L'ingloriosa vicenda della nave di Jacques Cousteau

Da simbolo dell'esplorazione sottomarina a relitto nei cantieri di Concarneau: ecco la storia della Calypso.

16 febbraio 2015 | di Paolo Gemelli

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Era il 19 luglio 1950 quando il milionario irlandese Thomas Loel Guinness, discendente della famiglia dei fondatori dell’omonima birra, acquistò l’ex dragamine classe BYMS  della Royal Navy affittandolo al comandante Jacques Cousteau,  presidente delle Campagne Oceanografiche Francesi,  per la cifra simbolica di un franco francese all’anno.

Lo scafo di 42 metri di lunghezza, in pino dell’Oregon, realizzato dai cantieri Ballard Marine Railway Company di Seattle, fu varato il 21 marzo 1942. L’anno successivo entrò a far parte della Royal Navy come HMS J-826 e assegnata al servizio attivo nel Mar Mediterraneo.

Riclassificata come BYMS-2026 nel 1944, venne lasciata nell’isola di Malta e tolta dal servizio nel 1947.  Qui operò come traghetto tra Malta e l’isola di Gozo con il nome Calypso, in onore dell’omonima ninfa.  Fu qui che Jacques Cousteau e la Calypso si incontrarono per la prima volta.

La nave venne restaurata nei cantieri navali di Antibes  ed equipaggiata per la ricerca oceanografica, assumendo il suo aspetto definitivo. La modifica più importante fu la creazione di una camera di osservazione subacquea sotto la prua anche se negli anni seguenti, con nuovi interventi, la nave venne equipaggiata con una piazzola per l’atterraggio di piccoli elicotteri, un mini sommergibile e con attrezzature per la ricerca oceanografica e le riprese subacquee.

Fu grazie a queste che, nel 1955, Cousteau vinse, con “Le Monde du Silence“, la Palma d’Oro al Festival di Cannes ed il premio Oscar nella categoria documentari.

Per 40 anni la Calypso ha accompagnato comandante ed equipaggio per gli oceani di tutto il mondo, sperimentando nuove tecnologie per l’immersione subacquea, le riprese in profondità e, sopratutto, sensibilizzando l’opinione pubblica sul tema dell’ambiente marino.

Il naufragio

gemelli_calypso_02Alle 15 in punto del 8 gennaio 1996 la Calypso, in procinto di partire per una spedizione lungo il Fiume Giallo,  affondava nel porto di Singapore in conseguenza della falla procurata dall’urto di una chiatta in movimento.

Ci vollero 17 giorni di lavoro per tirare fuori dall’acqua lo scafo ormai inutilizzabile.

Al momento dell’affondamento la nave non apparteneva all’Equipe Cousteau (l’associazione di diritto francese non a scopo di lucro, fondata da Jacques Cousteau nel 1981 con il nome di Fondation Cousteau, che nel 1992 ha cambiato nome in Equipe Cousteau) : il proprietario era ancora Thomas Loel Guinness che l’aveva affittata a Cousteau e, dopo la sua morte, avvenuta il 25 giugno del 1997, alla sua organizzazione. Dopo il naufragio la nave venne venduta all’Equipe Cousteau per la cifra simbolica di un franco francese dal nipote ed erede di T.L. Guinness.

L’epilogo

gemelli_calypso_nowDopo vari passaggi legali necessari a riconoscere come legittimo proprietario della nave l’Equipe Cousteau, il relitto della Calypso è stato trasportato presso i cantieri Piriou di Concareneau dove il 14 dicembre 2007 sono iniziati i lavori di restauro necessari a far riprendere il mare a questa old lady degna di assumere il ruolo di Ambasciatrice dei Mari e degli Oceani, come avrebbe voluto il suo Comandante.

Per un disaccordo tra il cantiere e l’Equipe Cousteau, dal 2009 i lavori sono bloccati e lo scafo, smembrato,  fermo nel cantiere. Con una sentenza della Corte di Appello di Rennes del 9 dicembre 2014 l’Eequipe Cousteau è obbligata, stante la situazione di stallo con il cantiere a trovare una nuova sistemazione.

Questo, a oggi, è quanto.

La nave simbolo dell’esplorazione degli oceani rischia un ultimo, e forse più disastroso, naufragio nelle aule di tribunale.

Paolo Andrea Gemelli

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