Lampedusa a un anno dalla strage e i barconi che fine fanno? FOTO

A un anno dalla strage di profughi, l’isola di Lampedusa ricorda la morte di 366 persone con una targa e guardate dove vengono ammucchiati i barconi utilizzati per attraversare lo stretto

9 ottobre 2014 | di Redazione Liguria Nautica

Un anno fa perdevano la vita 366 persone mentre scappavano dalla guerra civile del loro paese e speravano di arrivare sulle coste dell’Italia. Per ricordare la strage di innocenti avvenuta al largo di Lampedusa, è stata posta una targa commemorativa proprio sopra quel peschereccio che doveva portare i profughi da una costa all’altra, breve la distanza ma fatale il viaggio.

 

La targa, costituita da una porta dello stesso peschereccio dipinta, è stata posizionata a 47 metri di profondità a poppa dell’imbarcazione da un team di palombari della Marina Militare supportati dai sommozzatori dei Vigili del Fuoco, Capitaneria di Porto e Guardia di Finanza. Il quadro rappresenta due mani che si stringono l’un all’altra e sul retro reca le firme dei superstiti e dei familiari delle vittime del tragico incidente.

 

Intanto proseguono gli sbarchi e gli interventi in mare di Marina Militare e Guardia Costiera impegnate nell’operazione “mare Nostrum”: solo negli ultimi giorni sono state salvate oltre mille persone.

E mentre l’isola attende la passerella di istituzioni preannunciata dalle solite parole vuote di qualche politico, una terra meravigliosa è abbandonata e condannata alla rovina.

 

La tragedia della morte di centinaia di persone si somma alla tragedia di un terra, magnifica e dimenticata. Proprio dove dovrebbe fiorire il turismo, una spiaggia è trasformata in discarica, un cimitero di imbarcazioni che nessuno vorrebbe trovare su un’acqua così cristallina.

 

Mezzi di fuga, di speranza ma anche di morte, le barche di legno sono “gettate” una sopra l’atra, alla stregua di spazzatura qualsiasi, come documentano le foto scattate da Giorgia Ceccarelli, arruolata tra i ranghi di Oxfam Italia in qualità di Policy Advisor.

 

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Foto di Giorgia Ceccarelli

 

Gloria Sormani

 

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