questo Paese perché, a differenza di molti altri, è un comparto giovane che dimostra di avere al proprio interno le risorse industriali e imprenditoriali per tracciare la rotta necessaria per uscire dalle secche della crisi e lo sta facendo senza aver chiesto un euro al Governo. Oggi più che mai –ha ricordato- per agganciare il treno della ripresa e sostenere la competitività del settore è necessario individuare soluzioni concrete e fattive su alcuni temi essenziali”.

Albertoni ha poi fatto appello al Governo: “Abbiamo assoluta necessità di un confronto a tutto campo con il Governo e le istituzioni, a garanzia di una volontà comune di definire una vera politica nazionale per il comparto. È questo il presupposto su cui Ucina ha voluto convocare, per la prima volta, il 3 ottobre, giorno di apertura del Salone, l’Assemblea Generale della Nautica cui sono invitati a partecipare il Presidente del Consiglio e ben 10 ministri. Il programma elettorale sulla base del quale gli italiani hanno scelto questo Governo –ha sostenuto Albertoni-  metteva al centro dello sviluppo l’impresa. Solo rispettando questo impegno si potrà recuperare competitività, cogliere importanti occasioni che nonostante tutto il nostro Paese ancora ha, recuperare Pil e conseguentemente gettito da quei settori che mostrano maggiore vitalità”. “Per una vera e condivisa politica di supporto al nostro settore –ha continuato il leader dell’associazione di categoria della cantieristica da diporto italiana- non servono aiuti straordinari di Stato, purtroppo storicamente indispensabili e costosi in altri comparti , ma un programma innovativo . Sono vitali  -ha elencato Albertoni- la creazione di una rete dei porti turistici, una politica fiscale per ridare competitività al sistema nautico nazionale, l’assegnazione al diporto di parte delle aree militari dismesse, regole comuni fra le Regioni per il rilascio delle concessioni demaniali, la riforma del Regolamento di sicurezza, l’inserimento del turismo nautico fra le politiche turistiche, l’adozione del Protocollo per la nautica sostenibile in tutte le riserve marine, la semplificazione amministrativa dei trasporti eccezionali e del regime delle navi da diporto, un progetto nazionale per portare il mare nelle scuole e la formazione per i cassaintegrati che non ci faccia perdere la nostra più importante risorsa, la manodopera specializzata”.

Per concludere il suo lungo intervento, Anton Francesco Albertoni ha sottolineato le prime iniziative adottate dall’escutivo nazionale per sostenere il settore nautico: “Ci è stata finalmente annunciata -ha detto il presidente di Ucina- l’emanazione di una nuova Circolare sul leasing nautico italiano che rimetterà finalmente in moto questo strumento finanziario essenziale al nostro sviluppo, da tempo paralizzato a causa di incertezze interpretative e del contenzioso che ne era scaturito. Finalmente, soprattutto, l’erario cesserà di perdere milioni di IVA a beneficio delle casse francesi. Lo stesso dico per il testo proposto in Commissione Senato sulla riforma della legislazione in materia portuale, che accoglie una disposizione che prevede la destinazione alla nautica delle aree non utilizzate dei porti commerciali. È un altro segnale importante di cui siamo grati al presidente dell’8ª Commissione Lavori pubblici del Senato, Luigi Grillo. Siamo certi che si tradurrà in un formidabile volano economico, sia per le Autorità portuali sia per le nostre città costiere. Basti dire che secondo il Censis ogni 4 barche si genera 1 posto di lavoro, mentre il moltiplicatore del reddito per la nautica è di 4,5 euro per ogni euro investito, il più alto di tutto il cluster marittimo”, ha concluso Albertoni.

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